Un cavo Ethernet si collega al router, allo switch, al PC, al NAS o alla presa a muro e la rete funziona. In realtà può diventare il punto più debole dell’intera infrastruttura, soprattutto quando si usano connessioni in fibra da 1 Gbps o superiori, server NAS, access point WiFi 6/6E/7, videocamere IP, workstation e switch multi-gigabit. È quindi essenziale conoscere differenze e caratteristiche dei cavi Ethernet, in modo da fare la scelta giusta e non ritrovarsi con una rete dalle prestazioni limitate.
La rete cablata conserva un vantaggio netto rispetto al WiFi: offre più stabilità, minore latenza e prestazioni più prevedibili. Il WiFi dipende da distanza, ostacoli, interferenze, canali radio, client collegati e qualità dell’access point; Ethernet, invece, lavora su un mezzo fisico dedicato. A patto, però, di scegliere il cavo giusto.
Un cavo vecchio, danneggiato, troppo lungo, realizzato con materiali scadenti o non adatto alla velocità richiesta può limitare le prestazioni anche quando router, switch e scheda di rete supportano velocità superiori. Il caso più frequente è quello di una connessione FTTH da 1 Gbps collegata con un cavo obsoleto o mal crimpato: il link può negoziare a 100 Mbps invece che a 1 Gbps, con un collo di bottiglia immediato. Ma anche con una buona connessione FTTC a 200 Mbps, l’utilizzo di un vecchio cavo Cat-5 si fa sentire.
Perché il cavo Ethernet incide sulle prestazioni della rete
La velocità effettiva di una connessione cablata non dipende solo dalla categoria stampata sul cavo. Contano anche la scheda di rete del dispositivo, le porte dello switch o del router, la qualità dei connettori, la lunghezza della tratta, la posa nei corrugati, la presenza di interferenze elettromagnetiche e il rispetto degli standard di cablaggio.
Quando un PC, un NAS o uno switch stabiliscono il collegamento, i dispositivi negoziano automaticamente la velocità supportata da entrambe le estremità. Se un elemento non è adeguato, il collegamento scende alla velocità inferiore. Un router con porta 2,5 GbE collegato a un PC con scheda Gigabit Ethernet lavorerà a 1 Gbps. Allo stesso modo, due dispositivi 10 GbE possono scendere a 1 Gbps se il cavo non supporta una simile larghezza di banda o presenta problemi fisici.
La categoria del cavo indica le prestazioni minime previste in condizioni standard. Non è però una garanzia assoluta: un Cat-6 di buona qualità può comportarsi molto bene su tratte brevi, mentre un cavo dichiarato Cat-7 o Cat-8 ma economico, sottile, con conduttori CCA o con connettori mediocri può dare risultati peggiori di un buon Cat-6a.
Differenza tra cavi Ethernet: cosa significano Cat-5e, Cat-6, Cat-6a, Cat-7 e Cat-8
Ogni cavo Ethernet appartiene a una categoria, spesso indicata sulla guaina esterna: Cat-5e, Cat-6, Cat-6a, Cat-7, Cat-7a, Cat-8. La categoria definisce frequenze di lavoro, attenuazione, diafonia e capacità di supportare determinate velocità su una certa distanza.
Il connettore più comune è RJ-45, usato dalla quasi totalità dei dispositivi domestici e aziendali: router, switch, PC, NAS, smart TV, console, access point e stampanti di rete.
Alcune categorie, soprattutto in ambito Cat-7 secondo specifiche ISO, nascono storicamente anche con connettori diversi, ma nel mercato consumer si trovano spesso cavi venduti come Cat-7 con connettori RJ-45. Per questo è bene non fermarsi al nome commerciale stampato sulla confezione.
Cat-5 e Cat-5e: cosa cambia
I cavi Cat-5 appartengono a una generazione ormai superata. Sono ancora molto comuni nei vecchi impianti, ma non rappresentano una scelta consigliabile per i nuovi cablaggi. In molti casi supportano collegamenti 10/100 Mbps e non sono adatti a valorizzare connessioni in fibra o reti locali moderne.
Il Cat-5e, dove la “e” sta per enhanced, ha migliorato il controllo della diafonia e supporta Gigabit Ethernet fino a 100 metri. Per molte installazioni già esistenti è ancora sufficiente, soprattutto se l’obiettivo è collegare dispositivi a 1 Gbps.
