HEVC, stop a PC Acer e ASUS in Germania: cosa cambia e perché investire sull'open source

Una sentenza tedesca blocca la vendita di PC Acer e ASUS per violazione di brevetti HEVC Nokia. Il caso evidenzia il peso dei brevetti standard-essential e le implicazioni per il mercato hardware europeo. Perché investire su AV1 e sulle altre alternative.

Una decisione del Tribunale regionale di Monaco ha imposto lo stop alla vendita di computer e notebook Acer e ASUS in Germania, portando in primo piano il ruolo dei brevetti nei sistemi informatici. Il provvedimento nasce da un contenzioso con Nokia legato all’utilizzo del codec video HEVC (High Efficiency Video Coding), tecnologia ormai integrata in quasi ogni piattaforma hardware e software.

La questione fa parte di un quadro più ampio di controversie internazionali sui brevetti legati a tecnologie indispensabili per far funzionare dispositivi compatibili tra loro (“standard-essential“), con effetti concreti sulla disponibilità dei prodotti e sulle scelte strategiche dei produttori di computer.

Le origini del caso risalgono al 2025, quando Nokia ha avviato azioni legali in Europa e negli USA contro diversi produttori accusati di utilizzare senza licenza tecnologie di codifica video sviluppate dall’azienda finlandese. Nokia, che dopo la dismissione del business mobile ha concentrato le proprie attività su ricerca e licensing, possiede migliaia di brevetti relativi a standard di comunicazione e compressione video. In Germania, uno dei mercati più rilevanti dell’Unione Europea per il settore PC, la giurisprudenza sui brevetti si è dimostrata particolarmente rigorosa, con effetti immediati in caso di violazione accertata.

Il cuore della controversia: HEVC e brevetti standard-essential

Come accennato in apertura, il contenzioso ruota attorno al codec HEVC, noto anche come H.265, standard sviluppato per comprimere contenuti video ad alta qualità riducendo la banda necessaria rispetto al precedente H.264. La tecnologia è implementata in larga parte dei moderni processori grafici integrati, nelle GPU discrete, nei SoC e nei dispositivi mobili. Il supporto a HEVC è considerato essenziale per applicazioni come streaming 4K, videoconferenza e riproduzione multimediale.

Le tecnologie alla base dello standard sono protette da brevetti classificati come Standard Essential Patents (SEP), che obbligano i titolari a concedere licenze secondo principi FRAND (fair, reasonable and non-discriminatory). Nokia sostiene che Acer e ASUS abbiano implementato tre brevetti chiave senza accettare le condizioni di licenza proposte. In Germania, la valutazione del comportamento delle parti rispetto agli obblighi FRAND è particolarmente stringente: il tribunale ha stabilito che i due produttori non abbiano dimostrato disponibilità a sottoscrivere una licenza alle condizioni ritenute eque dal titolare dei diritti.

La sentenza del tribunale di Monaco e le sue conseguenze

La settima sezione civile del tribunale di Monaco I ha emesso un’ingiunzione nazionale che vieta ad Acer e ASUS di offrire, importare, commercializzare o detenere dispositivi che violano i brevetti oggetto della causa.

Il provvedimento riguarda la quasi totalità dei modelli di PC e notebook commercializzati dalle due aziende, poiché il supporto HEVC è profondamente integrato nello stack hardware e software dei sistemi moderni.

L’ingiunzione non colpisce direttamente i rivenditori terzi, che possono continuare a vendere le scorte già presenti nei magazzini. Tuttavia, l’impossibilità per i produttori di importare nuove unità comporta il rischio di carenze di prodotto nel medio periodo, soprattutto nei segmenti consumer e gaming dove Acer e ASUS detengono quote rilevanti.

Licenze, supply chain e responsabilità degli OEM

Una delle questioni più rilevanti emerse nel contenzioso riguarda la responsabilità degli OEM rispetto all’uso di tecnologie brevettate integrate in componenti forniti da terze parti.

I PC moderni includono decoder HEVC implementati a livello di GPU o di processore, spesso forniti da vendor come Intel, AMD o NVIDIA. Tuttavia, nel modello di licensing dei codec video, il pagamento delle royalty è tipicamente associato al prodotto finale venduto al consumatore, rendendo l’assemblatore del sistema il soggetto obbligato alla licenza.

In precedenza, molti produttori si affidavano alla copertura delle licenze da parte dei fornitori di componenti, ma la crescente frammentazione dei pool di brevetti e le diverse condizioni contrattuali hanno reso questa strategia più complessa. La decisione tedesca rafforza la necessità di verificare in modo puntuale la catena di licenze lungo l’intera supply chain.

FRAND e divergenze giurisdizionali

Il caso evidenzia anche le differenze tra i sistemi legali. Nel Regno Unito, ad esempio, l’Alta Corte ha concesso ad Acer, ASUS e Hisense una licenza temporanea con royalty fissata a 0,365 dollari per dispositivo, consentendo la prosecuzione delle vendite fino alla definizione delle condizioni definitive. In Germania, invece, l’interpretazione più restrittiva del quadro FRAND ha portato direttamente a un divieto di vendita.

Queste divergenze giurisdizionali creano incertezza per i produttori globali, che devono adattare le proprie strategie di licensing a seconda dei mercati. Le decisioni dei tribunali tedeschi, in particolare quelli di Monaco, sono note per l’elevato tasso di concessione di ingiunzioni in caso di violazione di brevetti.

Codec multimediali open source e royalty-free: prestazioni elevate, costi ridotti e pieno controllo tecnologico

Puntare su soluzioni di codifica e decodifica open source e royalty-free consente di ridurre i costi di licenza, evitare vincoli legali e mantenere un maggiore controllo sull’intera filiera tecnologica, senza rinunciare alle prestazioni.

Un esempio concreto è AV1, codec video sviluppato dall’Alliance for Open Media, recentemente “raccontato” anche da Netflix, che impiega metodi di compressione evoluti, tra cui la predizione intra e inter (cioè la previsione dei dati all’interno dello stesso fotogramma o tra fotogrammi diversi) basata su blocchi di dimensione variabile, diverse trasformate matematiche per ridurre le informazioni ridondanti e filtri di deblocking adattivi per eliminare gli artefatti visivi ai bordi dei blocchi, ottenendo un’efficienza superiore rispetto a H.264 e simile o migliore di HEVC, senza richiedere il pagamento di royalty.

Per la codifica si possono utilizzare implementazioni come libaom o SVT-AV1, mentre la decodifica è supportata nativamente in molti browser e, a livello hardware, in GPU e SoC recenti.

Sul fronte audio, Opus rappresenta una scelta altrettanto valida: integra le modalità SILK (ottimizzata per la voce a basso bitrate) e CELT (pensata per audio di qualità più elevata) per adattarsi automaticamente a flussi con bitrate variabile, mantenendo al contempo una latenza molto ridotta, adatta a servizi VoIP (chiamate via Internet) e allo streaming in tempo reale.

Per l’elaborazione e la distribuzione dei flussi multimediali, strumenti come FFmpeg e GStreamer offrono pipeline modulari, supporto a accelerazione hardware tramite API come VA-API o NVDEC/NVENC e integrazione diretta con container aperti come WebM o Matroska. Adottare queste tecnologie permette quindi di costruire piattaforme interoperabili, scalabili e sostenibili nel lungo periodo, limitando il rischio di controversie legate ai brevetti e favorendo l’innovazione.

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