Nel corso di FOSDEM 2026, conferenza internazionale dedicata al software libero e open source, con talk tecnici, comunità di sviluppo e progetti emergenti, Sylvestre Ledru, principale maintainer del progetto uutils, ha offerto una panoramica approfondita sullo stato di avanzamento di Rust Coreutils, soffermandosi in particolare su un passaggio che segna una svolta concreta: l’adozione ufficiale all’interno di Ubuntu 25.10, con una roadmap già definita verso Ubuntu 26.04 LTS.
Durante la presentazione, Ledru non si è limitato a celebrare un traguardo simbolico, ma ha messo in evidenza come il progetto abbia raggiunto un livello di affidabilità tale da poter sostituire, in un contesto reale e su larga scala, i tradizionali comandi GNU Coreutils. Un passaggio che, fino a pochi anni fa, sarebbe stato considerato prematuro, se non irrealistico.
Cosa cambia tra GNU e Rust Coreutils
Le differenze tra GNU Coreutils e Rust Coreutils risiedono principalmente nell’approccio tecnologico e negli obiettivi di lungo periodo.
GNU Coreutils rappresenta un insieme di strumenti storici, scritti in linguaggio C e ottimizzati nel corso di decenni, su cui si fonda gran parte dell’operatività dei sistemi Unix-like.
Rust Coreutils, invece, nasce come riscrittura completa in Rust, con l’obiettivo di garantire piena compatibilità funzionale introducendo al tempo stesso maggiori garanzie di sicurezza della memoria, una gestione più rigorosa degli errori e una base di codice più manutenibile, pensata per evolvere senza ereditare i limiti strutturali del passato.
Un prodotto come Rust Coreutils non nasce semplicemente per “migliorare le prestazioni” o cambiare il comportamento degli strumenti, ma per ridurre il rischio strutturale. L’adozione di Rust consente di prevenire a monte buffer overflow, use-after-free e altri errori tipici del C, rendendo il codice più leggibile e gestibile anche da parte di nuovi contributori.
Dalla sperimentazione all’uso quotidiano
L’integrazione di Rust Coreutils in Ubuntu 25.10 rappresenta un banco di prova estremamente severo. Non si tratta di un ambiente di test o di una distribuzione di nicchia, ma di un sistema operativo general-purpose, utilizzato in ambito desktop, server e cloud.
Ledru ha spiegato come proprio questa esposizione abbia permesso di individuare una serie di bug che, pur inevitabili, sono stati corretti in tempi rapidi grazie a una base di codice più robusta e a un ecosistema di sviluppo ormai consolidato.
Un punto emerso con forza riguarda la differenza strutturale tra il codice storico dei GNU Coreutils e l’implementazione in Rust. L’uso di un linguaggio che privilegia la sicurezza della memoria e la gestione rigorosa degli errori ha dimostrato di ridurre intere classi di problemi, semplificando anche il lavoro di debug e manutenzione. In questo senso, l’adozione da parte di Ubuntu non è solo una scelta tecnica, ma anche una presa di posizione che guarda al futuro.
Compatibilità GNU come obiettivo non negoziabile
Uno dei temi centrali dell’intervento ha riguardato la compatibilità totale con GNU Coreutils. Rust Coreutils non nasce con l’intento di “reinventare” i comandi di base di un sistema Unix-like, bensì di replicarne il comportamento in modo fedele. Si tratta di un approccio, spesso sottovalutato dall’esterno, che richiede un lavoro minuzioso su casi limite, opzioni poco documentate e comportamenti storici su cui si basano script e pipeline critiche.
Ledru ha sottolineato come molte delle critiche mosse negli anni al progetto – talvolta con toni apertamente provocatori – si siano progressivamente scontrate con la realtà dei fatti. Le previsioni di incompatibilità diffusa o di prestazioni inferiori non hanno retto alla prova dell’adozione reale. Al contrario, l’esperienza su Ubuntu ha dimostrato che la maggior parte degli utenti non percepisce differenze operative, se non in termini di maggiore stabilità in scenari complessi.
Crescita della community e prospettive future
Un altro segnale di maturità è l’aumento costante dei contributori. Il progetto Rust Coreutils non è più legato a un nucleo ristretto di sviluppatori, ma beneficia di interventi su aspetti chiave come il supporto multipiattaforma e l’armonizzazione del comportamento su sistemi non Linux. Così, Rust Coreutils ha il potenziale di diventare una base credibile anche per ambienti eterogenei.
La speranza, espressa chiaramente durante la presentazione, è che il successo di questa riscrittura possa fungere da modello per altri componenti fondamentali dello spazio userland Linux. Non come esercizio ideologico, ma come dimostrazione pratica che una migrazione graduale, guidata da criteri di compatibilità e qualità, è possibile.
uutils, citato in apertura, è il progetto open source che sviluppa, coordina e mantiene l’implementazione in Rust dei comandi coreutils. In altre parole, è il repository, la community e l’organizzazione tecnica che scrive il codice, definisce le priorità, gestisce le pull request e assicura la compatibilità con il comportamento storico dei comandi GNU. Rust Coreutils è invece il prodotto finale del lavoro di uutils.