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Huawei e Honor: cosa succederà agli smartphone che si possiedono e a quelli che si acquisteranno

Huawei e Honor: cosa succederà agli smartphone che si possiedono e a quelli che si acquisteranno

Il bando deciso dall'amministrazione statunitense non avrà alcun impatto sui dispositivi attualmente in possesso degli utenti Huawei e Honor né su quelli attualmente in commercio. Gli scenari futuri.

Il braccio di ferro tra l'amministrazione Trump e la cinese Huawei è ormai noto. Quanto meno azzardata è stata la decisione del governo statunitense di mettere al bando alcune imprese cinesi vietando loro di fare affari e stringere accordi con le aziende statunitensi. Questa la news che abbiamo pubblicato a metà maggio 2019: Huawei messa al bando negli Stati Uniti: pugno duro contro alcune società cinesi.

Dopo l'incredibile presa di posizione delle Autorità d'Oltreoceano, si sono susseguiti una ridda di commenti e valutazioni con alcune delle "parti in causa" - come Google - che hanno provato a "mediare" cercando di spingere almeno su un parziale dietrofront.

Ciò che per il momento gli Stati Uniti hanno ottenuto è un inasprimento, anche a livello commerciale, dei rapporti con la Cina e con aziende come Huawei che ormai da decenni forniscono strumenti essenziali per il networking, adesso ancora più cruciali in ottica 5G.
Limitandosi ai soli settori consumer e prosumer, Huawei ha più volte dichiarato di essere ben organizzata per fronteggiare una decisione statunitense che viene considerata assolutamente ingiustificata (eventuali connivenze con il governo cinese o addirittura attività di spionaggio non sono mai state provate).


L'amministrazione Trump sta nelle ultime settimane ascoltando le considerazioni pervenute da molte aziende di spicco. Sono state valutate come estremamente rilevanti le valutazioni avanzate dal CEO di Apple, Tim Cook, che ha parlato di un concreto rischio per il business dell'azienda se l'attuale presidenza vorrà continuare con "il pugno duro": Tim Cook parla con Trump: le nuove disposizioni favoriscono Samsung.

Per il momento ciò che le aziende cinesi finite nel mirino del Governo USA e i rispettivi partner statunitensi hanno ottenuto è un'ulteriore proroga di 90 giorni durante i quali le relazioni e gli accordi commerciali potranno proseguire senza variazioni.
La nuova data da segnare sul calendario diventa quindi il 17 novembre 2019.

Cosa succede ai dispositivi Huawei e Honor già in possesso degli utenti o attualmente in commercio

Huawei, che detiene la proprietà anche sulla controllata Honor, ha più volte ribadito che il provvedimento non riguarderà i modelli di dispositivi attualmente in commercio. Inoltre, i possessori di dispositivi Huawei e Honor continueranno a ricevere gli aggiornamenti di Google Play Store e dei Google Play Services.

Lo ha confermato Google stessa che spiega che la decisione draconiana assunta dal governo USA non impatterà in alcun modo sui dispositivi degli utenti Huawei e Honor, attualmente in loro possesso.



Non solo. Anche Huawei ha ribadito che continuerà a offrire pieno supporto e aggiornamenti periodici per tutti i dispositivi dell'azienda e della controllata Honor.



Resta soltanto un punto interrogativo che non è stato sciolto: quali dispositivi Huawei e Honor riceveranno l'aggiornamento ad Android Q, l'ultima versione del sistema operativo Google non ancora rilasciata in versione finale (vedere Android Q, presentate le principali novità della decima versione)?

La lista dei terminali che dovrebbero ricevere Android Q dovrebbe essere la seguente:

P30 Pro
P30
Mate 20
Mate 20 Pro
PORSCHE DESIGN Mate 20 RS
P30 lite
P smart 2019
P smart+ 2019
P smart Z
Mate 20 X
Mate 20 X (5G)
P20 Pro
P20
Mate 10 Pro
PORSCHE DESIGN Mate 10
Mate 10
Mate 20 Lite
Honor V20
Honor Magic 2


L'elenco, soprattutto per ciò che riguarda Honor, potrebbe essere al momento ancora ben poco esaustivo.
Ad ogni modo, ricordiamo che anche per gli smartphone più vecchi Huawei continua a mettere a disposizione aggiornamenti di sicurezza, fino alla fine della data di supporto (vedere qui e qui).
Superata la data di fine supporto, si può comunque valutare la sostituzione del firmware ufficiale con una ROM di terze parti optando per uno dei progetti più famosi e apprezzati: Aggiornamento Android, come effettuarlo quando sembra impossibile.

