Quando si sviluppa un’applicazione mobile, uno dei nodi più complessi resta la duplicazione degli sforzi tra iOS e Android. Due ecosistemi maturi, due linguaggi principali, due framework UI profondamente diversi: una frammentazione che impone costi elevati, tempi di sviluppo più lunghi e una manutenzione spesso ridondante. E abbiamo visto come anche le aziende di alto profilo stiano cercando “scorciatoie”: sviluppare applicazioni Web che funzionano su qualunque piattaforma per evitare i costi derivanti dallo sviluppo di app native.
Skip (documentazione e download) è un progetto nato nel 2023 che ambisce a unificare le piattaforme, senza rinunciare alla loro natura nativa. A differenza delle soluzioni cross-platform tradizionali, Skip propone un approccio radicalmente diverso: usare Swift e SwiftUI come fonte primaria e generare applicazioni pienamente native anche su Android, senza runtime intermedi, bridge o layer interpretativi.

Una visione ambiziosa che, fino a poco tempo fa, era accompagnata da un modello di licenza commerciale. Con l’annuncio ufficiale del passaggio a software completamente open source, Skip apre una nuova fase della sua evoluzione, trasformandosi da strumento di nicchia a potenziale piattaforma condivisa per lo sviluppo mobile moderno (repository GitHub). Aspetto da non sottovalutare, Skip diventa anche software libero, grazie alla licenza GNU LGPLv3, pienamente riconosciuta da FSF, Free Software Foundation.
Cos’è e come funziona Skip
Tradizionalmente, creare applicazioni native per iOS e Android richiede due codebase distinte: Swift/SwiftUI per Apple e Kotlin/Jetpack Compose per Android.
Le piattaforme cross-platform più diffuse (“ibridi” o runtime aggiuntivi) cercano di aggirare questa divisione, ma spesso introducono compromessi in termini di performance, accesso alle API di sistema o esperienza utente.

Skip affronta la sfida in modo innovativo: sfrutta Swift e SwiftUI come linguaggio e framework primari, fornendo strumenti che trasformano il codice in output perfettamente nativo su entrambe le piattaforme, senza runtime aggiuntivi o interpreti.
Skip usa un transpiler e una suite di strumenti che generano codice Kotlin e interfacce Jetpack Compose partendo da codice Swift originale, mantenendo piena compatibilità con funzionalità native, performance ottimali e pieno controllo su API specifiche della piattaforma. Questa filosofia garantisce che il risultato non sia solo “simile” nativo, ma “realmente nativo” (!) su entrambi i sistemi operativi.
Architettura di Skip e modello di build multi-target
Dal punto di vista architetturale, Skip si presenta allo sviluppatore come una toolchain integrata nello Swift Package Manager, non come un framework runtime aggiuntivo.
Il nocciolo della soluzione si chiama SkipStone, plugin di build che analizza il pacchetto Swift sorgente e ne produce una rappresentazione equivalente per Android, generando un progetto Gradle completo, codice Kotlin e interfacce Jetpack Compose.
Il processo non avviene a runtime, ma interamente in fase di build, garantendo che l’app Android risultante sia composta esclusivamente da bytecode nativo, senza dipendenze da interpreti, bridge o layer di compatibilità. La semantica del linguaggio Swift è mappata puntualmente su Kotlin, mantenendo coerenza nei modelli di concorrenza, nei tipi di dato e nelle strutture funzionali.
Per lo sviluppatore, l’esperienza è volutamente conservativa e familiare. Il codice applicativo rimane Swift puro, organizzato in moduli SPM standard, con l’aggiunta di annotazioni e convenzioni Skip solo dove strettamente necessario.
Le API specifiche di piattaforma sono gestite tramite la compilazione condizionale e moduli dedicati, consentendo di separare chiaramente la logica condivisa dal codice iOS-only o Android-only.
Sul fronte UI, Skip traduce automaticamente le dichiarazioni SwiftUI in componenti Jetpack Compose equivalenti, senza imporre allo sviluppatore di conoscere Compose per lavorare sul layout condiviso. Il risultato è un flusso di sviluppo in cui Swift resta la “fonte di verità”, mentre Android diventa un target di build nativo, non una piattaforma “adattata”.
Una svolta: Skip è ora open source e distribuito come software libero
Come osservato in precedenza, fino ad oggi Skip richiedeva una licenza commerciale con abbonamento, limitando l’accesso soprattutto a team enterprise o sviluppatori dotati di budget sufficiente.
Diventato software libero, tutti i vincoli di licenza e le chiavi di attivazione sono stati rimossi a partire da Skip 1.7, aprendo il progetto alla comunità globale degli sviluppatori.
Il cambiamento non riguarda soltanto il codice sorgente delle librerie runtime, ma anche il motore di build e trasformazione (SkipStone), anch’esso ora rilasciato come progetto open source su GitHub. La migrazione del sito skip.tools a skip.dev rappresenta un altro tassello del nuovo capitolo, con documentazione, blog e contributi accessibili e ospitati in un ecosistema collaborativo.