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Continuano le discussioni sull'approvazione di Office Open XML come standard ISO

Il processo che dovrebbe condurre all'approvazione del formato Office Open XML di Microsoft a standard ISO subisce una battuta d'arresto. Dopo essere stato già certificato come standard approvato da ECMA, il formato - all'interno di una commissione tecnica "presieduta" dall'ANSI ("American National Standards Institute") - non ha raggiunto il numero di consensi necessari. Secondo Rob Weir di IBM, azienda che appoggia e supporta il formato OpenDocument (ODF) - già standard ISO - ha dichiarato che "la commissione ha riportato una lunga lista di commenti tecnici che debbono essere presi in considerazione". Per Doug Mahugh (Microsoft) il lavoro della commissione ANSI si è incentrato essenzialmente su questioni tecnico-editoriali ma non dovrebbe avere conseguenze sul processo "fast track" di approvazione di Office Open XML.

L’Associazione PLIO - Progetto Linguistico Italiano OOo - che raggruppa la comunità italiana dei volontari che sviluppano, supportano e promuovono la principale suite libera e open source per la produttività negli uffici - OpenOffice.org -, con un comunicato ufficiale, si dichiara contraria all'adozione di una procedura "fast track" che porti all'approvazione del formato Open Office XML come standard ISO. Le motivazioni addotte dall'Associazione PLIO sono state evidenziate in un documento inviato ad Uninfo, l’ente che rappresenta l’Italia all’interno dell’ISO, e che è stato chiamato a fornire un parere sulla validità del formato "Office Open XML" e sull’opportunità di adottare una procedura “fast track” per la sua approvazione. PLIO eccepisce, sostanzialmente, quanto segue:

- La possibilità di includere parti di documenti in formato proprietario – RTF e MHTML, o i formati chiusi delle precedenti versioni di Microsoft Office – fa sì che soltanto Microsoft sarà in grado di utilizzare lo standard mentre tutti gli altri saranno limitati a usare un sottoinsieme dello stesso.
- L’assenza di opzioni di interoperabilità con gli standard ISO esistenti e già in uso, come il formato ODF – standard ISO/IEC 23600 – nei confronti del quale non ci sono rimandi, nonostante l’ambito applicativo sia lo stesso (i documenti da ufficio) e il processo di standardizzazione sia terminato da più di un anno, ma siano addirittura presenti più soluzioni incompatibili.
- La possibilità di includere parti binarie non specificate, che apre le porte a una estensione del formato e consente a chiunque di aggiungere delle caratteristiche estranee al formato stesso, trasformandolo da formato aperto a formato chiuso e proprietario (una caratteristica che va contro il concetto di standard aperto).
- La presenza di una sola implementazione completa sul mercato, che è costituita da un software proprietario – Microsoft Office 2007 – che difficilmente potrà essere preso a riferimento da chi intende adottare il formato.
- La mancanza di chiarezza sulla proprietà intellettuale del formato, in quanto la licenza attribuisce la proprietà a Microsoft e tutela le terze parti che adottano il formato stesso con una generica “promessa a non perseguire” (anche questo va contro il concetto di standard aperto).
- Il mancato rispetto di alcune direttive del comitato JTC1, che ha il compito di esaminare e approvare il formato, come quella che richiede la disponibilità di un periodo di tempo sufficiente per un’analisi approfondita delle specifiche e la verifica della loro stabilità (soprattutto se il volume delle specifiche è di circa 6.000 pagine di testo).
- La presenza di numerose contraddizioni all’interno del testo e delle definizioni, che in alcuni casi prendono a riferimento standard obsoleti, come – ad esempio – nel caso dei codici linguistici (che usano un sottoinsieme dello standard ISO 639 che esclude – di fatto – il supporto di molte lingue).

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