Un’app pubblicata per poche ore sul Play Store di Google, poi rimossa senza spiegazioni ufficiali, ha riportato l’attenzione su uno dei progetti più ambiziosi dell’azienda nel campo dell’Intelligenza Artificiale su dispositivo.
Si chiama COSMO e, nonostante la natura chiaramente sperimentale, offre un’anticipazione concreta di come potrebbero evolvere gli assistenti digitali su Android. Il tempismo non sembra casuale: il rilascio è avvenuto a ridosso di Google I/O 2026, l’evento annuale in cui l’azienda presenta nuove piattaforme e tecnologie AI.
Cosa sappiamo su COSMO
L’app, identificata dal pacchetto com.google.research.air.cosmo, proveniva da Google Research ma è stata distribuita tramite l’account ufficiale dell’azienda, un dettaglio che esclude l’ipotesi di un semplice prototipo interno.
La descrizione ufficiale parlava di un'”applicazione sperimentale di assistente AI per dispositivi Android”. Il peso del download, superiore a 1 GB, conferma la presenza di modelli linguistici eseguiti localmente, non solo elaborazione in cloud.
Sul piano tecnico, COSMO integra Gemini Nano, la versione ottimizzata di Google per l’esecuzione on-device, affiancata da elaborazione server-side. Questa architettura ibrida consente di gestire le operazioni rapide direttamente sullo smartphone, riducendo la dipendenza dalla connessione, mentre le richieste più complesse vengono delegate al cloud. Un approccio già presente in Android 14, ma qui portato a un livello di autonomia superiore.
Come funziona l’integrazione con Android
L’aspetto più rilevante riguarda il grado di integrazione con il sistema operativo. COSMO richiede autorizzazioni estese e sfrutta l’AccessibilityService API, che consente di leggere ciò che appare sullo schermo e interagire direttamente con altre applicazioni. Tra le funzionalità emerse nelle prime analisi figurano suggerimenti per eventi di calendario, generazione di documenti, sintesi di conversazioni e automazione del browser tramite agenti dedicati.
Non si tratta di un assistente che aspetta un comando vocale: COSMO osserva il contesto in tempo reale, interpreta segnali d’uso e anticipa le esigenze dell’utente. Un salto qualitativo rispetto agli assistenti tradizionali, reso possibile dall’accesso diretto al sistema. L’interfaccia, ancora minimale, riflette la fase sperimentale del progetto. La presenza di “Skills” modulari suggerisce però un’architettura espandibile, in cui nuove capacità potranno essere aggiunte progressivamente.
Rischi e prospettive
L’utilizzo di API con privilegi elevati apre interrogativi concreti sulla sicurezza. L’AccessibilityService è da tempo considerata una superficie sensibile in Android, spesso sfruttata da malware per ottenere accesso esteso al dispositivo.
Un assistente capace di leggere lo schermo e agire autonomamente richiede meccanismi di controllo rigorosi: sandboxing, permessi granulari e monitoraggio continuo delle azioni eseguite.
La rimozione rapida dal Play Store indica che il progetto non è ancora pronto per il pubblico generale. La sua esistenza, tuttavia, conferma che Google sta lavorando a una nuova generazione di assistenti intelligenti, capaci di operare in autonomia sullo smartphone. Se COSMO verrà presentato ufficialmente durante Google I/O 2026, potrebbe ridefinire in modo sostanziale il ruolo dell’intelligenza artificiale nei dispositivi mobili.