L’annuncio della nuova iniziativa “Community-First AI Infrastructure” da parte di Microsoft segna un passaggio significativo nel modo in cui le grandi aziende tecnologiche cercano di rispondere alle crescenti critiche legate all’espansione dei data center per l’intelligenza artificiale. La questione non riguarda più soltanto l’innovazione o la competitività industriale, ma coinvolge direttamente l’equilibrio economico, energetico e ambientale dei territori che ospitano queste infrastrutture.
La crescita dell’AI e la pressione sulle infrastrutture energetiche
Negli ultimi mesi la diffusione di servizi di AI generativa ha accelerato la costruzione di data center iperscalari, strutture ad altissima intensità energetica che incidono in modo diretto sulle reti elettriche locali. Secondo le stime della International Energy Agency, entro il 2030 il consumo globale di elettricità dei data center supererà i 945 TWh, più del doppio rispetto ai livelli attuali.
Gli USA rappresentano il principale motore di questa crescita, ma lo fanno in un contesto infrastrutturale fragile: gran parte della rete di trasmissione ha oltre 40 anni e necessita già oggi di importanti investimenti. È in questo scenario che molte comunità iniziano a temere un aumento delle tariffe elettriche residenziali come conseguenza indiretta dell’espansione dell’AI.
Il tema ha ormai superato la dimensione tecnica per entrare in quella politica. A dicembre 2025, alcuni senatori statunitensi hanno avviato un’indagine formale chiedendo alle aziende tecnologiche di chiarire come intendano evitare che i costi energetici dei data center ricadano sui cittadini. La domanda di fondo è semplice ma cruciale: chi deve pagare il prezzo dell’AI su larga scala?
L’impegno di Microsoft sui costi dell’elettricità
Nel post ufficiale che accompagna l’iniziativa, il vice presidente della società di Redmond, Brad Smith, ha assunto una posizione netta: Microsoft si impegna a coprire interamente i costi dell’elettricità necessaria ai propri data center, incluse le spese per l’adeguamento e l’espansione delle infrastrutture di rete.
Secondo Smith, chiedere un contributo indiretto ai cittadini, attraverso bollette più alte, sarebbe non solo ingiusto ma anche politicamente insostenibile, soprattutto considerando la redditività delle grandi aziende tecnologiche. In alcuni stati, come il Wisconsin, Microsoft sta già sostenendo modelli tariffari che attribuiscono ai grandi consumatori industriali il costo reale dell’energia utilizzata.
Acqua e raffreddamento: il nodo ambientale dell’AI
Accanto all’energia, l’altro grande tema è l’uso dell’acqua per il raffreddamento dei server. Studi recenti dimostrano come l’impatto ambientale dell’AI non sia marginale. Un audit condotto dalla società Mistral ha mostrato che l’addestramento e l’esercizio prolungato di un singolo modello di grandi dimensioni possono generare decine di kilotoni di CO₂ (1 kilotone = 1.000 tonnellate) e consumare volumi d’acqua equivalenti a centinaia di piscine olimpioniche. Una ricerca indipendente si era invece concentrata sull’inferenza spiegando perché ChatGPT e soci non fanno male al pianeta.
Microsoft dichiara di voler ridurre del 40% l’intensità d’uso dell’acqua nei data center entro il 2030 e di aver già introdotto nuove architetture di raffreddamento a circuito chiuso. In queste strutture, già operative in Wisconsin e Georgia, l’acqua viene costantemente ricircolata, eliminando la necessità di acqua potabile per il raffreddamento.
Fiscalità locale e fine degli incentivi immobiliari
Un ulteriore elemento di discontinuità riguarda la fiscalità. Storicamente, molti progetti industriali di grandi dimensioni hanno beneficiato di riduzioni o esenzioni sulle imposte immobiliari per favorirne l’insediamento. Microsoft afferma invece di voler rinunciare a questo strumento, impegnandosi a pagare integralmente le tasse di proprietà dovute alle amministrazioni locali.
La scelta rafforza l’idea di un contributo diretto e tangibile alle comunità ospitanti, ma introduce anche un nuovo termine di confronto per l’intero settore, mettendo sotto pressione le aziende che continuano a negoziare agevolazioni fiscali aggressive.
Tra strategia comunicativa e verifica dei fatti
Nonostante la portata degli impegni annunciati, resta un elemento da soppesare con cautela. Microsoft stessa colloca l’attuazione concreta di queste promesse nella prima metà del 2026. Fino ad allora, “Community-First AI Infrastructure” rimane un insieme di obiettivi dichiarati, più che una realtà pienamente misurabile.
La vera sfida sarà dimostrare, nel tempo, che l’espansione dell’intelligenza artificiale può avvenire senza scaricare costi nascosti su cittadini e territori. Se mantenute, queste promesse potrebbero ridefinire il rapporto tra Big Tech e comunità locali; in caso contrario, rischierebbero di restare un esempio emblematico di comunicazione “di facciata” più che di vera trasformazione strutturale.