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Miglior smartphone Android, gli aspetti da considerare nella scelta

Esistono centinaia di modelli di dispositivi mobili sul mercato. Come fare per scegliere il miglior smartphone Android? Quali sono le caratteristiche e gli aspetti da tenere in considerazione per la scelta?

Anche perché pretendere di rincorrere sempre il miglior smartphone Android sul mercato è cosa dispendiosa e inutile.
A seconda delle proprie specifiche esigenze e, ovviamente, del budget disponibile, non sono poi moltissimi gli elementi da tenere a mente nella scelta dello smartphone migliore.
Anche perché non esiste uno smartphone Android migliore in assoluto. Piuttosto, il mercato offre di sicuro lo smartphone che, per le proprie esigenze, considerando anche il suo rapporto qualità-prezzo è con buona probabilità quello più consono.

Di seguito prendiamo in esame i parametri che sono maggiormente rilevanti nella scelta del miglior smartphone Android.


Come si seleziona il miglior smartphone Android

Difficilissimo dire qual è il miglior smartphone Android: c'è invece quello che meglio si adatta alle proprie esigenze. Anche perché, nonostante i produttori cerchino continuamente di innovare e di proporre quella funzionalità in più per destare l'interesse degli utenti finali, il mercato offre già una ricca gamma di dispositivi dotati di caratteristiche evolute tra i quali c'è già l'imbarazzo della scelta.

Miglior smartphone Android, gli aspetti da considerare nella scelta

1) Dimensione dello schermo

Uno degli aspetti che incide di più nella scelta di uno smartphone è senza dubbio la dimensione dello schermo. La tendenza del mercato è, in generale, quella di proporre smartphone sempre più sottili ma con uno schermo di grandi dimensioni.

Tanto che il termine phablet, originariamente pensato per identificare gli smartphone con display di dimensione superiore ai 5,1 pollici (fino ad arrivare ai 6,99 pollici) si usa sempre di meno nelle recensioni. Sono moltissimi gli smartphone equipaggiati con uno schermo di diagonale superiore ai 5,1 pollici.

Oggi, quindi, la scelta ricade fra gli smartphone con display compreso tra 4,0 e 5,0 pollici e quelli che superano i 5,1 pollici.

I primi garantiscono indubbiamente una buona maneggevolezza ma i secondi sono sempre più preferiti perché consentono di navigare comodamente sul web senza neppure ingrandire gli elementi presenti nelle pagine (nel caso dei siti che non sono full responsive), permettono di apprezzare meglio la qualità di una foto o visionare un video.
Lo svantaggio è che, ovviamente, sono inadatti alle tasche di dimensioni ridotte.

Noi adoriamo gli smartphone che in molte occasioni possono sostituire un tablet o, addirittura, un notebook "basico" ma si tratta di una scelta personale di ciascun utente che non può e non deve essere oggetto di discussione.

Gli smartphone con display di dimensione inferiore ai 5 pollici, comunque, possono ormai essere considerati prodotti con uno schermo "piccolo"; quelli con diagonale compresa tra 5 e 5,4 pollici hanno uno schermo "medio"; quelli, ancora, con schermo uguale o superiore ai 5,5 pollici sono oggetti con display "grande".

In generale uno smartphone da 5 pollici o meno dovrebbe essere scelto se si prevede di usarlo per lunghi tratti anche con una sola mano.

2) Qualità dello schermo

Oggi come oggi consigliamo un dispositivo che offra una risoluzione almeno pari a 720p (HD). Sono però da prediligere i device con uno schermo 1080p (Full HD).
Se il display dello smartphone ha una risoluzione pari a 1080p, significa che può offrire una risoluzione pari a 1.920x1.080 pixel, la stessa che viene garantita da un TV neanche troppo recente (ora si parla sempre più spesso di 4K e UHD: Differenza 4K e UHD: ecco cosa cambia). Le immagini, però, appariranno ovviamente molto più nitide sul display di uno smartphone con una diagonale, ad esempio, di 5 pollici rispetto a quanto accade sullo schermo di un computer da 24 pollici o su un TV da 42 pollici.
Alcuni display degli smartphone sono già 4K (risoluzione 3.840x2.160 pixel) ma, francamente, schermi del genere trovano ben poche applicazioni pratiche di indubbia utilità. Esistono anche dispositivi quad-HD (2.560x1.440 pixel) come il Samsung Galaxy S7.