Se in casa o in ufficio esiste già un cablaggio Cat-5e ben realizzato, non è detto che sia necessario sostituirlo subito. Prima conviene testare la velocità negoziata dai dispositivi e verificare il comportamento reale della tratta. Dispositivi dotati di interfaccia 2,5 GbE e 5 GbE possono funzionare anche su cablaggi Cat-5e a seconda della qualità della tratta e dell’hardware utilizzato. È importante perché molti router, mini PC, NAS e access point recenti integrano porte da 2,5 Gbps, una via di mezzo molto utile tra Gigabit Ethernet e 10 GbE.
Cat-6: la scelta equilibrata per molte reti
L’uso di un cavo Cat-6 è oggi una delle scelte più diffuse per reti domestiche e piccoli uffici: supporta 1 Gbps fino a 100 metri e può arrivare a 10 Gbps su tratte più brevi, generalmente fino a circa 55 metri in condizioni favorevoli.
Rispetto al Cat-5e offre una migliore gestione della diafonia, una frequenza di lavoro più elevata e una costruzione più adatta alle reti moderne. Per collegare PC, smart TV, console, access point, stampanti, decoder, videocamere IP e dispositivi IoT cablati, un buon Cat-6 in rame pieno è spesso più che sufficiente.
Cat-6a: il riferimento per chi vuole 10 GbE a 100 metri
Il Cat-6a, cioè Cat-6 augmented, porta la frequenza di lavoro a 500 MHz e nasce per supportare 10GBASE-T fino a 100 metri. È la scelta più sensata quando si realizza un cablaggio nuovo e si vuole evitare di rifare l’impianto dopo pochi anni.
Costa più del Cat-6, è di norma più spesso e meno flessibile, ma offre un margine superiore. In un’abitazione grande, in un ufficio, in uno studio professionale o in un ambiente dove si usano NAS, workstation e server, il Cat-6a permette di progettare la rete con maggiore tranquillità.
Il vantaggio diventa evidente quando le tratte reali non sono brevi. In un edificio, la distanza non corrisponde quasi mai alla linea d’aria tra router e stanza: il cavo segue corrugati, pareti, scatole di derivazione, controsoffitti e percorsi indiretti. Superare 40 o 50 metri è più facile di quanto sembri. Per questo, se l’obiettivo è portare un collegamento 10 GbE in modo stabile in più stanze, Cat-6a è preferibile a Cat-6.
Cat-7 e Cat-7a: attenzione al marketing
Cat-7 e Cat-7a sono spesso presentati come cavi “migliori” dei Cat-6a, ma la questione è più complessa. In molti casi il nome Cat-7 è usato in modo aggressivo nel marketing, soprattutto nei cavi patch venduti online. Non sempre il prodotto offre vantaggi reali in una rete domestica o in un ufficio tradizionale.
Il Cat-7 è associato alla Classe F secondo standard ISO/IEC e prevede schermature più spinte. Tuttavia non è la scelta tipica nei cablaggi strutturati basati sugli standard TIA più diffusi. Inoltre, per sfruttare davvero le caratteristiche della categoria, bisogna usare componenti coerenti lungo tutta la tratta: cavo, connettori, prese, patch panel, messa a terra e apparati compatibili.
Nella pratica, per una rete con connettori RJ-45 e obiettivo 10 GbE fino a 100 metri, un Cat-6a certificato e posato correttamente è spesso una scelta più razionale, più standard e più facile da gestire rispetto ai Cat-7.
Cat-8: velocissimo, ma non per il normale cablaggio di casa
Il Cat-8 supporta frequenze fino a 2.000 MHz ed è pensato per collegamenti 25GBASE-T e 40GBASE-T su tratte brevi, tipicamente fino a 30 metri. Nasce per ambienti come data center e collegamenti switch-server, non per cablare un’intera abitazione con tratte orizzontali da 100 metri.
Questo non significa che un cavo Cat-8 non possa funzionare con un PC o un router domestico. Significa però che, nella maggior parte dei casi, non porta benefici concreti rispetto a un buon Cat-6a. Anzi: può costare di più, essere più rigido, richiedere maggiore attenzione nella posa e risultare inutile se tutti gli apparati lavorano a 1, 2,5 o 10 Gbps.
Per casa e ufficio, Cat-8 ha senso solo in casi specifici: rack, armadi di rete, brevi collegamenti tra switch e server, ambienti tecnici con apparati compatibili e necessità reali superiori ai 10 Gbps.
