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Scandalo Cambridge Analytica: il mea culpa di Mark Zuckerberg

Scandalo Cambridge Analytica: il mea culpa di Mark Zuckerberg

Il numero uno di Facebook spiega l'accaduto e conferma le modalità con cui Cambridge Analytica sarebbe venuta in possesso dei dati relativi a circa 50 milioni di cittadini statunitensi. Zuckerberg illustra ciò che è stato fatto e le misura che saranno messe in campo per evitare ulteriori incidenti.

La società britannica Cambridge Analytica ha utilizzato i dati caricati su Facebook da circa 50 milioni di statunitensi per modificare le loro intenzioni di voto in vista delle ultime elezioni presidenziali. Ne abbiamo parlato nell'articolo Facebook e Cambridge Analytica: come sono stati sottratti i dati degli utenti.

Mark Zuckerberg ha finalmente pubblicato un commento sulla vicenda spiegando di aver tardato ad intervenire perché impegnato nell'attività di verifica dell'incidente. "Abbiamo già preso delle contromisure tempo fa per evitare che incidenti come quello venuto a galla in questi giorni possano ripetersi. Ma abbiamo commesso anche degli errori e ci stiamo attivando per risolverli", ha spiegato il numero uno di Facebook.

Scandalo Cambridge Analytica: il mea culpa di Mark Zuckerberg

Per spiegare l'accaduto e giustificare come Cambridge Analytica abbia sottratto i dati altrui, Zuckerberg fa una breve cronistoria:


- Nel 2007 il social network lanciò la Facebook Platform con l'obiettivo di consentire agli sviluppatori di realizzare app che potessero integrarsi con Facebook.
L'idea era quella di permettere, per esempio, la realizzazione di un calendario che mostrasse le date di compleanno degli amici, una mappa con la posizione geografica degli amici, una rubrica con le immagini dei propri contatti.

- Nel 2013 Aleksandr Kogan, ricercatore dell'Università di Cambridge, realizzò personalmente un'app che proponeva una sorta di quiz. È stata installata, come riportato nelle scorse ore, da circa 270.000 iscritti a Facebook che hanno autorizzato la condivisione dei loro dati e di quelli degli amici.
Per come Facebook funzionava all'epoca, l'applicazione di Kogan è stata in grado di accedere ai dati della rete sociale di quei 270.000 iscritti raccogliendo appunto informazioni su circa 50 milioni di cittadini.


- Nel 2014, per impedire l'installazione di app particolarmente aggressive, Facebook ha modificato il sistema di permessi sul social network per limitare l'accesso ai dati degli utenti.
Cosa ancora più importante, spiega Zuckerberg, è che le app non possono più richiedere dati relativi agli amici di un utente, a meno che questi non abbiano esplicitamente fornito un'autorizzazione alla medesima app.

- Nel 2015, per tramite di un'inchiesta dei giornalisti del The Guardian, Facebook ha appreso che Kogan aveva condiviso i dati raccolti dalla sua applicazione con Cambridge Analytica.
Si tratta di un comportamento - ha confermato ancora Zuckerberg - che viola le condizioni di utilizzo di Facebook. Il social network ha quindi escluso definitivamente l'app di Kogan dalla piattaforma e ha chiesto sia al ricercatore inglese che a Cambridge Analytica di eliminare tutti i dati acquisiti. Secondo Zuckerberg i due soggetti avrebbero fornito prove circa l'effettiva cancellazione dei dati.

Zuckerberg spiega che la scorsa settimana Facebook ha appreso da diverse testate che Cambridge Analytica potrebbe non aver eliminato i dati così come precedentemente certificato. Il social network ha quindi immediatamente escluso Cambridge Analytica dalla piattaforma impedendo ulteriori utilizzi del servizio.

Cambridge Analytica ha ancora una volta affermato di aver già cancellato i dati cui Facebook faceva riferimento e ha accettato l'intervento di un'agenzia specializzata per verificare la veridicità di quanto dichiarato.

In ogni caso, la catena di fiducia si è rotta e il comportamento di Cambridge Analytica ha messo in crisi il rapporto tra Facebook e i suoi utenti. "Dobbiamo prendere provvedimenti", ha scritto Zuckerberg che spiega come intende comportarsi d'ora in avanti:

- Facebook controllerà attentamente tutte le app che avevano accesso a una vasta mole di informazioni prima degli interventi applicati nel 2014 sul sistema dei permessi.
Il social network svolgerà un'attenta verifica su quelle applicazioni che hanno evidenziato comportamenti sospetti.
Nel caso in cui dovessero essere individuate applicazioni irrispettose della privacy degli utenti, i loro sviluppatori saranno immediatamente allontanati ed esclusi dalla piattaforma.
Gli utenti che hanno fatto uso di tali applicazioni verranno inoltre tempestivamente informati.


- In secondo luogo, Facebook ridurrà ulteriormente le possibilità per l'accesso ai dati offerte oggi agli sviluppatori di app. Se un'app non venisse utilizzata per almeno tre mesi consecutivi, essa non potrà più accedere ai dati dell'utente.
Al momento del login, poi, le app potranno conoscere solo il nome, l'indirizzo email dell'utente e la foto del profilo.
Gli sviluppatori, infine, non dovranno solamente ottenere un'approvazione per ciascuna delle loro app ma saranno tenuti ad accettare e firmare un vero e proprio contratto.

- Ad aprile Facebook porterà al debutto un nuovo strumento che comparirà in cima al feed delle news. Esso indicherà a ciascun utente le applicazioni che sta utilizzando e consentirà una più semplice revoca dei permessi precedentemente accordati.

Zuckerberg ha assicurato che l'incidente Cambridge Analytica, venuto a galla in questi giorni, è figlio delle misure che Facebook adottava in passato e assicura che non potrà più ripetersi.

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