L’universo del cloud gaming compie un nuovo passo avanti: GeForce Now approda finalmente su Linux con un’applicazione nativa in versione beta, rilasciata nel pratico formato Flatpak.
Questa novità apre le porte agli utenti dei sistemi operativi open source, offrendo la possibilità di accedere a risoluzioni che arrivano fino a 5K a 120 fps per gli abbonati Ultimate, e fino a 1080p a 360 fps. Un salto di qualità che va oltre i limiti imposti dall’hardware locale e rappresenta una soluzione efficace contro le restrizioni dei sistemi anti-cheat più severi, notoriamente ostici per chi gioca su piattaforme alternative.
Nonostante il supporto sia teoricamente esteso a tutte le distribuzioni compatibili con Flatpak, Ubuntu 24.04 e le versioni successive rappresentano il fulcro del supporto ufficiale garantito da NVIDIA. Gli utenti di altre distribuzioni potranno comunque sperimentare l’installazione, ma dovranno tenere conto di possibili differenze in termini di stabilità e performance, a seconda della maturità del pacchetto Flatpak e delle specificità della propria distribuzione.
GeForce Now si prepara a rivoluzionare il gaming su Linux
Per assicurare un’esperienza di gioco fluida e senza intoppi, NVIDIA raccomanda l’utilizzo del driver versione 580.126.09 o superiore per chi possiede una GPU dello stesso produttore. Chi invece utilizza schede video Intel o AMD dovrà affidarsi alla versione Mesa 24.2.8. Queste raccomandazioni sono pensate per ridurre al minimo i problemi derivanti da driver datati o incompatibili, garantendo così la migliore compatibilità possibile con le sessioni di streaming offerte dal servizio.
L’approccio innovativo del rendering remoto, effettuato direttamente sui server NVIDIA, rappresenta un vantaggio strategico per gli utenti Linux. Questo metodo permette di aggirare gran parte delle difficoltà legate ai titoli protetti da sistemi anti-cheat poco collaborativi, ampliando notevolmente la libreria di giochi accessibili senza dover contare esclusivamente sulle risorse hardware locali. La strategia della compagnia si inserisce così in un ecosistema già rodato su Windows, macOS, Chromebook, dispositivi mobili, smart TV e console portatili, rafforzando ulteriormente la posizione del cloud gaming come soluzione trasversale e accessibile.
Potenzialità e limiti
Nonostante l’entusiasmo, è importante sottolineare che si tratta di una fase beta: gli utenti potrebbero incorrere in crash, malfunzionamenti o prestazioni inferiori alle aspettative in determinate condizioni. L’esperienza d’uso è fortemente influenzata dalla qualità della connessione, dalla configurazione dell’host e dal livello di maturità raggiunto dal pacchetto Flatpak sulla propria distribuzione. Un aspetto che suggerisce cautela, soprattutto per chi cerca una soluzione già stabile e definitiva.
L’arrivo di un client ufficiale è stato accolto con entusiasmo da una larga parte della comunità Linux, che vede in questa novità un segnale importante verso una maggiore inclusività del gaming su sistemi open source. Tuttavia, non mancano le voci critiche: alcuni utenti sottolineano come il cloud non possa sostituire del tutto la necessità di driver nativi e della compatibilità locale, elementi fondamentali per chi punta su latenza ridotta, privacy e pieno controllo dell’hardware.