La Svezia blocca l’accesso a ChatGPT e Claude sui computer di lavoro del personale della Cancelleria del Governo, il Regeringskansliet, ovvero l’ente che supporta il primo ministro e i ministeri svedesi. La decisione entrerà in vigore lunedì 26 ottobre e riguarda due dei servizi di intelligenza artificiale generativa più diffusi, sviluppati rispettivamente da OpenAI e Anthropic. La motivazione non riguarda la qualità dei modelli linguistici, ma la necessità di proteggere informazioni istituzionali e ricondurre l’utilizzo dell’AI a strumenti preventivamente autorizzati.
La notizia emerge da un’inchiesta pubblicata nel Paese scandinavo che descrive una situazione più ampia: diverse amministrazioni svedesi hanno già adottato restrizioni analoghe, mentre altre stanno valutando interventi per contrastare l’utilizzo incontrollato dei servizi AI. Non si tratta, però, di un divieto nazionale imposto a cittadini e imprese, né dell’esclusione assoluta dei modelli OpenAI e Anthropic dalla Pubblica Amministrazione.
La scelta arriva quasi quattro anni dopo il lancio pubblico di ChatGPT, avvenuto nel novembre 2022, e mentre il Governo svedese continua a sostenere l’adozione dell’intelligenza artificiale nella PA. A gennaio 2025, infatti, Stoccolma aveva presentato 18 linee guida nazionali, suddivise in 7 aree, per favorire un utilizzo responsabile dell’AI negli uffici pubblici. Il problema, oggi, è stabilire chi controlla le informazioni trasmesse ai sistemi generativi e quali garanzie possano offrire i fornitori.
ChatGPT e Claude bloccati: cosa ha deciso il Governo svedese
Secondo le fonti svedesi, il provvedimento impedisce ai dipendenti della Cancelleria di raggiungere ChatGPT e Claude attraverso i computer istituzionali. Il blocco punta a indirizzare il personale verso servizi autorizzati e sottoposti alle verifiche di sicurezza dell’organizzazione. La Cancelleria aveva già limitato l’utilizzo di DeepSeek.
Al posto dell’accesso diretto ai servizi bloccati, il personale potrà utilizzare Microsoft Copilot: l’amministrazione avrebbe condotto una revisione della sicurezza e rafforzato le protezioni dello strumento.
L’azienda guidata da Satya Nadella documenta un modello di protezione denominato Enterprise Data Protection (EDP), che applica agli scambi con Copilot garanzie contrattuali e controlli analoghi a quelli disponibili per altri servizi Microsoft 365. Nel modello EDP, prompt e risposte non alimentano l’addestramento dei modelli; le interazioni possono inoltre rientrare nei meccanismi di conservazione, verifica e controllo amministrativo previsti dalla piattaforma, con funzionalità che dipendono dalle licenze e dalla configurazione adottata.
Con Microsoft Entra ID, Microsoft Purview e le funzionalità di protezione delle informazioni, un’amministrazione può applicare politiche di autenticazione, classificazione, conservazione e auditing. In Microsoft 365 Copilot, l’accesso ai contenuti attraverso Microsoft Graph rispetta i permessi dell’utente; ciò non elimina, però, i rischi derivanti da documenti condivisi con autorizzazioni eccessivamente ampie.
Shadow AI: quando i dipendenti usano servizi non autorizzati
La decisione svedese richiama un fenomeno già noto ai responsabili della sicurezza informatica: la Shadow AI, ossia l’utilizzo di applicazioni AI senza l’approvazione o il controllo dell’organizzazione.
Un funzionario potrebbe, ad esempio, incollare in un chatbot una bozza di provvedimento, un documento riservato, una comunicazione interna oppure una tabella contenente dati personali, chiedendo di riassumerne il contenuto o migliorarne la forma. Dal punto di vista operativo si tratta di un’azione semplice e apparentemente innocua; sul piano della sicurezza, invece, può comportare il trasferimento delle informazioni a un soggetto esterno.
Il rischio non coincide necessariamente con l’impiego dei dati per addestrare un modello. Anche quando il fornitore esclude tale utilizzo, restano da verificare le modalità di trattamento, gli eventuali tempi di conservazione, l’accesso da parte di altri soggetti, la localizzazione dei dati e le condizioni applicabili alla specifica versione del servizio.
Il riferimento al tema della Shadow AI è presente anche nelle regole per l’utilizzo delle soluzioni di intelligenza artificiale in Italia, in vigore dal 23 ottobre 2026.
Come si può bloccare ChatGPT in azienda senza rinunciare all’intelligenza artificiale
Dal punto di vista tecnico, un’amministrazione può limitare l’accesso ai servizi AI mediante filtri DNS, proxy Web, secure Web gateway (SWG), firewall applicativi o funzionalità di controllo degli endpoint. Dalla Svezia non arrivano al momento indicazioni sugli specifici strumenti utilizzati per il “giro di vite” a livello istituazionale nei confronti di ChatGPT e Claude.
Il blocco dei domini, da solo, presenta limiti evidenti: gli utenti potrebbero raggiungere servizi equivalenti da altre applicazioni, utilizzare API tramite programmi autorizzati oppure trasferire informazioni attraverso strumenti non ancora classificati. Anche le integrazioni AI presenti nei browser e nelle applicazioni di produttività richiedono attenzione.
Una gestione più completa prevede l’inventario dei servizi utilizzati, la classificazione dei dati, la verifica delle applicazioni autorizzate e politiche di Data Loss Prevention (DLP) capaci di limitare la trasmissione di informazioni sensibili. L’analisi dei flussi verso servizi cloud può affiancarsi ai controlli sulle identità, sui dispositivi e sulle autorizzazioni.
La Svezia vuole più AI nella Pubblica Amministrazione
Il provvedimento potrebbe sembrare in contraddizione con le ambizioni digitali del Paese. In realtà, il Governo svedese ha più volte indicato l’AI come uno strumento per migliorare l’efficienza e la qualità dei servizi pubblici.
A settembre 2026, il Ministero della Giustizia ha inoltre avviato un’indagine sulle implicazioni dell’AI e dei servizi cloud esterni per il principio di accesso pubblico ai documenti amministrativi. L’iniziativa dovrà chiarire anche quando le informazioni generate o conservate attraverso questi strumenti possano assumere la natura di documenti pubblici. La conclusione è prevista entro il 15 novembre 2027.
Le raccomandazioni dell’agenzia svedese Digg insistono già sulla necessità di verificare i trasferimenti di informazioni verso fornitori e intermediari, evitando che dati soggetti a riservatezza escano dall’amministrazione senza una base giuridica adeguata.
La vicenda del Regeringskansliet dimostra quindi quanto la governance dell’intelligenza artificiale stia diventando una questione concreta di sicurezza informatica, gestione documentale e responsabilità amministrativa. L’alternativa non è semplicemente tra consentire o proibire ChatGPT: è tra lasciare che ogni dipendente scelga autonomamente come trattare informazioni importanti e costruire modalità di accesso all’AI che l’organizzazione possa realmente verificare e controllare.