OpenAI dice addio a GPT-4o: cosa cambia per utenti e sviluppatori?

OpenAI rimuove GPT-4o, GPT-4.1 e simili da ChatGPT dal 13/02/2026; resteranno accessibili via API. Perché questa scelta così drastica?
OpenAI dice addio a GPT-4o: cosa cambia per utenti e sviluppatori?

Febbraio 2026 si profila come una data spartiacque per il panorama dell’Intelligenza Artificiale generativa: una silenziosa ma potente rivoluzione è in atto.

In questo scenario, una fetta minima—lo 0,1% degli utenti ancora affezionati a GPT4o—si prepara a dire addio alle versioni storiche della piattaforma, mentre il resto della community viene traghettato verso una nuova era dominata dalla potenza e dalla versatilità di GPT52. L’ecosistema cambia volto: OpenAI ha scelto di rimuovere dalla piattaforma consumer quattro modelli ormai leggendari— il già citato GPT-4o oltre a GPT-4.1, GPT-4.1 mini e o4-mini—e di investire in modo ancora più deciso sulla propria ultima generazione di Intelligenza Artificiale. Una mossa che non passa inosservata, e che segna l’inizio di una nuova fase per chi utilizza ChatGPT.

La decisione di archiviare i modelli legacy non nasce dal caso, ma risponde a una precisa strategia operativa: OpenAI intende concentrare le risorse computazionali, gli sforzi di sviluppo e i processi di audit sulla sicurezza su un numero ristretto di ambienti attivi. Questa focalizzazione consente non solo di ottenere performance superiori, ma anche di garantire una governance più rigorosa dei dati e delle interazioni. In questo modo, la piattaforma riesce a offrire un ventaglio di personalizzazioni ancora più ampio grazie ai modelli GPT52 e GPT-5.1, pur mantenendo una struttura agile e reattiva.

GPT-4o va in pensione: perché questa scelta?

Non è la prima volta che OpenAI opera una simile transizione: basti pensare al precedente ritiro di GPT4o, che aveva suscitato una vera e propria ondata di feedback da parte degli utenti, nostalgici dei toni di conversazione più “caldi”, tipici del modello. In quell’occasione, la società aveva fatto marcia indietro, reintroducendo il modello sulla piattaforma.

Oggi, però, la strategia cambia radicalmente: niente reintegri, ma piuttosto una compensazione attraverso opzioni di tono e una maggiore versatilità nei modelli successivi, con l’obiettivo di offrire risposte sempre più personalizzate.

Il processo di transizione non avrà lo stesso impatto su tutti gli utenti. Chi utilizza ChatGPT per scopi personali potrà godere di un passaggio graduale e poco invasivo: le conversazioni già avviate resteranno accessibili fino a febbraio 2026, per poi essere automaticamente convertite sul nuovo modello GPT52. Le funzionalità legate a voce e immagini rimarranno operative, assicurando una continuità d’uso che riduce al minimo il disagio per l’utente finale.

Ben diversa è la situazione per sviluppatori e aziende: se da un lato la permanenza dei modelli legacy sulle API rappresenta una valvola di sfogo tecnica, dall’altro impone una riflessione sulla sostenibilità futura delle proprie soluzioni. La finestra di otto mesi concessa da OpenAI per la migrazione rappresenta un’opportunità preziosa, ma anche una sfida: occorre pianificare con attenzione il passaggio ai modelli più recenti, valutando compatibilità, costi e benefici di ogni scelta.

Ti consigliamo anche

Link copiato negli appunti