Un allarme che arriva sullo smartphone pochi secondi prima della scossa non predice un terremoto: sfrutta il fatto che alcune onde sismiche viaggiano più lentamente dei segnali digitali. La differenza sembra minima, ma in emergenza può bastare per allontanarsi da un punto critico, lasciare un ascensore, fermare un treno o mettersi sotto un riparo. Il doppio terremoto che ha colpito il Venezuela il 24 giugno 2026, con due eventi successivi di magnitudo intorno a 7,2 e 7,5, ha riportato l’attenzione su una tecnologia spesso citata in modo impreciso: gli Earthquake Early Warning, abbreviati in EEW. Nello specifico, la tecnologia Allerte terremoti di Android ha salvato tante vite in Venezuela, come successo ad esempio nel 2023 in Turchia.
Il tema, però, non nasce con Android. Il primo sistema pubblico di allerta sismica risale al Messico nei primi anni ’90, mentre il Giappone ha costruito una delle reti più avanzate al mondo dopo decenni di terremoti distruttivi e, soprattutto, dopo il sisma e lo tsunami del Tohoku dell’11 marzo 2011. Da allora il modello si è esteso sempre più.
Il Venezuela non dispone di una rete nazionale di allerta sismica, eppure tanti possessori di smartphone Android hanno ricevuto una notifica insistente prima dell’arrivo dello scuotimento più forte. Il prezioso avviso sull’evento imminente è arrivato per tramite del sistema Allerte terremoti di Google, che usa i sensori presenti nei telefoni Andriod per costruire una rete sismica distribuita.
Come funzionano i sistemi EEW e la funzione Allerte terremoti di Android
La traduzione dell’acronimo EEW va maneggiata con una certa attenzione: non parliamo di previsione sismica nel senso comune del termine. Nessun sistema oggi può dire con affidabilità che domani, in una certa città, avverrà un terremoto di una certa magnitudo. Un EEW funziona quando il terremoto è già iniziato.
Il meccanismo sfrutta la differenza tra le onde generate dalla rottura della faglia. Le onde P, o primarie, arrivano per prime e producono scuotimenti di minore intensità; le onde S, più lente, trasportano una parte molto più rilevante dell’energia distruttiva; le onde superficiali arrivano ancora dopo e possono causare danni severi, soprattutto a distanza dall’epicentro.
Se una rete di sensori intercetta rapidamente le onde P, può stimare posizione, tempo di origine e magnitudo iniziale dell’evento. Il messaggio di allerta viaggia sulle reti digitali a velocità enormemente superiori rispetto alle onde sismiche nel terreno: da qui nascono quei pochi secondi di vantaggio per avvisare in tempo tutti gli interessati.
La differenza di velocità tra la propagazione delle onde sismiche e l’arrivo delle notifiche
Le informazioni digitali viaggiano nelle reti di telecomunicazione a una frazione significativa della velocità della luce, mentre le onde sismiche attraversano le rocce a velocità di alcuni chilometri al secondo. In una fibra ottica il segnale si propaga tipicamente intorno a 200.000 km/s, perché la luce rallenta rispetto al vuoto; le onde P di un terremoto, invece, viaggiano spesso nell’ordine di 5-8 km/s nella crosta terrestre, mentre le onde S sono più lente, circa 3-4,5 km/s, e producono scuotimenti più dannosi. La differenza è enorme: non parliamo del doppio o del triplo, ma di decine di migliaia di volte.
Un esempio aiuta a chiarire. Se un terremoto viene rilevato a 100 km da una città, un’onda S che si propaga a 3,5 km/s impiega circa 28 secondi per arrivare. Un messaggio digitale, anche considerando elaborazione, instradamento, rete mobile e consegna della notifica, può raggiungere gli utenti in pochi secondi se l’infrastruttura funziona correttamente. Il margine utile non nasce quindi da una previsione del terremoto, ma dal fatto che il segnale elettronico corre molto più rapidamente dello scuotimento nel materiale terrestre. Chi si trova vicino all’epicentro può non avere alcun preavviso; chi si trova più lontano può avere alcuni secondi preziosi prima dell’arrivo delle onde più forti.