Le categorie dei cavi Ethernet a colpo d’occhio
| Categoria | Velocità massima teorica | Larghezza di banda | Distanza massima | Schermatura tipica | Uso consigliato oggi | Note pratiche |
|---|---|---|---|---|---|---|
| Cat-3 | 10 Mbps | 16 MHz | Fino a 100 metri | Di solito U/UTP | No, categoria obsoleta | Usato in passato per telefonia e vecchie reti 10BASE-T. Non adatto alle reti moderne. |
| Cat-4 | 16 Mbps | 20 MHz | Fino a 100 metri | Di solito U/UTP | No, categoria obsoleta | Categoria storica, ormai non utilizzata nei cablaggi Ethernet moderni. |
| Cat-5 | 100 Mbps | 100 MHz | Fino a 100 metri | U/UTP o schermata, a seconda del cavo | No, salvo vecchi impianti già esistenti | Può limitare le prestazioni di connessioni fibra, NAS e reti Gigabit. Da sostituire nei nuovi cablaggi. |
| Cat-5e | 1 Gbps; in molti casi anche 2,5 Gbps o 5 Gbps | 100 MHz | Fino a 100 metri per 1 Gbps; 2,5/5 Gbps dipendono dalla qualità della tratta | U/UTP, F/UTP o altre varianti schermate | Sì, soprattutto se già presente | Ancora valido per molte reti domestiche e uffici. Non è la scelta migliore per nuovi impianti orientati al 10 GbE. |
| Cat-6 | 1 Gbps fino a 100 metri; 10 Gbps su tratte brevi | 250 MHz | Fino a 100 metri a 1 Gbps; fino a circa 55 metri a 10 Gbps | U/UTP, F/UTP, U/FTP, S/FTP | Sì, ottimo compromesso per casa e piccoli uffici | Adatto a fibra 1 Gbps, reti 2,5 GbE, access point moderni, NAS e collegamenti brevi a 10 GbE. |
| Cat-6a | 10 Gbps | 500 MHz | Fino a 100 metri a 10 Gbps | U/UTP, F/UTP, U/FTP, S/FTP | Sì, scelta consigliata per nuovi cablaggi strutturati | Più spesso e meno flessibile del Cat-6, ma più indicato per impianti longevi e reti 10 GbE. |
| Cat-7 | 10 Gbps | 600 MHz | Fino a 100 metri a 10 Gbps | Schermatura obbligatoria, spesso S/FTP o F/FTP | Solo in casi specifici | Spesso usato nel marketing dei cavi patch. Per reti RJ-45 tradizionali, Cat-6a è di solito più sensato. |
| Cat-7a | 10 Gbps; velocità superiori solo in scenari specifici e su tratte ridotte | 1.000 MHz | Fino a 100 metri a 10 Gbps | Schermatura obbligatoria, spesso S/FTP o F/FTP | Raramente utile in ambito domestico | Associato alla Classe FA in ambito ISO/IEC. Richiede componenti coerenti lungo tutta la tratta. |
| Cat-8 | 25 Gbps o 40 Gbps | 2.000 MHz | Fino a circa 30 metri | Schermatura obbligatoria, di solito S/FTP o F/FTP | Solo per tratte brevi e ambienti tecnici | Pensato soprattutto per data center, rack e collegamenti switch-server. Di solito inutile per casa e piccoli uffici. |
| Cat-8.1 | 25 Gbps o 40 Gbps | 2.000 MHz | Fino a circa 30 metri | Schermatura obbligatoria | Uso specialistico | Variante della famiglia Cat-8 più vicina alla connettività RJ-45/8P8C. Rilevante soprattutto in ambito professionale. |
| Cat-8.2 | 25 Gbps o 40 Gbps | 2.000 MHz | Fino a circa 30 metri | Schermatura obbligatoria | Uso specialistico | Associata a connettori diversi dal classico RJ-45, come GG45 o TERA. Poco rilevante per l’utente domestico. |
Come riconoscere la categoria di un cavo Ethernet
Il metodo più semplice consiste nel leggere quanto stampato sulla guaina. Di solito si trovano indicazioni come Cat.5e, Cat.6, Cat.6A, Cat.7, Cat.8, U/UTP, F/UTP, S/FTP, AWG, CCA, CU, LSZH o PVC.
La dicitura Cat indica la categoria. La sigla AWG indica lo spessore del conduttore: valori più bassi corrispondono a conduttori più spessi. Le indicazioni CU o bare copper segnalano conduttori in rame. La sigla CCA, invece, indica copper clad aluminum: alluminio rivestito di rame. I cavi CCA costano meno ma sono da evitare nei cablaggi seri, soprattutto con PoE (Power over Ethernet), tratte lunghe o velocità elevate.
