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lunedì 11 gennaio 2021 di 4561 Letture
Avviso privacy WhatsApp: cosa cambia davvero e cosa non viene detto

Avviso privacy WhatsApp: cosa cambia davvero e cosa non viene detto

Analizziamo più da vicino le modifiche sulla privacy policy che WhatsApp introdurrà anche in Europa dal prossimo 8 febbraio. Perché se è vero che per gli italiani cambia poco, è importante esaminare tutte le sfaccettature di una tematica sempre importante quando sul piatto, nonostante la cifratura end-to-end, ci sono comunque i dati degli utenti.

Nei giorni scorsi avevamo pubblicato la notizia della comparsa del nuovo avviso sulla privacy all'apertura di WhatsApp. Tale messaggio fa riferimento all'introduzione di alcune modifiche ai termini di utilizzo del servizio e all'informativa sulla privacy. WhatsApp fa chiaramente presente che le nuove regole entreranno in vigore dall'8 febbraio 2021 e entro tale data bisognerà accettare i nuovi termini se si vorrà continuare a usare l'applicazione.

In questi giorni tanti utenti hanno rimandando l'accettazione della nuova policy decidendo di valutare il da farsi entro il prossimo 8 febbraio.

Alcune testate si sono affrettate a sentenziare che per gli utenti europei non cambia nulla e altri hanno parlato di fake news la notizia dell'impossibilità di usare WhatsApp senza l'accettazione dei termini presentati in questi giorni.

Calma. L'informativa sulla privacy cui WhatsApp fa riferimento è questa: essa riguarda gli utenti italiani ed è ovviamente diversa, in alcuni punti, rispetto a quella valida ad esempio negli Stati Uniti.

Se si paragona la nuova policy sulla privacy con le versioni precedenti (clic su "versioni archiviate in alto") si notano alcune differenze.

In generale, preso atto del fatto che il GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati) è entrato in vigore a maggio 2018, WhatsApp ha ritenuto opportuno chiarire la figura di Facebook, società che detiene la propria dell'applicazione e del network di messaggistica istantanea.

Il GDPR impone infatti l'applicazione del principio di minimizzazione del dato e fissa dei paletti per ciò che riguarda gli ambiti nei quali ci si può muovere per il trattamento. In linea generale dovrebbero essere raccolti solo i dati strettamente necessari e gestiti giusto per il tempo utile ad espletare le finalità per le quali essi sono stati raccolti.

Per questo motivo WhatsApp presenta Facebook come una realtà che contribuisce a migliorare la sicurezza della piattaforma, a svolgere operazioni di trust & safetty, a proteggere quindi l'integrità e le funzionalità del servizio, a fornire le infrastrutture e gli strumenti per la corretta erogazione del servizio stesso.

WhatsApp ha fatto sapere che nessun dato degli utenti europei viene condiviso con Facebook ma non esclude, tra le righe, che ciò possa cambiare in futuro. L'azienda controllata dal social network di Mark Zuckerberg aggiunge che un eventuale "cambio di rotta" sarà in futuro eventualmente posto in essere soltanto dopo aver ottenuto il "via libera" dalle Autorità per la protezione dei dati personali. Nello specifico WhatsApp cita la Commissione per la protezione dei dati irlandese (IDPC, Irish Data Protection Commission). Questo perché la filiale europea di Facebook ha sede proprio in Irlanda.

Se inoltre da un lato WhatsApp usa la crittografia end-to-end, dall'altro va evidenziato come una vasta mole di dati (metadati) che non contengono quindi i messaggi degli utenti ma fotografano le azioni di coloro che usano l'applicazione vengono comunque condivisi. Un'evidente conferma è stata la pubblicazione della cosiddetta etichetta sulla privacy voluta da Apple: L'etichetta sulla privacy di Apple mostra quali e quanti dati vengono raccolti da WhatsApp.

Le Autorità irlandesi hanno ordinato a Facebook di portare i server entro i confini dell'Unione Europea ma al momento l'azienda non si è ancora attivata in tal senso. Anche gli utenti di WhatsApp trasferiscono ancor oggi Oltreoceano dati che non potrebbero esservi veicolati usando clausole contrattuali standard.

Il motivo per cui WhatsApp ha applicato alcune modifiche alla policy sulla privacy dovrebbe quindi essere più chiaro. Il legame tra Facebook e WhatsApp c'è oggi, c'era già prima ed è forte. E non potrebbe essere diversamente per un'azienda, come quella di Zuckerberg, che ha il pieno controllo su WhatsApp da quando fu acquisita a febbraio 2014.

D'altra parte evidenti frizioni con i fondatori di WhatsApp si crearono sin da subito con Jan Koum che dopo le promesse post-acquisizione lasciò l'azienda nel 2018 sbattendo la porta: Anche l'altro cofondatore di WhatsApp, Jan Koum, abbandona l'azienda.

Brian Acton, l'altro co-fondatore, aveva già abbandonato WhatsApp criticando poi aspramente, dall'esterno, il modo di fare di Facebook: Brian Acton continua a promuovere la campagna DeleteFacebook.

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