Con Android il telefono diventa un sensore sismico
Il sistema di Google parte da un’idea semplice e tecnicamente ambiziosa: quasi ogni smartphone Android integra un accelerometro, lo stesso componente che permette al telefono di capire se lo schermo deve ruotare o se il dispositivo si sta muovendo. Quando un telefono “fermo”, perché ad esempio appoggiato su un tavolo, su un mobile, sul divano, rileva una vibrazione compatibile con un’onda sismica iniziale, può inviare un segnale ai server di Google insieme a informazioni approssimative sulla posizione.
Un singolo telefono non basta. L’accelerometro può rilevare un movimento perché qualcuno prende in mano lo smartphone o perché si trova su un mezzo di trasporto. La parte critica, lato Google, sta nell’analisi aggregata. Se molti telefoni nella stessa area segnalano nello stesso intervallo temporale un pattern coerente con una scossa sismica, il sistema prova a stimare epicentro, magnitudo e area potenzialmente interessata. A quel punto invia l’avviso agli utenti Android che potrebbero subire scuotimenti rilevanti.
Google ha iniziato la distribuzione del sistema Allerte terremoti di Android nel 2020 e ha poi ampliato il servizio a decine di Paesi.
Uno studio pubblicato su Science nel 2025 descrive Allerte terremoti (Android Earthquake Alerts, in inglese) come un sistema globale basato su misure aggregate degli smartphone, con avvisi distribuiti in 98 Paesi per terremoti di magnitudo almeno 4,5. Le cifre riportate da Google e dai ricercatori indicano una crescita molto rapida dell’accesso agli avvisi: da circa 250 milioni di persone nel 2019 a circa 2,5 miliardi di soggetti. Il sistema, secondo i dati pubblicati, gestisce in media circa 60 eventi al mese e raggiunge milioni di dispositivi.
Allerte terremoti non sostituisce un’eventuale rete pubblica di segnalazione: la integra dove esiste e prova a colmare il vuoto dove non esiste.

Il sistema Allerte terremoti di Google-Android non è ancora disponibile in Italia
La dicitura Allerte terremoti presente nelle impostazioni di Android non indica un servizio attivo ovunque: Google abilita il sistema per singole aree geografiche e l’elenco ufficiale dei Paesi supportati mostra bene l’anomalia italiana. Nella lista pubblicata nella guida Android compaiono diversi Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Grecia, Portogallo, Romania, Spagna, Svizzera, Slovenia, Croazia, Austria e perfino San Marino; l’Italia, invece, non è presente. Google precisa anche che le allerte terremoti “non sono supportate in tutte le aree” e che gli utenti le ricevono solo nei Paesi supportati.
Il caso di San Marino è utile perché chiarisce il punto: la copertura non segue semplicemente la pericolosità sismica o la continuità geografica. San Marino è inserito nella lista Google, pur essendo un’enclave all’interno della Repubblica Italiana. Questo lascia intendere che la disponibilità dipenda da scelte di attivazione Paese per Paese, da valutazioni operative e probabilmente anche da aspetti autorizzativi, istituzionali e di responsabilità nella gestione degli allarmi.
Google non fornisce una spiegazione pubblica specifica sull’esclusione dell’Italia; sarebbe quindi fuori luogo ricondurre la scelta a una sola causa.
Le alternative per il territorio italiano
In Italia esistono sistemi, studi e progetti legati all’EEW ma non equivalgono a una funzione nazionale integrata in Android. Per l’Italia meridionale è stato implementato PRESTo, un prototipo regionale di EEW in funzione per scopi di ricerca, non un servizio pubblico nazionale per tutti gli smartphone.
IT-alert, sistema nazionale italiano di allarme pubblico, ma non copre oggi l’allerta immediata per lo scuotimento sismico. Dal 13 febbraio 2024 è operativo per scenari come emergenze radiologiche o nucleari, incidenti industriali rilevanti, collasso di grandi dighe e attività vulcanica in specifiche aree; lo sciame di onde sismiche generate da un terremoto è invece ancora tra gli scenari in sperimentazione. In altre parole, IT-alert può essere rilevante per alcuni rischi collegati a fenomeni naturali, ma non sostituisce Allerte terremoti di Android e non manda, allo stato attuale, un avviso pochi secondi prima delle scosse.
L’unica alternativa che si avvicina davvero al concetto di allerta anticipata su smartphone è Earthquake Network / Rilevatore Terremoto, progetto privato sviluppato in Italia.
Il sistema usa gli accelerometri degli smartphone come rete distribuita di rilevamento: quando più dispositivi rilevano vibrazioni compatibili con un terremoto, l’app invia un’allerta agli utenti nell’area interessata.