Suggeriamo di accedere sempre alle impostazioni di Android, alle informazioni sul telefono quindi verificare il Livello patch di sicurezza: vedere anche Antivirus Android: no, non è affatto inutile.

Se l'orizzonte resta sereno per quanto riguarda la ricezione degli aggiornamenti sui terminali già in possesso degli utenti e su quelli attualmente in commercio, le cose potrebbero forse cambiare dal prossimo 17 novembre, a meno di "inversioni a U".
Scadrà in quella data l'ultima proroga concessa dal Dipartimento del Commercio statunitense: fino ad allora le aziende USA, Huawei e le altre imprese cinesi potranno proseguire con i loro rapporti. Non è escluso che possa essere concessa un'ulteriore nuova proroga di 90 giorni o, come il Presidente USA ha spesso fatto in passato, sono in molti a ipotizzare un accordo con la Cina che, ovviamente, eviterebbe gli scenari più complicati da gestire.


Come si comporterà Huawei con i dispositivi che commercializzerà dopo il 17 novembre?

Al momento è difficile fare previsioni: se non dovesse esserci alcun accordo tra Stati Uniti e Cina, se la vertenza avviata da Huawei per presunta incostituzionalità del trattamento riservato all'azienda dall'amministrazione Trump non dovesse sortire effetti, allora per gli smartphone Huawei e Honor la società guidata da Ren Zhengfei andrà per la sua strada. Almeno in ottica futura.


È infatti noto che Huawei sta lavorando su un suo sistema operativo alternativo ad Android e iOS che rompe il duopolio esistente e sembra nascere con grandi ambizioni.
Battezzato in Europa HarmonyOS e in estremo oriente HongMeng, il nuovo sistema operativo non sarà solamente un fork di Android, un po’ quello che Amazon ha fatto con il suo Fire OS.

Come abbiamo visto nell'articolo Il sistema operativo di Huawei si chiama HarmonyOS: funzionerà su una vasta gamma di prodotti, smartphone compresi, gli ingegneri di Huawei stanno mettendo a punto un sistema operativo che costituirà la base per un intero ecosistema di prodotti; HarmonyOS si adatterà sia ai dispositivi per l'Internet delle Cose supercompatti e con una ridottissima dotazione hardware sia, ad esempio, ai PC più performanti.

HarmonyOS diverrà insomma il sistema operativo di riferimento dell'azienda cinese e superati gli scogli iniziati legati alla creazione di un ecosistema convincente (soprattutto di uno store ben fornito di app Android-compatibili), forte dei "numeri" conquistati fino ad oggi, a partire dal 2021 la società potrebbe tornare più forte di prima.

Il progetto non è certo figlio di pochi mesi di attività: non è stato certo avviato quanto Trump ha deciso per il "pugno duro" ma è ben più di un "piano B", un'iniziativa che è frutto di anni di lavoro. Il sistema operativo ha suscitato l'interesse di aziende come Xiaomi, Oppo e Vivo, a conferma che il progetto viene visto anche come una risposta concreta a quelle che sono state valutate come inaccettabili ingerenze nel business di un insieme di società private in libero mercato. Ulteriore "spia" è l'alleanza formata dalle tre aziende per lo sviluppo di un sistema volto a facilitare il trasferimento dei dati tra dispositivi: Xiaomi, Oppo e Vivo sviluppano un protocollo condiviso per trasferire file tra smartphone.


Wilbur Ross, segretario al commercio degli Stati Uniti, ha fatto sapere che le autorità hanno inserito nella "lista nera" (che vieta ai soggetti ivi iscritti di comprare beni e servizi americani) decine di nuove società controllate da Huawei. Senza mezzi termini, Ross ha spiegato che "sarà più difficile per Huawei aggirare le sanzioni".

Nel frattempo, fintanto che HarmonyOS non sarà divenuto sufficientemente maturo, Huawei continuerà a puntare su Android dal momento che avrà sempre titolo per usare la versione AOSP del sistema operativo. È stato oggetto di conferme il fatto che Huawei non potrà preinstallare le app sviluppate da imprese con sede negli Stati Uniti: se per Facebook, WhatsApp e così via ciò non è un problema (gli utenti potranno scaricarle dalla App Gallery del produttore cinese), l'assenza di Google Play Services e Google Play Store lo sarà. Eventuali soluzioni alternative sono tutte da verificare.

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