È bene comunque non concentrarsi troppo sulla risoluzione (o comunque non soltanto su questo aspetto) e considerare invece anche il dato relativo ai PPI (pixel per pollice) del dispositivo. Il valore PPI (che non deve essere mai inferiore a 300) esprime la densità di pixel presenti in un pollice lineare su uno schermo digitale ed è uno dei più importanti indicatori della "qualità" di un display dal momento che esprime un valore assoluto rapportato alla risoluzione ed alle dimensioni dello schermo: più è alto il valore di PPI, più le immagini visualizzate risulteranno nitide.

Particolarmente rilevante è la tecnologia con cui lo schermo dello smartphone è stato realizzato. LCD e AMOLED sono due cose differenti: i secondi offrono colori saturi ma, spesso, non sono accurati come accade invece nel caso degli LCD.
Gli AMOLED, poi, soffrono di un problema comune: tendono al blu. Inoltre, col trascorrere del tempo, via a via che i diodi responsabili del colore blu tenderanno a spegnersi, prevarrà la tonalità gialla.

- IPS-LCD. È la soluzione di tipo tradizionale (presentata nel 1996 da Hitachi e perfezionata da LG), dotata di retroilluminazione, che consente di ottenere angoli di visione estremamente ampi (molto vicini ai 180 gradi). La resa dei colori è molto fedele; i bianchi sono di elevata qualità ed il consumo energetico è piuttosto contenuto.
I tempi di risposta degli IPS-LCD sono più elevati rispetto ai vecchi TFT ma risultano comunque irrilevanti sugli smartphone. In alcune configurazioni, inoltre, gli IPS-LCD possono evidenziare un problema di riflessi.


- OLED/AMOLED. Si chiamano AMOLED gli schermi OLED a matrice attiva (AM). È la tecnologia sulla quale Samsung ha deciso di investire molto negli ultimi anni seppur contraddistinta da un costo superiore.
Rispetto ai classici LCD, gli OLED non necessitano della retroilluminazione perché i pixel sono in grado di emettere luce propria e, di conseguenza, ridurre consumo di energia ed aumentare l'autonomia della batteria.
Nel caso degli OLED un pixel nero risulterà completamente spento e non sarà necessario alcun consumo di energia per gestire quel pixel.
Dal punto di vista tecnico, gli OLED sono costituiti da materiali elettroluminescenti la cui struttura è costituita essenzialmente da carbonio (elementi organici). Effettuando dei "drogaggi" (aggiunta di atomi non facenti parte del semiconduttore originale) è possibile modificare il comportamento del materiale variando il "colore" della luce emessa (da bianca in rossa, verde e blu). Combinando tre display di piccolissime dimensioni, si può fare in modo che l'occhio umano percepisca qualunque colore (rosso, verde e blu sono colori primari).
Grazie alle loro specificità, gli OLED possono garantire neri profondi e contrasti migliori rispetto agli IPS-LCD.
Samsung, inoltre, nel corso degli anni è riuscita ad avvicinare l'angolo di visione ottenibile con i suoi AMOLED a quello degli IPS-LCD.

- Super LCD e Super AMOLED. Sono semplicemente migliorie delle versioni iniziali delle tecnologia IPS-LCD ed AMOLED.
Nel caso del Super LCD, grazie alla collaborazione nata nel 2004 tra Sony e Samsung, si è ottimizzato il livello del nero e l'angolo di visione.
I Super AMOLED, invece, propongono display meno suscettibili ai riflessi, più luminosi e capaci di ridurre ulteriormente i consumi energetici.

3) Fotocamera digitale: si vuole sostituire una compatta di fascia alta?


Il terzo aspetto da considerare nella scelta dello smartphone Android, è la fotocamera principale che equipaggia il dispositivo. A meno di non essere amanti spasmodici dei selfie, la fotocamera più importante è quella posteriore, posizionata sul dorso dello smartphone.

Nel valutare la qualità della fotocamera, è bene esaminare le specifiche e porre attenzione sulla dimensione del singolo pixel (espressa in micron; un valore più elevato è migliore) e sull'apertura focale (numeri inferiori sono migliori).
Il rapporto focale indica il rapporto esistente tra lunghezza focale di un obiettivo e il diametro del diaframma in cui entra la luce. Se il valore è contenuto, significa che la fotocamere è in grado di garantire ottime performance e quindi, foto di qualità, anche in condizioni di scarsa luminosità.

Un rapporto focale basso, pari a f/2.0 o inferiore, indica l'uso di un obiettivo particolarmente luminoso e veloce perché per la stessa quantità di luce può essere utilizzato un tempo di posa più corto. Tale obiettivo ben si adatta anche a tempi di esposizione lunghi ove la luminosità sia scarsa.