Anche lo spessore fisico può dare un indizio, ma non basta. Un Cat-6a è spesso più spesso e rigido di un Cat-5e, ma esistono cavi economici con guaine generose e conduttori scadenti. La stampa sulla guaina, la scheda tecnica e la certificazione del produttore contano più dell’aspetto.
UTP, FTP, STP, S/FTP: cosa significano le schermature
I cavi Ethernet contengono 4 coppie di fili intrecciati. L’intreccio serve già a ridurre le interferenze, ma alcuni cavi aggiungono schermature complessive o sulle singole coppie:
- U/UTP indica un cavo non schermato: nessuna schermatura complessiva e nessuna schermatura sulle singole coppie. È la soluzione più comune in casa e in molti uffici.
- F/UTP indica un cavo con schermatura complessiva in foglio, ma senza schermatura sulle singole coppie.
- U/FTP indica un cavo senza schermatura complessiva, ma con schermatura sulle singole coppie.
- S/FTP o F/FTP indicano cavi con schermatura complessiva e schermatura delle singole coppie. SF/FTP aggiunge una doppia schermatura complessiva, di solito treccia più foglio.
La schermatura non rende automaticamente un cavo migliore in ogni situazione. Nelle installazioni abituali, un buon U/UTP Cat-6 o Cat-6a può funzionare benissimo. I cavi schermati diventano utili in ambienti con forti interferenze elettromagnetiche, quadri elettrici, macchinari, canalizzazioni affollate, tratte esterne o installazioni professionali particolarmente esposte.
C’è però una condizione essenziale ovvero che la schermatura sia gestita correttamente: servono connettori, prese, patch panel e apparati compatibili, oltre a una messa a terra eseguita a regola d’arte. In caso contrario, la schermatura può diventare inutile o addirittura creare problemi.
Cavi Ethernet vicino a cavi elettrici; le differenze tra cavi patch e cavi da posa
Un cavo Ethernet schermato non autorizza automaticamente la posa accanto ai cavi elettrici a 230 V. La separazione tra cavi dati e cavi di alimentazione resta un aspetto di sicurezza e di conformità normativa.
Quando i cavi di rete devono condividere percorsi con cavi in tensione, bisogna usare prodotti e modalità di posa adeguati, rispettando le norme applicabili. In Italia, per alcune installazioni può essere richiesta una certificazione specifica del cavo, come CEI-UNEL 36762 C-4, ma la valutazione deve essere fatta in base all’impianto e alla posa effettiva.
In ogni caso non bisogna improvvisare terminazioni Ethernet dentro scatole di derivazione usate anche per cavi elettrici. Per un cablaggio strutturato serio servono corrugati, scatole, prese e patch panel dedicati o comunque installati nel rispetto delle prescrizioni tecniche.
Un errore molto comune consiste nel comprare lunghi cavi patch già crimpati e passarli nei corrugati: può funzionare, ma non è la soluzione ideale.
Il cavo da posa, spesso indicato come solid cable, usa conduttori rigidi in rame pieno ed è pensato per restare installato nelle pareti, nei pavimenti, nei controsoffitti o nei rack: si termina su prese keystone, placche a muro o patch panel.
Il cavo patch, invece, usa conduttori flessibili ed è pensato per collegamenti brevi: dalla presa a muro al PC, dal patch panel allo switch, dal router al dispositivo vicino. È più comodo da maneggiare, ma non rappresenta la soluzione migliore per una tratta permanente dentro un edificio.
Cavi Ethernet dritti e incrociati: servono ancora i crossover?
In passato era importante distinguere tra cavi dritti, detti anche patch, e cavi incrociati, detti crossover. I primi servivano per collegare dispositivi diversi, per esempio PC e switch; i secondi per collegare direttamente due dispositivi dello stesso tipo, per esempio due PC o due switch.
La differenza riguardava la disposizione dei fili nei connettori RJ-45, secondo gli schemi T568A e T568B. Come spiegato nell’articolo sugli errori più comuni nel crimpare un cavo Ethernet, abbiamo detto che in un cavo dritto le due estremità seguono lo stesso schema; in un cavo incrociato una estremità segue T568A e l’altra T568B.
Oggi questa distinzione è molto meno importante perché la maggior parte delle schede di rete e degli switch supporta Auto MDI-X, una funzione che riconosce automaticamente la disposizione dei segnali e adatta il collegamento. Nella pratica, per quasi tutti gli usi basta un normale cavo patch dritto.
