Chrome prova Flatpak su Linux: Google sperimenta una sandbox più isolata

Google aggiunge a Chromium il supporto sperimentale per creare pacchetti Flatpak, con l'obiettivo di testare sandbox più restrittive. Che cosa può cambiare in ambiente Linux.

Google distribuisce Chrome per Linux soprattutto nel modo più tradizionale possibile: pacchetti DEB per Debian e Ubuntu, RPM per Fedora e openSUSE, con integrazione nel gestore dei pacchetti della distribuzione. È una scelta che funziona, ma che lega inevitabilmente il browser alle differenze tra le varie famiglie Linux. Flatpak nasce proprio per ridurre questo tipo di frammentazione.

Adesso Google ha compiuto un passo che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato poco probabile: il codice di Chromium contiene un nuovo supporto sperimentale per creare pacchetti Flatpak. La modifica è entrata nel ramo principale a fine agosto ed è firmata dall’ingegnere Google Tom Anderson.

Non si parla ancora di un Chrome Flatpak ufficiale su Flathub: al momento, il lavoro svolto ha come obiettivo quello di testare configurazioni sandbox più restrittive e ampliare l’integrazione con XDG Desktop Portal, un insieme di interfacce standard che permette alle applicazioni isolate in una sandbox – per esempio Flatpak – di accedere in modo controllato a funzioni del sistema come selezione dei file, notifiche, stampa, screenshot, condivisione dello schermo e apertura di link.

Google inserisce Flatpak direttamente nel sistema di build di Chromium

D’altra parte, la novità emersa in queste ore non è una semplice prova: nel sorgente di Chromium compare una nuova directory, chrome/installer/linux/flatpak/, dedicata alla produzione del pacchetto. Al suo interno Google ha aggiunto script di build, template per i metadati, informazioni AppStream e il launcher necessario per avviare il browser nell’ambiente Flatpak.

Un pacchetto Chrome installato attraverso pacchetti RPM o DEB può aggiungere file e collegamenti in varie zone del sistema host. Un Flatpak, al contrario, vive all’interno di un ambiente isolato e segue proprie regole di esportazione verso il desktop.

Il codice introdotto assegna inoltre identificatori applicativi coerenti con le convenzioni Flatpak: per Chromium viene utilizzata la famiglia org.chromium.Chromium, mentre per Google Chrome compare com.google.Chrome.

Chrome Flatpak esiste già, ma non è quello che Google sta costruendo

Chi utilizza Linux potrebbe chiedersi quale sia la differenza rispetto al pacchetto com.google.Chrome disponibile su Flathub.

La versione attualmente disponibile è indicata da Flathub come community-provided: non è codice verificato, affiliato o supportato da Google. Lo stesso vale per org.chromium.Chromium rispetto agli autori del progetto Chromium.

Nel caso di Chrome proprietario, il pacchetto Flatpak della comunità agisce sostanzialmente come meccanismo di distribuzione attorno ai binari prodotti da Google. L’integrazione appena arrivata in Chromium nasce invece a monte: gli sviluppatori del browser possono produrre e testare una build Flatpak direttamente utilizzando il sistema di compilazione ufficiale.

Dal punto di vista di Google, l’introduzione dei pacchetti Flatpak ufficialmente supportati permetterebbe di mantenere una variante Linux meno dipendente dalle peculiarità dei singoli package manager.

Il beneficio potenziale per l’utente è altrettanto evidente: installazione uniforme e maggiore separazione dall’host. Non è detto però che Google voglia sostituire DEB e RPM: se il progetto andasse avanti, Flatpak avrebbe più probabilmente il ruolo di ulteriore canale di distribuzione.

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