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Un hard disk pieno rallenta il PC?

È credenza comune che un hard disk pieno rallenti il computer. In realtà, ciò non è propriamente vero. In ogni caso, un hard disk quasi pieno non può, da solo, rallentare il PC in maniera marcata.
Le prestazioni di un'unità SSD tendono sì a degradare via a via che si raggiunge la capienza massima ma si tratta, questo, di un problema relativamente nuovo che riguarda esclusivamente gli SSD e che non è generalmente rilevabile dall'utente comune (in merito agli SSD, suggeriamo la lettura dell'articolo La durata degli SSD è un parametro di cui preoccuparsi?).

File di paging e spazio su disco

Un hard disk quasi pieno può contribuire a rallentare il PC, quindi, solamente in combinazione con altri fattori. Una delle situazioni più comuni che provocano il rallentamento del sistema ed un netto decadimento delle performance è l'utilizzo della memoria virtuale in luogo della RAM.
Grazie alla memoria virtuale, qualunque sistema operativo può simulare la presenza di un quantitativo maggiore di memoria rispetto a quella fisicamente disponibile (RAM).
In Windows, quando la memoria RAM non è più sufficiente per l'elaborazione delle operazioni correnti, il sistema operativo utilizza il cosiddetto file di paging ossia effettua le stesse operazioni di lettura e scrittura che svolgerebbe attingendo alla RAM utilizzando al suo posto un'area del disco fisso.


È ovvio che quando il sistema è costretto ad utilizzare il file di paging e, quindi, ad affiancare all'utilizzo della RAM, continue letture/scritture su disco, le prestazioni decadono in modo marcato e, talvolta, il sistema tende a diventare quasi ingestibile.
In generale, le memorie RAM sono ordini di grandezza più veloci rispetto agli SSD e, a loro volta, gli SSD sono molto più veloci di un hard disk tradizionale di tipo magnetomeccanico.

Con le configurazioni odierne dei PC e i moderni SSD, spostare il file di paging su un'altra unità è secondo noi una perdita di tempo: il sistema operativo lo utilizzerà solamente quando necessario e, nel caso in cui ciò dovesse accadere (occupazione quasi totale della RAM), si potrà contare sulle migliori performance garantite dall'unità SSD.

Piuttosto, è bene assicurarsi che la dotazione del sistema, in termini di memoria RAM, sia adeguata e sufficiente perché il file di paging non venga praticamente mai utilizzato.
Nell'articolo Come aumentare la memoria RAM su PC, abbiamo spiegato come verificare se il quantativo di memoria installato sul sistema sia o meno adeguato e come, eventualmente, si può ampliare la RAM installata.

Frammentazione

Per quanto riguarda gli hard disk tradizionali, la frammentazione dei file resta un problema capace di rallentare le prestazioni del sistema. Questa problematica, però, non è ricollegabile alla penuria di spazio sul disco fisso mentre dev'essere messa in correlazione con la dimensione dei blocchi di spazio libero sull'unità e con le modalità utilizzate per l'allocazione dei dati a livello di file system.
Basti pensare soltanto che in un hard disk tradizionale pieno al 95% che abbia però lo spazio disponibile interamente distribuito lunga una serie contigua di blocchi, non v'è alcuna possibilità che la memorizzazione di nuovi dati porti ad una frammentazione degli stessi.

La frammentazione dei dati sul disco fisso, inoltre, ha un impatto negativo sulle performance del sistema solo quando gli stessi dati vengono richiesti.
Va poi considerato che il problema viene generalmente mitigato dal sistema operativo e dall'hardware utilizzando meccanismi di buffering e caching.

Nel caso degli SSD, la frammentazione dei dati non influisce sulle prestazioni dell'unità dal momento che il tempo di accesso a qualunque cella di memoria è identico. Il controller dell'SSD, poi, si occupa – tra i vari compiti – anche della riduzione automatica della frammentazione e dell'organizzazione interna dell'unità.
Le unità SSD, quindi, non necessitano di alcun tipo di attività di deframmentazione lato software. Questo tipo di attività sono anche controproducenti perché aumentano inutilmente il numero di scritture.

