Apple e Google hanno annunciato una partnership strategica pluriennale destinata a trasformare l’esperienza di intelligenza artificiale sui dispositivi della Mela. L’accordo prevede che i futuri Apple Foundation Models siano basati sui modelli Gemini di Google e sulla sua infrastruttura cloud, aprendo la strada a funzionalità avanzate di Apple Intelligence, tra cui una versione significativamente potenziata di Siri, prevista entro fine 2026.
La novità annunciata oggi rappresenta una mossa cruciale per Cupertino, storicamente prudente nell’ambito dell’AI, e pone l’azienda al centro della competizione tecnologica globale per l’innovazione nei sistemi di assistenza vocale e contestuale.
Perché Apple punta su Google Gemini
Dopo un’accurata valutazione, Apple afferma di aver scelto di integrare la tecnologia Gemini come base per i propri modelli AI. Secondo quanto dichiarato dalle due aziende, questa tecnologia offre “la base più capace e promettente” per lo sviluppo dei futuri modelli Apple, garantendo performance elevate e scalabilità.
La decisione riflette non solo la qualità tecnica dei modelli Gemini, ma anche la crescente fiducia di Apple nella roadmap AI di Google, che negli ultimi anni ha accelerato notevolmente con Gemini 3 e un’espansione massiccia dei contratti cloud, superando 1 miliardo di dollari solo nel terzo trimestre del 2025.
L’intesa segna anche un cambiamento strategico per Apple, che finora aveva mantenuto un approccio piuttosto cauto nel campo dell’intelligenza artificiale rispetto a concorrenti come Microsoft, Amazon e Meta. Mentre gli hyperscaler citati hanno investito miliardi in infrastrutture, strumenti e prodotti AI per i propri clienti, Apple ha affrontato pressioni crescenti per migliorare Siri, un’assistente vocale percepita come meno avanzata rispetto alle soluzioni concorrenti basate su modelli linguistici generativi.
Siri 2.0: personalizzazione e consapevolezza
La nuova versione di Siri, attesa con iOS 26.4 tra marzo e aprile 2026 dovrebbe essere la sintesi della partnership tra Apple e Google. La versione potenziata promette di superare le limitazioni attuali, introducendo:
- Comprensione avanzata del contesto personale: Siri sarà in grado di analizzare informazioni provenienti da Mail, Messaggi e altre app per fornire risposte più precise e integrate.
- Consapevolezza: il sistema comprenderà meglio il contesto delle attività in corso, adattando le risposte in base all’applicazione utilizzata e a quanto mostrato sul display del dispositivo Apple.
- Controlli per-app più profondi: l’assistente potrà interagire in modo più granulare con le applicazioni, migliorando l’esperienza utente e la gestione delle attività quotidiane.
Esempi pratici mostrati da Apple includono la possibilità di chiedere a Siri informazioni sui voli o sugli appuntamenti di un familiare, integrando dati da diverse app senza compromettere la privacy dell’utente. Uno schema nuovo per la Mela che segna un’evoluzione da semplice assistente vocale a strumento intelligente di gestione delle informazioni e delle attività.
Integrazione con Apple Intelligence e protezione dei dati
Nonostante l’adozione dei modelli Gemini, Apple manterrà la propria infrastruttura di calcolo privata (Apple Private Cloud Compute) e continuerà a gestire le funzionalità AI direttamente sui dispositivi degli utenti. L’obiettivo è assicurare standard di privacy tra i più rigorosi del settore, un elemento centrale nella strategia Apple.
L’integrazione con OpenAI, già attiva per le query più complesse, non sarà modificata, almeno nel breve termine. Tuttavia, resta da chiarire come i modelli Gemini e GPT potranno coesistere all’interno dell’ecosistema Apple Intelligence, che adesso sembra virare decisamente sugli strumenti Google.
Apple Intelligence è il termine che la società guidata da Tim Cook usa per indicare le sue funzioni di intelligenza artificiale integrate nei dispositivi e nei servizi dell’azienda. Non si tratta di un singolo prodotto, ma di un insieme di strumenti e modelli AI che si prefiggono di migliorare l’esperienza utente.
In definitiva, Apple entra in un mercato in cui la domanda di assistenti vocali intelligenti e personalizzati è in forte crescita, senza però rinunciare ai propri principi di privacy e controllo dei dati. Per Google, invece, l’accordo consolida la leadership dei modelli Gemini nel panorama enterprise e consumer, aprendo nuove opportunità di collaborazione con uno dei brand più influenti al mondo.