Oltre a scegliere smartphone dotati di fotocamera con basso rapporto focale (f/2.0 o meno), per ottenere foto qualitativamente valide è bene cercare nelle specifiche la presenza di uno stabilizzatore ottico che aiuterà a scongiurare foto sfocate e contribuirà a migliorare le foto scattate con condizioni di luce tutt'altro che ottimali.

Alcuni smartphone, poi, consentono di scattare eccellenti foto di panorami grazie al grandangolo: si pensi all'LG G5. Il dispositivo vanta un campo visivo più ampio rispetto a quello umano arrivando fino a 135 gradi mentre l'occhio si ferma a 120-125 gradi.

Dispositivi come lo Huawei P9 sono dotati di una doppia fotocamera posteriore (dual camera): una scatta una foto in monocromatico mentre l'altra acquisisce un'immagine a colori. Così facendo, la dimensione del singolo pixel - combinando le informazioni delle due fotocamere - arriva a 1,76 micron (valore migliore rispetto agli 1,4 micron del Galaxy S7).


Il dato della risoluzione in megapixel può essere invece praticamente ignorato.

4) Scegliere lo smartphone con un occhio al processore

Quando si parla di smartphone, usare il termine processore non è propriamente corretto. Nel caso dei dispositivi mobili, infatti, si parla di SoC (System-on-a-Chip): oltre al processore centrale, infatti, essi integrano anche un chipset ed eventualmente altri controller come quello per la memoria RAM, la circuiteria input/output o il sotto sistema video.

Allo stato attuale lo Snapdragon 820 è il SoC che Qualcomm propone per i dispositivi di fascia più alta (è stato da poco presentato il modello 821: Snapdragon 821 è il nuovo processore top di Qualcomm).
Il corrispondente di MediaTek si chiama Helio X20 che a breve sarà sostituito dalla versione ancora più performante: MediaTek presenta Helio X30, processore a 10 core.

A seconda delle proprie esigenze, evidentemente, non è necessario optare per un dispositivo con il SoC migliore in assoluto.

Più o meno, comunque, uno Snapdragon 820 può offrire il doppio delle prestazioni rispetto al poco fortunato 810, scartato da Samsung per i ben noti problemi di surriscaldamento.

Ad oggi i SoC della serie 600, comunque, offrono comunque un buon compromesso e sono generalmente utilizzati negli smartphone di fascia media. Se non si vuole spendere tanto, uno Snapdragon 650 è generalmente inserito nei dispositivi con un buon rapporto tra qualità e prezzo.

L'importante è depennare la velocità di clock dalla lista degli aspetti importanti da considerare. Quando si valuta il SoC utilizzato in uno smartphone è invece esaminarne sempre la data di prima commercializzazione (processori vecchi usano un design più datato e meno efficiente, anche in termini di consumo energetico). Inoltre, va considerato il numero di core sul quale poggia il suo funzionamento il SoC.


Questo sito consente di paragonare agevolmente le caratteristiche di tutti i SoC utilizzati nei dispositivi mobili; non soltanto gli Snapdragon di Qualcomm ma anche i chip di MediaTek, gli Exynos di Samsung; gli HiSilicon della controllata di Huawei e così via.

I risultati dei benchmark effettuati con le app di Passmark, poi, consentono di farsi un'idea sulle prestazioni di ciascuno smartphone passato e presente.
Collegandosi con questa pagina, gli smartphone vengono ordinati dal più prestazionale a quello meno performante.
È importante notare che, soprattutto nel caso di Samsung, i nomi che appaiono in lista non sono quelli commerciali ma le sigle corrispondenti ai vari modelli dei dispositivi prodotti dall'azienda sudcoreana.
Ad esempio, SM-G930W8 è il Galaxy S7; SM-N920P il Galaxy Note 5; SM-T813 il Galaxy Tab S2 e così via. Basta una semplice ricerca su Google per risalire alla denominazione commerciale di ciascun device.

5) Memoria RAM e storage

Quando si sceglie uno smartphone di fascia media, bisognerebbe comunque orientarsi - oggi - su modelli che montano almeno 2 GB di RAM. Nei top di gamma "ultimo grido" si troveranno ben 4 GB di RAM.

