Il momento che sta attraversando Windows 11 non è delicato solo dal punto di vista tecnico, ma soprattutto dal punto di vista della credibilità. Ed è proprio su questo aspetto che Microsoft, in modo piuttosto insolito per la propria comunicazione storica, ha deciso di esporsi apertamente. Le difficoltà del sistema operativo non sono più minimizzate o ricondotte a singoli incidenti isolati: sono riconosciute come un problema strutturale.
A dirlo non sono fonti anonime o analisti esterni, ma figure apicali della divisione Windows. In particolare, Pavan Davuluri, responsabile dell’ingegneria di Windows e dei dispositivi Surface, ha ammesso internamente – e poi indirettamente all’esterno – che Microsoft deve “ricostruire la fiducia” degli utenti. Una formulazione pesante, che implica la consapevolezza di averla in parte persa.
Le ammissioni dei vertici Microsoft sui limiti di Windows 11
Secondo quanto emerso, Davuluri ha riconosciuto che negli ultimi cicli di sviluppo la qualità percepita di Windows 11 non è stata all’altezza delle aspettative, soprattutto a causa di aggiornamenti che hanno introdotto regressioni, bug evidenti e problemi di prestazioni. Il punto centrale delle sue dichiarazioni non è tanto l’esistenza dei bug, quanto il fatto che siano arrivati fino agli utenti finali, segno di processi di controllo insufficienti.
Un altro passaggio chiave delle dichiarazioni riguarda il cambio di priorità. Microsoft ha ammesso che, per troppo tempo, lo sviluppo si è concentrato su nuove funzionalità e integrazioni – spesso legate ai servizi dell’azienda trascurando la stabilità di base del sistema operativo. È una presa di posizione significativa, perché rompe con una narrativa che per anni ha privilegiato l’innovazione visibile rispetto alla solidità “sotto il cofano”.
Dalla critica interna alle possibili correzioni
Per correggere questa deriva, Davuluri ha illustrato una strategia interna definita “swarming”. In termini concreti, significa che gruppi trasversali di ingegneri sono temporaneamente distolti dallo sviluppo delle nuove feature per concentrarsi esclusivamente su problemi segnalati dagli utenti: crash, rallentamenti, comportamenti incoerenti dell’interfaccia e malfunzionamenti delle applicazioni di sistema. Non si tratta quindi di un semplice affinamento del processo, ma di una riorganizzazione delle priorità di sviluppo.
Un altro elemento rilevante delle dichiarazioni di Microsoft riguarda il rapporto con i feedback. L’azienda ha riconosciuto che i segnali provenienti dal programma Windows Insider non sempre sono recepiti con la dovuta solerzia, contribuendo alla diffusione di problemi emersi anche nelle versioni stabili. L’ammissione è importante perché sposta la responsabilità dal singolo bug al processo decisionale che ha portato al rilascio.
Nel complesso, le parole dei vertici Windows segnano un cambio di tono netto. Non si parla più di “miglioramenti incrementali” o di “normali complessità di un sistema moderno”, ma di fiducia da recuperare, qualità da ristabilire e credibilità tecnica da difendere. È una comunicazione che punta meno al marketing e più alla rassicurazione di un’utenza stanca di aggiornamenti imprevedibili.
Resta il nodo fondamentale: le dichiarazioni, per quanto esplicite, dovranno essere seguite dai fatti. Microsoft sembra aver compreso che, oggi, la reputazione di un sistema operativo non si costruisce sulle promesse, ma sulla coerenza tra parole, aggiornamenti e comportamento reale del software nel quotidiano.
Anche l’uscita provocatoria dell’ex ingegnere Microsoft Dave Plummer – Windows fa schifo – deve aver colto nel segno. Plummer, però, aveva fatto una serie di proposte concrete per migliorare Windows 11, tra le quali anche l’introduzione di una Modalità Professionale, per riconsegnare il sistema operativo davvero nelle mani degli utenti professionali e rispettare le loro indicazioni, senza perdite di tempo.