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giovedì 16 settembre 2021 di 1960 Letture
Realtà aumentata in una lente a contatto: Mojo Lens

Realtà aumentata in una lente a contatto: Mojo Lens

Cominciano a prendere forma le lenti a contatto smart Mojo Lens per la realtà aumentata. Tutti i sensori sulla lente per un'infinità di possibili campi applicativi.

Una lente a contatto intelligente con un proiettore delle dimensioni di un granello di sabbia sembra destinata a rendere già vecchi tutti i concetti di occhiali per la realtà aumentata dei quali tanto si è tornati a parlare in questi giorni.

Di Mojo Vision, azienda californiana pioniera nella progettazione e realizzazione di lenti a contatto smart, avevamo già parlato a gennaio 2020 quando presentammo un prototipo di Mojo Lens.

Nel frattempo il progetto Mojo Lens è maturato molto tanto che oggi è possibile fare i primi bilanci in attesa del lancio commerciale.

Realtà aumentata in una lente a contatto: Mojo Lens

Le lenti a contatto Mojo Lens integrano nello stesso supporto una serie di componenti separati miniaturizzati: sensori di immagine e di movimento, chip radio (SoC wireless) e i circuiti integrati di gestione dell'alimentazione (PMIC) sono posizionati nella parte esterna della lente mentre al centro è posto un micro-display (MicroLED ad alta risoluzione).

Il display è largo solamente 0,45 micrometri circa e sarebbe in grado di gestire 14.000 ppi offrendo quindi una densità da guinness visto il posizionamento a contatto con l'occhio (in un altro articolo abbiamo visto quanto sia importante il valore dei punti per pollice).

Stando alle informazioni condivise da Mojo Vision, le lenti per la realtà aumentata ospitano quindi l'hardware necessario per eseguire in locale le elaborazioni delle immagini e l'unità radio è in grado di collegarsi con lo smartphone per mostrare informazioni aggiuntive collegandosi alla rete Internet.

L'alimentazione a batteria della quale può godere ciascuna lente consentirebbe di fornire piena autonomia per un'intera giornata.

I componenti hardware usati da Mojo Vision sono minuscoli ma non trasparenti quindi come è stato posizionato il display in modo tale da proiettare le informazioni di realtà aumentata sulla retina senza introdurre fastidiosi "effetti ombra"?
Gli ingegneri di Mojo ritengono che il compromesso al quale l'azienda è pervenuta sia più che accettabile e fornisce qualche esempio.

Posto che il display è fisicamente davanti alla pupilla, un oggetto con un diametro di 1 millimetro porta ad una perdita di luminosità dell'11% con un diametro pupillare di 3 millimetri. Con un diametro pupillare di 4 millimetri la perdita è del 6%; con 5 millimetri solo del 4%.

La pupilla si restringe e si espande a seconda delle condizioni di luce misurando circa 2 millimetri con molta luce e 8 millimetri con poca luce. Con le lenti, secondo Mojo, la perdita di luminosità è quantificabile in circa l'8%.

Le lenti Mojo utilizzano anche un'ulteriore interessante tecnologia: i sensori integrati permettono di rilevare i movimenti della testa e degli occhi. Il proiettore esegue contromovimenti appropriati in modo che l'informazione di realtà aumentata proiettata nel campo visivo si blocchi perfettamente sull'oggetto d'interesse.

Le persone con problemi visivi saranno le prime a beneficiare di Mojo Lens ma i possibili campi applicativi saranno infiniti, insieme con i problemi connessi con la tutela della privacy che andranno egualmente tenuti in debita considerazione. L'arrivo sul mercato delle lenti a contatto smart per la realtà aumentata è al momento genericamente fissato "tra qualche anno".

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