Per quanto riguarda lo storage interno, utilizzabile per la memorizzazione dei dati, suggeriamo di scegliere - ove possibile - sempre smartphone che integrano almeno 16 GB di memoria.
Quantitativi di storage inferiori sono oggi sconsigliabili perché installando qualche decina di applicazioni e salvando con regolarità foto e video, lo spazio disponibile verrà rapidamente esaurito.

App come Google Foto permettono di gestire le immagini e i video memorizzati nella memoria del dispositivo. Dopo averne effettuato il backup automatico sui server di Google, tutti i file possono essere cancellati dallo smartphone in modo da recuperare spazio.
Il bello è che Google Foto consentirà comunque di accedere ai file rimossi continuando a visualizzarli nella sua galleria fotografica (e ciò proprio grazie ai backup mantenuti su cloud).
Per sapere tutto su Google Foto, suggeriamo la lettura dell'articolo Google Foto, le funzionalità che potreste non conoscere.


È sempre bene, poi, preferire gli smartphone che permettono di estendere lo storage interno mediante l'utilizzo di uno slot microSD.
Se le ultime versioni di Android consentono di spostare buona parte delle applicazioni sulla microSD, fino ad Android 5.x Lollipop ciò non risulta possibile, almeno non in maniera semplice. Se è vero che si possono spostare foto, immagini e file di molte app (di recente Google Maps consente, ad esempio, di salvare su scheda microSD le mappe offline: ), almeno fino ad Android 5.x Lollipop le app possono essere spostate su microSD solo con un bel po’ di lavoro: Liberare spazio Android, ecco come fare.

Ecco perché è bene acquistare uno smartphone Android con una "dote" di storage interno non inferiore ai 16 GB.

6) Supporto LTE: attenzione alle frequenze

Oltre al supporto WiFi e Bluetooth, tutti gli smartphone di recente fattura offrono la possibilità di collegarsi, nelle zone coperte, in modalità LTE/4G (sempre che il servizio sia fornito dall'operatore di telefonia mobile).

Se si acquista uno smartphone in Italia, il dispositivo è certamente compatibile con tutti gli operatori del nostro Paese. In altre parole, lo smartphone è in grado di stabilire la connessione sulle frequenze usate per erogare il servizio LTE/4G da TIM, Vodafone, Wind e 3 oltre che dai vari MVNO (a patto che supportino LTE).

Non tutti gli "smartphone cinesi", invece, riescono a collegarsi sulle frequenze usate dagli operatori italiani per l'erogazione del servizio LTE/4G. Quando si acquista uno smartphone, quindi, è sempre opportuno verificare le frequenze supportate: ne abbiamo parlato nell'articolo Dual SIM Android, come scegliere e configurare lo smartphone.


7) Batteria e autonomia del dispositivo

Quando si sceglie uno smartphone Android è bene concentrarsi anche sull'aspetto legato all'autonomia della batteria. Un dispositivo che si scarica rapidamente e che usa una batteria sottodimensionata rispetto all'hardware risulta inutile perché la batteria apparirà spesso scarica, soprattutto nei momenti in cui abbiamo davvero bisogno di usare lo smartphone.

Oggi, quindi, mai orientarsi su smartphone dotati di una batteria di capacità inferiore a 3.000 mAh e su prodotti che dichiarano meno di 9 ore di autonomia (navigazione continuativa in modalità LTE/4G).

Parsimoniosi in termini di batteria sono i dispositivi Huawei, OnePlus, il Google Nexus 6P e i top di gamma Xiaomi, tutti capaci di superare le 12 ore.

8) Lettore di impronte digitali, chip NFC e altro ancora

Non tutti gli smartphone che dispongono di un lettore di impronte digitali integrano un chip NFC. Il risultato è che in assenza di quest'ultimo, il lettore di impronte digitali potrà essere impiegato - prevalentemente - per sbloccare il dispositivo senza neppure passare per il lock screen.
Con NFC, invece, si potrà accedere alle applicazioni che trasformano il dispositivo Android in un borsellino elettronico, non appena arriveranno anche in Italia. Google ha infatti recentemente stretto accordi commerciali con i principali gestori di transazioni anche nel nostro Paese (vedere ad esempio questo comunicato) ed è probabile che Android Pay possa debuttare già entro la fine dell'anno (Android Pay al debutto per i pagamenti in mobilità).


  1. Avatar
    Stefano S.
    01/09/2016 17:37:08
    Aggiungerei il seguente punto: 9) Scegliere marche che non siano solite abbandonare Android al proprio destino bensì che prevedano di aggiornare il sistema con le più recenti patches di sicurezza
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