Chi installa la nuova applicazione desktop di ChatGPT (download) si ritrova sul computer qualcosa di inatteso: una copia sostanzialmente completa di LibreOffice, nascosta tra i componenti utilizzati internamente dal programma di OpenAI.
Non si tratta di un’integrazione pensata per consentire all’utente di aprire Writer o Calc dall’interfaccia di ChatGPT. LibreOffice è utilizzato come motore di elaborazione dei documenti, richiamabile dagli agenti di OpenAI quando devono leggere, convertire, produrre o verificare file Office.
La scoperta arriva dallo sviluppatore Simon Willison, che analizzando la directory ~/.cache del suo Mac ha individuato una cartella chiamata codex-primary-runtime. Al suo interno si trovano circa 1,7 GB di runtime e strumenti, tra cui installazioni complete di Python e Node.js e diversi programmi nativi.
La parte più interessante è però libreoffice-headless: una versione di LibreOffice che può funzionare senza interfaccia grafica e può quindi essere “comandata” da altre applicazioni in esecuzione. È proprio questa caratteristica a spiegare perché OpenAI abbia deciso di portarsi dietro una suite Office open source invece di reinventare da zero la gestione dei formati DOCX, XLSX e PPTX.
Dentro ChatGPT c’è un piccolo ambiente di lavoro autonomo
Il contenuto della directory individuata da Willison permette di capire molto bene come stiano cambiando le applicazioni AI desktop. Nel runtime analizzato sono presenti circa:
- 446 MB dedicati a Node.js;
- 441 MB a Python;
- 430 MB a LibreOffice headless;
- 188 MB a Poppler;
- 148 MB a Git.
La struttura di ChatGPT Desktop (ex Codex) assomiglia molto di più a quella di un ambiente operativo per agenti, nel quale il modello linguistico può decidere di utilizzare programmi specializzati per portare a termine il lavoro richiesto.
Python permette di elaborare dati e automatizzare operazioni; Node.js offre un ambiente JavaScript completo; Git gestisce repository e codice sorgente; Poppler mette a disposizione strumenti per lavorare con i PDF; LibreOffice può invece diventare il motore per manipolare i documenti Office. Il modello linguistico decide cosa deve essere fatto, mentre gli strumenti tradizionali si occupano di eseguire alcune delle operazioni più delicate.
Perché usare LibreOffice invece di scrivere direttamente un DOCX
Un file DOCX, come abbiamo più volte raccontato in passato, è in realtà un archivio ZIP contenente decine di file XML, relazioni, stili, immagini e metadati. Lo stesso vale per XLSX e PPTX.
Un modello AI potrebbe teoricamente modificare direttamente questi file oppure affidarsi a librerie come python-docx, openpyxl o strumenti JavaScript equivalenti.
Il problema emerge quando il documento diventa complesso. Un foglio Excel può contenere formule, celle unite, stili, grafici, intervalli denominati, collegamenti e impostazioni di stampa. Un documento Word può includere intestazioni, piè di pagina, sezioni, tabelle, immagini flottanti e strutture tipografiche non banali.
In questi casi non basta produrre XML formalmente valido: bisogna anche assicurarsi che il documento sia interpretato e visualizzato correttamente da una vera suite Office.
LibreOffice offre esattamente questa capacità e la modalità headless (consente all’applicazione di funzionare senza aprire finestre o mostrare l’interfaccia grafica, così da essere controllata tramite comandi e script) permette inoltre di utilizzarlo senza mostrare alcuna finestra all’utente. Un processo può aprire un documento, modificarlo o convertirlo e salvare il risultato mentre LibreOffice lavora completamente in background.
Le “skill” indicano a ChatGPT Desktop come utilizzare questi programmi
Willison ha inoltre rilevato che all’interno della cartella ~/.cache/codex-runtimes/codex-primary-runtime/plugins/openai-primary-runtime/plugins/documents sono presenti delle skill che spiegano all’agente AI come individuare e utilizzare gli eseguibili messi a disposizione dal runtime.
Il concetto è importante perché mostra concretamente come funziona una nuova generazione di applicazioni AI: il modello non deve conoscere ogni dettaglio operativo in anticipo. Può ricevere istruzioni specifiche che spiegano quali strumenti sono disponibili, quando utilizzarli e con quali parametri.
È curioso osservare come LibreOffice, tradizionalmente presentato come alternativa libera a Microsoft Office, finisca per assumere un ruolo completamente differente in ChatGPT/Codex.
Il collegamento con ChatGPT Work non è casuale
La scoperta diventa ancora più interessante considerando l’evoluzione recente dell’app desktop di ChatGPT. OpenAI ha infatti riunito nella nuova applicazione Desktop i vari “componenti” Chat, Work e Codex. La precedente applicazione Codex viene aggiornata diventando la nuova app ChatGPT, mentre Codex rimane disponibile come ambiente dedicato alle attività di sviluppo.
Parallelamente, ChatGPT Work è progettato proprio per svolgere attività più articolate e produrre file completi. Come abbiamo spiegato nel nostro approfondimento, ChatGPT Work può creare e modificare documenti, fogli di calcolo, presentazioni, report e analisi, partendo da istruzioni, materiali forniti dall’utente o modelli esistenti.
Open source e AI: un rapporto molto stretto
L’intelligenza artificiale generativa è spesso raccontata concentrandosi esclusivamente sui modelli: GPT, Claude, Gemini e gli altri. Gli agenti AI realmente utili dipendono però da una quantità enorme di software tradizionale: filesystem, interpreti, browser, parser, database, compilatori, convertitori e applicazioni open source costituiscono spesso l’infrastruttura invisibile che permette all’AI di trasformare una risposta testuale in un risultato concreto.
La copia di LibreOffice nascosta dentro ChatGPT è un ottimo esempio: un progetto nato come suite per la produttività personale diventa improvvisamente uno degli strumenti che un agente AI può impiegare per costruire documenti destinati magari proprio a Microsoft Word o Excel.
Dietro un agente che sembra capace di “creare un documento da solo” non c’è necessariamente un nuovo sistema che sostituisce tutto ciò che esisteva prima. Molto più spesso c’è un’intelligenza artificiale che ha imparato a usare software preesistente.