Negli ultimi anni l’Unione Europea ha rafforzato la consapevolezza di come l’open source rappresenti una componente strategica per la sovranità digitale. Eppure, nonostante la diffusione e l’apprezzamento delle soluzioni aperte, il Vecchio Continente continua a mostrare una contraddizione evidente: mentre i vantaggi sono riconosciuti da istituzioni, aziende e pubbliche amministrazioni, la partecipazione attiva allo sviluppo resta troppo limitata.
L’analisi della Linux Foundation Europe
Durante l’Open Source Summit di Amsterdam, Gabriele Columbro – direttore della Linux Foundation Europe (LF EU) – ha ribadito che l’open source è un pilastro imprescindibile per l’autonomia tecnologica europea. Tuttavia, a oggi mancano strategie coerenti, investimenti mirati, un reale impegno manageriale e un coordinamento politico che possano trasformare il potenziale in risultati concreti.
I numeri diffusi da LF EU fotografano la situazione:
- Solo il 34% delle aziende europee ha definito una strategia formale per l’open source;
- Appena il 22% dispone di una struttura organizzativa dedicata al software libero;
- Circa un quarto impiega sviluppatori a tempo pieno su progetti open source, mentre l’81% dichiara che lo riterrebbe un investimento vantaggioso.
Eppure la percezione dei benefici è chiara: il 75% degli intervistati associa l’open source a una maggiore qualità del software, e il 69% lo collega a una maggiore competitività. La distanza, però, si nota nei diversi livelli organizzativi: mentre il 62% dei top manager ritiene l’open source utile alla propria azienda, la percentuale cresce fino all’86% tra i dipendenti.
Il nuovo 2025 World of Open Source Europe Report, pubblicato proprio in occasione di un evento organizzato in collaborazione con Canonical, LF EU e LF Research, conferma che l’open source è ormai adottato in maniera estesa ed è percepito come vantaggio strategico per la sovranità digitale, ma denuncia allo stesso tempo carenze di leadership, allineamento politico e investimenti che rischiano di compromettere la capacità del continente di guidare l’innovazione aperta.
L’Europa assente tra i grandi contributori
Un dato particolarmente significativo riguarda l’Open Source Contributor Index, classifica dei principali contributori globali al codice aperto. Nessuna impresa europea compare nella top ten: un segnale chiaro del gap tra utilizzo e contributo effettivo.
Uno squilibrio che riduce l’influenza dell’Europa sull’evoluzione delle piattaforme software che costituiscono la spina dorsale della digitalizzazione mondiale, dal cloud alle infrastrutture di rete.
I progetti di sovranità digitale
Columbro ha ricordato come diverse iniziative europee, tra cui Neonephos, Open Internet Stack, EuroStack e IPCEI-CIS (Important Project of Common European Interest – Cloud Infrastructure and Services), siano interamente fondate sull’open source.
In questi progetti si intravede la possibilità di costruire un’architettura digitale europea meno dipendente dai grandi attori extra-UE. Tuttavia, senza un coinvolgimento diretto degli sviluppatori e delle aziende europee nel ciclo di vita dei progetti open source, il rischio è quello di limitarsi a “consumare” innovazione anziché guidarla.
LF Europe: tre anni di attività e nuove sfide
La Linux Foundation Europe, nata tre anni fa, si è posta inizialmente come entità giuridica in grado di rispondere alle esigenze delle amministrazioni pubbliche e dei governi europei. Con il tempo, la sua funzione si è ampliata: dal supporto regolatorio (in relazione a normative come GDPR e Cyber Resilience Act) fino al ruolo di portavoce dell’open source nei tavoli istituzionali.
Oggi la LF EU rappresenta un attore chiave nel dibattito politico, tecnico e industriale, fungendo da ponte tra comunità di sviluppatori, aziende e istituzioni. Il rafforzamento della presenza presso le istituzioni a Bruxelles ha reso più accessibile la sensibilizzazione dei legislatori, mentre la crescente rilevanza geopolitica dell’IT rende la missione di LF EU ancora più cruciale.
Il principio guida della Linux Foundation è chiaro: “collaborare globalmente, innovare localmente”. Per l’Europa ciò significa trovare un equilibrio tra la partecipazione a comunità di sviluppo globali e la creazione di ecosistemi locali capaci di valorizzare competenze, imprese e istituzioni del territorio.