Microsoft risponde a Kaspersky restituendo al mittente ogni accusa

La società di Redmond, pur senza citare esplicitamente Kaspersky, ribatte punto per punto alle critiche provenienti dalla Russia. Nessun comportamento discutibile e massima libertà lasciata agli utenti. L'affaire Windows Defender passa a questo punto alla Commissione Europea.

Seppur indirettamente, Microsoft ha voluto rispondere punto per punto alle accuse sollevate nei giorni scorsi da Kaspersky e, in particolare, dal numero uno della società russa sviluppatrice di software e soluzioni per la sicurezza informatica: Kaspersky si rivolge all’antitrust europea: Windows Defender esclude gli antivirus rivali.

Microsoft spiega di aver voluto integrare in Windows una soluzione per la sicurezza “di serie”, capace di fornire un adeguato livello di protezione anche nel caso in cui l’utente non installasse alcun software antimalware.


Non solo. La società di Redmond ha investito molto e continuerà a investire su Windows Defender per migliorarne le abilità nell’individuazione e nella neutralizzazione delle minacce, anche le più recenti.
Microsoft spiega che Windows Defender continuerà a crescere grazie anche al fatto che l’antimalware predefinito di Windows 10 adesso poggia saldamente sul cloud: utilizzando tecniche di analisi comportamentale, machine learning e una serie di segnali provenienti dai sistemi dislocati in tutto il mondo, il software riuscirà a fornire una protezione ancora più “furba”, efficace in tempo reale.

E vengono citati i progressi certificati anche da società indipendenti: ben lontani dai risultati mediocri del recente passato, adesso Windows Defender – secondo AV-Comparatives – sarebbe in grado di riconoscere il 99,5% delle minacce “reali” con un numero di falsi positivi “accettabile”.

Microsoft afferma però di riconoscere il valore e l’importanza della libertà di scelta degli utenti: l’azienda garantisce quindi di offrire pieno supporto a 80 produttori di software antimalware nell’ambito del programma Microsoft Virus Initiative (MVI).
Tale iniziativa permette di condividere con i produttori di terze parti tutte le informazioni per rendere compatibili con Windows i software per la sicurezza e integrarne il funzionamento con l’interfaccia del sistema operativo.

I portavoce di Microsoft spiegano che l’azienda si è recentemente assunta un impegno importante: distribuire due nuovi feature update per Windows 10 ogni anno, a marzo e a settembre (Aggiornamenti per Windows 10 e Office a marzo e settembre, ogni anno).
Tutte le modifiche apportate “dietro le quinte” a Windows 10 vengono condivise con le società sviluppatrici di antivirus che hanno aderito al programma MVI. Esse, ed è questa la tesi di Microsoft, possono provare la compatibilità dei rispettivi prodotti con largo anticipo rispetto alla pubblicazione e alla distribuzione dei feature update agli utenti finali.
C’è poi il programma Windows Insider che com’è noto dà modo a chiunque di accedere alle build di anteprima di Windows 10.

Secondo Microsoft, il 95% degli utenti già usa prodotti per la sicurezza di terze parti che sono completamente compatibili con Windows 10 Creators Update.
Il meccanismo che ha approntato Microsoft fa in modo che i prodotti incompatibili vengano temporaneamente disattivati in Windows 10 indicando all’utente la necessità di aggiornare a una versione successiva dell’applicazione. “Abbiamo aggiunto questa funzionalità di concerto con i produttori di software antivirus“, sostiene Microsoft.

Quando un software antivirus di terze parti è in esecuzione su Windows 10, è aggiornato ed è dotato di una regolare licenza (non è scaduto), Windows Defender viene automaticamente disattivato e non interferisce in alcun modo con l’applicazione sviluppata dal partner. Inoltre, precisa Microsoft, in questi casi Windows Defender non si permette di effettuare alcuna scansione aggiuntiva.

Per Microsoft, insomma, non c’è nessuna imposizione né tanto meno non vi è alcun comportamento scorretto o discutibile. Senza mai citare il nome di Kaspersky, Microsoft rimanda al mittente tutte le accuse.

A questo punto sarà la Commissione Europea a decidere, sulla base delle doglianze di Kaspersky, a decidere se vi siano i margini per aprire un’indagine a carico di Microsoft.

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