lunedì 15 marzo 2021 di 1657 Letture
La navigazione in incognito non tutela la privacy: ammessa la class action contro Google

La navigazione in incognito non tutela la privacy: ammessa la class action contro Google

I giudici californiani ammettono le contestazioni mosse dai promotori di una class action multimiliardaria. L'accusa punta il dito contro la modalità di navigazione in incognito di Chrome.

Della modalità di navigazione in incognito offerta dai principali browser web abbiamo parlato spesso.
Si tratta di uno strumento che evita la memorizzazione del contenuto delle pagine web, della cronologia, della cache, delle password, delle informazioni inserite nei form online, dei cookie e di tutti gli altri dati relativi alla sessione di navigazione.
Chiudendo la finestra di navigazione in incognito tutti i dati vengono rimossi e resi inaccessibili. Ne abbiamo parlato nell'articolo Navigazione in incognito, quando utilizzarla?.

Durante l'utilizzo della finestra di navigazione in incognito le pagine e le applicazioni web aperte non possono accedere, ad esempio, al contenuto dei cookie memorizzati nella modalità di funzionamento normale del browser. Inoltre, non si risulterà più "loggati" su alcun sito. Sarà come aver ripulito completamente la cache del browser ripartendo da una configurazione "pulita".


Nulla vieta però ai siti web di tracciare gli utenti anche nella modalità di navigazione in incognito e, ad esempio, di collegare gli indirizzi IP alle precedenti sessioni.

La novità è che i giudici californiani hanno accolto una class action avviata nei confronti di Google e relativa alla raccolta di dati nella modalità in incognito di Chrome.
Secondo l'accusa, che chiede un risarcimento danni di 5 miliardi di dollari, Google continuerebbe a svolgere attività di tracciamento dei dati anche nella modalità di navigazione in incognito.

L'azienda di Mountain View si è difesa osservando che "ogni volta che si apre una scheda in incognito i siti web possono essere in grado di raccogliere informazioni sull'attività di navigazione". Google conferma insomma che "incognito non significa invisibile e che l'attività dell'utente durante la sessione di navigazione può comunque essere visibile ai siti web visitati così come a qualsiasi servizio di analisi o di advertising gestito da soggetti terzi".


La navigazione in incognito non equivale alla "navigazione anonima" che si ottiene ad esempio soltanto utilizzando strumenti come Tor Browser: Tor Browser, cos'è e come funziona la nuova versione del programma.

Ad ogni modo i giudici del tribunale californiano hanno deciso che le contestazioni mosse nei confronti di Google sono meritevoli di essere accolte e l'azienda fondata da Larry Page e Sergey Brin dovrà affrontare un processo per presunta violazione delle leggi sulla privacy della California e delle norme federali sulle intercettazioni.

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