Negli ultimi anni Microsoft ha intrapreso una trasformazione profonda. Il progressivo abbandono del marchio Microsoft Office a favore di denominazioni come Microsoft 365, Microsoft 365 Copilot e infine Microsoft 365 Copilot app rappresenta un caso di studio emblematico di come il branding, se gestito in modo aggressivo e ideologico, possa diventare un fattore di rischio anziché un acceleratore di valore.
Date un’occhiata a quella che fino “a ieri” era la home page dell’offerta Office. I riferimenti alla storica suite Office sono adesso completamente spariti e nella pagina campeggia un riferimento esplicito a Microsoft 365 Copilot app. Su smartphone il cambiamento era già stato avvistato a suo tempo: l’app Microsoft 365 Copilot, anche in versione gratuita, consente di creare e modificare documenti Office, lavorare su file PDF, generare contenuti con l’AI di Microsoft.
Dal prodotto al “concetto”: la dissoluzione di Office
Microsoft Office non era semplicemente una suite software: era un concetto cognitivo condiviso. Word, Excel e PowerPoint non richiedevano spiegazioni, erano sinonimi stessi di videoscrittura, fogli di calcolo e presentazioni. Eliminare o relegare questo marchio significa rinunciare a decenni di storia, sostituendo brand affermati con un insieme di nomi astratti, numerici e ambigui.
Il passaggio da Office a Microsoft 365 aveva già introdotto una prima frattura: il numero “365” non descrive una funzione, non evoca un beneficio diretto, non è autoesplicativo per l’utente medio. Con l’introduzione di Copilot come marchio dominante, questa frattura si è trasformata in confusione sistemica.
Copilot: tecnologia, brand o ideologia?
Il termine Copilot nasce come metafora funzionale: un assistente che affianca l’utente. Tuttavia Microsoft lo ha progressivamente trasformato in un contenitore universale, applicandolo indistintamente a strumenti di produttività, sistemi operativi, ambienti di sviluppo, sicurezza, ricerca e interfacce utente.
Quest’iper-estensione legata all’uso del marchio Copilot ha un effetto collaterale piuttosto evidente: quando tutto è “Copilot”, nulla lo è davvero. Il brand non comunica più cosa fa il prodotto, ma solo l’ideologia aziendale del momento: AI ovunque, a prescindere dal contesto.
Microsoft non è nuova a questo tipo di approccio. All’inizio degli anni 2000 il marchio .NET venne imposto trasversalmente a tecnologie eterogenee, generando confusione tra sviluppatori, clienti enterprise e partner. All’epoca, l’errore fu progressivamente corretto. Oggi, con Copilot, lo schema si ripete, ma su scala molto più ampia e con un impatto diretto sull’utente finale.
La differenza sostanziale è che Office era un brand estremamente forte, mentre .NET era prevalentemente tecnico. Perdere chiarezza su Office significa, a nostro avviso, colpire l’esperienza Windows e la stessa produttività aziendale.
Impatto reale sull’usabilità e sulla produttività
Al di là delle considerazioni di marketing, la “Copilotizzazione” ha avuto conseguenze concrete in casa Microsoft:
- Interfacce orientate alla chat anziché all’azione diretta.
- Maggiore latenza cognitiva per operazioni banali (creare un documento vuoto, un foglio Excel, una presentazione).
- Sovrapposizione tra strumenti locali, Web e AI.
- Difficoltà di formazione interna nelle aziende.
In molti contesti professionali, la produttività non aumenta con l’intelligenza artificiale, ma con prevedibilità, coerenza e velocità. Inserire un layer conversazionale obbligatorio dove prima esisteva un flusso deterministico è, per molti utenti esperti, un passo indietro.