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Radiazioni telefono cellulare e tumori: le conclusioni di uno studio durato 10 anni

Radiazioni telefono cellulare e tumori: le conclusioni di uno studio durato 10 anni

Sono pressoché inconcludenti le conclusioni di una ricerca svolta dagli esperti del National Institutes of Health statunitense. Ecco i risultati più importanti sul legame tra utilizzo di cellulari e smartphone e insorgenza di tumori.

È certamente uno degli argomenti più delicati e, allo stesso tempo, più importanti in assoluto: la presunta relazione tra l'utilizzo di telefoni cellulari e smartphone e l'insorgenza di patologie tumorali.

Il National Institutes of Health statunitense, uno dei più famosi e autorevoli centri di ricerca mondiali in campo medico, ha pubblicato i risultati di uno studio durato ben 10 anni e incentrato sulle verifica del potenziale collegamento tra utilizzo intensivo del cellulare e cancro.

Nelle conclusioni alle quali si è pervenuti in data odierna si legge che non è stata dimostrato un incremento rilevante nell'incidenza tumorale durante la prolungata esposizione di ratti e topi a radiazioni a radiofrequenza (RFR). I ricercatori, però, hanno espressamente dichiarato che non è possibile escludere che le RFR siano carcinogene. Di fatto ciò che si è sempre sostenuto fino ad oggi.

Radiazioni telefono cellulare e tumori: le conclusioni di uno studio durato 10 anni

Non sono bastati quindi 10 anni e 25 milioni di dollari di investimenti per giungere a conclusioni definitive sull'argomento.


Scendendo un po’ più nel dettaglio i ricercatori hanno esposto una popolazione di topi e ratti ad emissioni a 900 e 1900 MHz per 9 ore al giorno applicando valori di potenza compresi tra 1 e 10 Watt per chilogrammo di peso.
Basti pensare che la FCC (Federal Communications Commission) impone un'esposizione massima di 0,08 Watt per chilogrammo e il valore massimo consentito, per i soggetti che - per lavoro - devono esporsi alle radiazioni elettromagnetiche dei dispositivi per le telecomunicazioni non può assolutamente superare i 20 Watt/kg per un massimo di 6 minuti.

I livelli di RFR ai quali sono state esposte le cavie sono quindi da considerarsi ordini di grandezza più elevati rispetto a quelli che gli utenti normali sperimentano tutti i giorni durante l'impiego di un cellulare o di uno smartphone.


A seguito dell'esposizione prolungata sulle frequenze dei 900 MHz, gli esperti hanno individuato qualche evidenza tumorale benigna di Schwannoma nei tessuti che cingono i nervi nei cuori dei ratti maschi, ma non nei ratti o topi femmina. Evidenze "equivoche" (termine che sta appena sopra la dizione "nessuna evidenza" e che mette in discussione la diretta relazione con la radizione elettromagnetica persistente) di gliomi cerebrali sono state invece rilevate nelle femmine.
A 1900 MHz, poi, sono state individuate evidenze "equivoche" a livello di polmoni, fegato e altri tessuti sia nella popolazione maschile che femminile.

Difficilissimo e molto pericoloso, quindi, trarre conclusioni affrettate dagli studi appena pubblicati e consultabili a questo indirizzo.

Ciò che appare evidente, però, è che se almeno potenzialmente qualche legame tra le emissioni dei telefoni cellulari e i tumori via possa davvero essere, l'incidenza sarebbe davvero minima se si considerano i livelli di esposizione estremi ai quali è stato sottoposto l'intero corpo della popolazione di cavie composta da ratti e topi.

È ovvio che un utilizzo attento dei dispositivi mobili, evitando soprattutto di tenerli a contatto con l'orecchio per lungo tempo, è certamente consigliabile.
Inoltre, nell'articolo Smartphone che emettono più radiazioni: quali sono? abbiamo spiegato che cos'è il valore SAR (Specific Absorption Rate) e come aiuta a verificare la quantità di potenza da radiofrequenze assorbita dal corpo umano nell'unità di tempo quando esso viene esposto al campo elettromagnetico prodotto da ciascun modello di cellulare o smartphone.

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