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Corso Java - Seconda lezione

Come promesso iniziamo questa seconda puntata con la spiegazione riga per riga del codice citato nella precedente lezione (ved. questa pagina) cercando ci conseguire una visione un pò più generale circa il meccanismo di funzionamento di oggetti, classi e metodi.

I commenti
Cominciamo il nostro secondo appuntamento col fare una doverosa precisazione: quando si scrive un programma con un qualunque linguaggio di programmazione (non solo in Java...) è bene far uso dei commenti. Si tratta delle righe inserite da chi scrive il programma come ulteriore precisazione e spiegazione. L'uso dei commenti renderà il programma che si sviluppa più semplice da interpretare qualunque, in un secondo tempo, si dovessero effettuare delle modifiche.
Nel caso di Java i commenti sono le righe configurate nel modo seguente:

// commento su una riga
/** Commento su più righe
* Commento che si estende fino al carattere terminatore che vedete qui di fianco*/



I commenti vengono del tutto ignorati dal compilatore (ad essere precisi dall'analizzatore sintattico che ignora anche tutti gli spazi bianchi; ma per i nostri scopi questa puntualizzazione non è importante...) e di conseguenza non hanno alcun effetto sul programma. Rimane buona abitudine, tuttavia, far uso dei commenti per rendere il nostro codice più leggibile, anche nell'eventualità in cui questo debba essere letto da terze persone.

Analizziamo il semplice programmino presentato nella scorsa lezione. Esso si apre in questo modo:

public class HelloWorld {

In questo modo "comunichiamo" al compilatore Java che stiamo dichiarando una classe pubblica dal nome HelloWorld. La porzione di codice compresa tra le due successive parentesi graffe (detta blocco) è la definizione della classe. E' bene sottolineare come la parentesi graffa che chiude il blocco di definizione della classe HelloWorld è quella che chiude l'intero listato del programma come dovrebbe risultare evidente dall'indentazione (si tratta del modo di disporre le righe nello schermo, facendole precedere da opportuni spazi per evidenziare le corrispondenze). Segue la riga:

public static void main(String[] args){


Si tratta del primo metodo che scriviamo e che merita un approfondimento. Notiamo innanzitutto che il metodo si trova dentro la classe, in accordo con quanto evidenziato in precedenza. Il metodo main è un metodo particolare ed è l'unico metodo che l'interprete Java è in grado di eseguire autonomamente. Per questo motivo, ogni nostro progetto deve sempre contenere un metodo main che rappresenta il punto d'entrata del programma. Il metodo main deve iniziare esattamente come nell'esempio nel quale:

1. public indica che è accessibile da qualunque punto del programma, quindi anche dall'interprete Java
2. static indica che si tratta di un metodo di classe (ci occuperemo dei metodi di classe più avanti)
3. void indica il valore di ritorno. Esso indica in realtà che il metodo non restituisce niente.
4. main è il nome del metodo
5. all'interno delle parentesi abbiamo i parametri che vengono passati al metodo. Per ora non è importante capire l'esempio specifico: è sufficiente sapere che essi possono esserci o non esserci, così come possono essere in numero superiore ad uno. All'interno del corpo del metodo, anche qui racchiuso tra parentesi graffe, abbiamo l'unica vera istruzione del nostro esempio:

System.out.println("HelloWorld by ilsoftware.it");

In questo modo, tramite la funzione di libreria standard println scriviamo a video la stringa HelloWorld by ilsoftware.it. L'esecuzione del programma si presenta come in figura:


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