Chrome 152 cambia il Web: novità per API, sicurezza e GPU

Google Chrome 152 introduce CPU Performance API, Connection Allowlists, WebGPU e 327 correzioni di sicurezza.
Chrome 152 cambia il Web: novità per API, sicurezza e GPU

Google ha distribuito Chrome 152 nel canale stabile del 25 agosto 2026 per Windows, macOS e Linux, con un rilascio progressivo destinato a completarsi nei giorni successivi.

La nuova versione introduce API web che permettono alle applicazioni di adattarsi meglio all’hardware e di controllare con precisione le comunicazioni di rete, insieme ad aggiornamenti per CSS, WebGPU e PWA. Non mancano 327 correzioni di sicurezza, dieci considerate critiche.

Il rilascio chiude anche un’epoca: da Chrome 153, atteso per l’8 settembre, il browser passerà a un ciclo stabile di due settimane. La distribuzione avviene in modo graduale, quindi l’aggiornamento potrebbe non comparire subito su tutti i dispositivi.

CPU Performance API e CSS: le novità per sviluppatori

La novità più significativa è la CPU Performance API, che consente a una pagina web di determinare il livello prestazionale del processore del dispositivo. Non è un benchmark dettagliato, ma una classificazione che l’applicazione può sfruttare per regolare la complessità delle operazioni: su hardware meno potente può ridurre la fedeltà grafica o limitare i calcoli in background, su macchine più performanti mantenere impostazioni ambiziose. L’API può essere combinata con la Compute Pressure API, che fornisce informazioni dinamiche sul carico della CPU. Il valore non è immutabile: l’utente può sovrascriverlo dalle impostazioni delle prestazioni e gli amministratori possono intervenire con la policy CpuPerformanceTierOverride.

Chrome 152 estende l’interfaccia CSSPseudoElement a pseudo-elementi come ::backdrop, ::scroll-marker e ::view-transition, semplificando per esempio la gestione dello sfondo delle finestre modali. Arrivano anche le media element pseudo-classes, da :playing a :paused, :seeking, :buffering, :stalled, :muted e :volume-locked, che riducono la sincronizzazione manuale tra classi CSS e stato del player via JavaScript.

Completano il quadro la funzione alpha() dei CSS Color 5, per modificare il canale alfa di un colore, e la proprietà window-drag, che definisce aree trascinabili della finestra nelle applicazioni desktop. Per le PWA su macOS le notifiche vengono ora attribuite alla singola app, mentre le Isolated Web Apps supportano le sub app e, su ChromeOS, finestre non rettangolari tramite la Window Shape API.

Sul fronte delle comunicazioni, Connection Allowlists permette a un sito di stabilire, tramite l’header HTTP Connection-Allowlist, quali destinazioni esterne possono ricevere connessioni dal documento o dai web worker: le richieste non previste vengono bloccate, riducendo la superficie per connessioni indesiderate ma richiedendo una gestione accurata degli endpoint. WebGPU guadagna infine la funzione opzionale subgroup-size-control, che specifica la dimensione dei gruppi elaborati dai computation shader, utile nei carichi paralleli, inclusi quelli di intelligenza artificiale, se supportata da dispositivo e driver.

Sicurezza e nuovo ciclo di rilascio

Il numero più rilevante riguarda comunque la sicurezza: Google indica 327 correzioni, con dieci vulnerabilità critiche che includono diversi casi di use-after-free, validazione insufficiente degli input e variabili non inizializzate.

Tra queste spicca CVE-2026-79282, un use-after-free in ANGLE ricompensato con 25.000 dollari, insieme a falle critiche in Aura, Chromecast e Safe Browsing. Come consuetudine, alcuni dettagli tecnici restano riservati finché gran parte degli utenti non ha ricevuto la correzione, per non facilitare exploit contro installazioni vulnerabili. Il rilascio rimuove anche la Private Aggregation API e altre API del Privacy Sandbox collegate, segno che l’evoluzione del browser procede anche per ritiri: chi mantiene applicazioni basate su quelle tecnologie deve individuare le dipendenze prima che compaiano incompatibilità.

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