Esempi pratici: fibra FTTH e NAS Multi-gigabit
Chi ha una connessione FTTH da 1 Gbps deve usare almeno cavi Cat-5e in buone condizioni. Se il collegamento tra ONT, router e PC negozia a 100 Mbps, il problema può dipendere da un cavo vecchio, da un connettore danneggiato, da una porta Fast Ethernet o da una crimpatura errata.
Per verificare la velocità del link in Windows 11 o in Windows 10 si può aprire Impostazioni, Rete e Internet, Impostazioni di rete avanzate, quindi controllare la velocità collegamento della scheda Ethernet (basta cliccarci sopra).

In alternativa si premere Windows+R, digitare ncpa.cpl quindi cliccare due volte sull’interfaccia Ethernet: accanto a Velocità compare la larghezza di banda del collegamento sulla base della negoziazione effettuata dalla scheda installata. In un altro articolo abbiamo visto cosa fare se la velocità del link Ethernet fosse limitata a 100 Mbps.

Un NAS collegato a 1 Gbps può trasferire dati, nella migliore delle ipotesi, intorno a 110-115 MB/s reali. È un valore normale: 1 Gbps equivale a 125 MB/s teorici, ma protocolli, filesystem, overhead e limiti dei dischi riducono il dato effettivo.
Con una rete 2,5 GbE si può salire indicativamente oltre 250 MB/s reali, se NAS, switch, scheda di rete e storage lo consentono. Con 10 GbE si può andare molto oltre, soprattutto con SSD o array di dischi adeguati.
In questo scenario il cavo conta molto: per un NAS vicino allo switch, un buon Cat-6 può bastare anche per 10 GbE. Per tratte più lunghe o cablaggio nei muri, Cat-6a offre più garanzie.
Access point WiFi 6, WiFi 6E e WiFi 7: altro esempio pratico
Gli access point di oggi possono generare traffico superiore a 1 Gbps, soprattutto quando servono molti client o usano canali larghi. Per questo diversi modelli integrano porte 2,5 GbE o 5 GbE.
Se l’access point è collegato alla rete con un cavo datato o a una semplice porta Gigabit, le prestazioni dell’intera rete WiFi possono essere frenate dal collegamento cablato verso lo switch o il router, cioè dall’uplink. In situazioni di questo tipo conviene usare almeno un cavo Cat-6 e uno switch dotato di porte multi-gigabit, capaci di superare il limite di 1 Gbps.
Lo stesso principio vale per la tecnologia PoE, che permette di trasportare sul medesimo cavo sia i dati sia l’alimentazione elettrica del dispositivo. Nelle installazioni PoE è meglio evitare i cavi CCA, realizzati in alluminio rivestito di rame, e scegliere cavi in rame pieno di buona qualità, più affidabili per conduzione, dissipazione del calore e stabilità nel tempo.
Per il gaming online e le videoconferenze non serve necessariamente una rete a 10 Gbps: conta di più la stabilità. Un collegamento Ethernet a 1 Gbps con buon cavo Cat-5e o Cat-6 offre latenza più stabile rispetto al WiFi e riduce il rischio di jitter, disconnessioni o cali improvvisi. Per console, smart TV, PC da gioco e postazioni di lavoro, il cavo Ethernet resta spesso la scelta migliore.
Come verificare se un cavo Ethernet limita la rete
Accennavamo in precedenza che il primo controllo da effettuare consiste nel controllare la velocità negoziata dal sistema operativo o dallo switch. Se una porta dovrebbe lavorare a 1 Gbps ma risulta collegata a 100 Mbps, c’è quasi certamente un problema di cavo, connettore, porta o configurazione.
Il secondo controllo consiste nel sostituire temporaneamente il cavo con un patch cord corto e certificato: se la velocità torna corretta, la tratta precedente è il problema.
Per misurare la velocità tra due dispositivi della LAN, o meglio la larghezza di banda realmente impegnabile, si può usare uno strumento come iperf3. Installandolo su due sistemi collegati alla stessa rete, uno in modalità server e uno in modalità client, si ottiene una misura molto più affidabile di un semplice trasferimento file.
Per esempio, su un sistema si può avviare:
iperf3 -s
Sull’altro si può eseguire:
iperf3 -c indirizzo_ip_del_server
Il risultato mostra la banda effettiva ottenibile tra i due dispositivi coinvolti nella comunicazione. Se una rete Gigabit mettesse in evidenza valori molto bassi, bisogna controllare cavi, switch, schede di rete, driver e impostazioni.