Indicizzazione dei file sul disco

Le attività di indicizzazione dei file sul disco possono impattare negativamente sulle performance globali del sistema.
Via a via che si memorizzano il cui contenuto è indicizzabile automaticamente da parte del sistema operativo, si possono rilevare rallentamenti (più o meno sporadici) che hanno un impatto sulle performance in lettura e scrittura sull'unità disco o sull'SSD e sull'impiego del processore.
Performance ridotte, anche in questo caso, non dipendono direttamente dal quantitativo di spazio rimasto libero sul disco quanto piuttosto dalla mole di dati mantenuta indicizzata dal sistema operativo.

Nel caso di Windows, suggeriamo la lettura dell'articolo seguente: La ricerca di Windows 7 non funziona? Ecco come impostarla al meglio e cercare nel contenuto dei file.

Applicazioni installate e mantenute in esecuzione in background

L'eliminazione delle applicazioni superflue all'avvio di Windows e la verifica dei programmi che vengono mantenuti costantemente in esecuzione aiuta a migliorare le performance del sistema.

Se una macchina è divenuta lenta principalmente in conseguenza delle tante applicazioni installate, che caricano elementi all'avvio del sistema e mantengono certe componenti costantemente in esecuzione, il passaggio ad un altro disco fisso più capiente non migliorerà la situazione.
Certo, passare da un hard disk tradizionale ad un SSD farà la differenza ma non risolverà il problema alla radice:
- Come sostituire hard disk di un notebook con un SSD
- Sostituire hard disk con SSD, come fare senza reinstallare tutto


Sia che si utilizzi un hard disk magnetomeccanico che un moderno e performante SSD, il consiglio è quindi sempre e comunque quello di rimuovere le applicazioni superflue che contribuiscono ad appesantire l'intero sistema:

- Windows lento ad avviarsi, eliminare i programmi all'avvio

In ogni caso, indipendentemente dalla tipologia di unità che si sta utilizzando, è sempre bene lasciare almeno il 20% di spazio libero, per il lavoro di tutti i giorni, per le attività di deframmentazione svolte programmaticamente dal sistema operativo, per l'utilizzo del file di paging e così via.


  1. Avatar
    Jam1
    25/04/2015 22:40:48
    Manca nell'articolo una cosa basilare, ovvero che un la differenza viene fatta dal tipo di OS installato sul computer. Windows necessita di hardware sempre più performante (guarda caso!), mentre chi usa una qualunque distro GNU/Linux può ottenere ottime performance (impensabili per le ultime versioni di Win che sono sempre più avide di risorse, ma che strano.....sarà mica per "costringere" l'utente medio a comprare nuovi pc,? Mah!) anche con computer "datati". Il sottoscritto usa (da 10 anni circa) distro GNU/Linux ed ora sono su Ubuntu Precise LTS e Linux Mint personalizzate entrambe (ho un dual boot) con Gnome Classic (eliminato il pesante e pessimo Unity) su Ubuntu, e con Mate su Linux Mint, su un pc di quasi 10 anni, che ha solo 2 GB di RAM e un misero processore Intel® Core™2 CPU T5500 @ 1.66GHz × 2, eppure il pc va, con entrambe le distro citate, come un missile! Da notare che quando uso il computer ho sempre aperti, almeno, un editor di testo, Thunderbird, Firefox, LibreOffice, ed Xampp ovvero Apache come server locale ....(sviluppo in PHP infatti). Per inciso ho quasi l'hard disc pieno, eppure noto sempre con piacere, la bocca aperta con la quale qualche amico windowsiano "commenta" la velocità e le performance del mio computer GNU/Linuxiano . Sarebbe perciò utile dire davvero come stanno davvero le cose: la differenza reale, anche in termini di performance, viene fatta dal tipo di OS installato!
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