Linux su floppy nel 2026: FLOPPINUX, kernel e BusyBox compressi in 1,44 MB

FLOPPINUX è una distribuzione Linux moderna che entra in un floppy da 1,44 MB, mostrando in modo pratico cosa serve davvero per far funzionare Linux.

Parliamo di uno di quei casi limite in cui l’ingegneria del software incontra volutamente il vincolo estremo, non per necessità industriale ma per valore formativo e sperimentale. Comprimere un sistema operativo moderno entro i confini fisici e logici di un floppy disk da 1,44 iB non è un esercizio nostalgico fine a sé stesso, bensì un modo diretto per comprendere cosa renda davvero “essenziale” un sistema Linux e quali compromessi tecnici siano inevitabili quando spazio, memoria e hardware sono rigidamente limitati.

L’autore di FLOPPINUX, questo il nome del progetto, ha presentato la sua idea nel 2021 ma solo nel 2025 l’interesse nei confronti della sua “creatura” è letteralmente esploso. Così, come spiegato di recente, si è deciso di rivedere alcune funzionalità di base di FLOPPINUX integrando la versione più recente del kernel e abilitando lo storage persistente.

FLOPPINUX: l’elogio dell’essenziale, non una curiosità da museo

Nella sua ultima incarnazione (download), FLOPPINUX assume una forma piuttosto matura. Non si tratta più soltanto di dimostrare che “Linux può stare su un floppy”, ma di costruire un ambiente riproducibile, didattico e analizzabile, che consenta di seguire l’intero percorso: toolchain, kernel, userland, file system e boot. In questo senso l’analogia con Linux From Scratch è corretta, ma il perimetro è molto più stretto e quindi più spietato. Ogni scelta ha conseguenze immediatamente misurabili in kilobyte, stabilità e compatibilità.

Il punto chiave è la volontà di mantenere il supporto ai processori i486, una linea di CPU che oggi è esclusa dal kernel Linux mainline a partire dalla release 6.15. La versione 6.14.11 diventa quindi un confine storico e tecnico: l’ultimo kernel “moderno” che può ancora dialogare con hardware di inizio anni ’90 senza necessità di patch.

Il kernel come oggetto da scolpire

L’uso di tinyconfig come base di partenza segnala la volontà di rinunciare a qualunque comfort iniziale per ottenere un’immagine di avvio minimale, sulla quale aggiungere solo ciò che è strettamente necessario: supporto al floppy controller, file system FAT, initramfs compresso con XZ, gestione basilare dei dispositivi a blocchi e poco altro. Il kernel smette di essere una “scatola nera” e torna a essere un insieme di scelte esplicite, leggibili e discutibili.

Un aspetto spesso sottovalutato è l’impatto della compatibilità hardware reale. Sui sistemi vintage, dettagli come il Time Stamp Counter o il comportamento del controller floppy possono causare problemi in fase di boot.

BusyBox e il minimalismo di FLOPPINUX

BusyBox è una suite di utility Unix raccolte in un unico eseguibile pensata per ambienti embedded e sistemi con risorse estremamente limitate. In FLOPPINUX, BusyBox è parte integrante del sistema e costituisce di fatto l’intero userland: comandi di base, shell, init, gestione dei device e strumenti essenziali provengono tutti da lì.

La versione compilata in FLOPPINUX permette di evitare qualunque dipendenza dinamica, riducendo drasticamente il footprint e aumentando l’affidabilità su hardware legacy. Il minimalismo adottato non è solo una questione di dimensioni, ma di controllo: ogni applet inclusa è una scelta consapevole, ogni esclusione riduce complessità e superfici di errore.

Grazie a BusyBox, FLOPPINUX offre una shell interattiva, l’editor vi e i comandi fondamentali per lavorare sui file, passando da semplice dimostrazione di boot a sistema realmente utilizzabile. I circa 250 KB di spazio persistente rimasti sulla floppy bastano per script e configurazioni leggere, ma impongono disciplina: ogni file salvato deve giustificare il proprio peso, rendendo tangibile il costo reale di ogni byte.

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