Come bloccare Gemini Nano su Chrome ed evitare il download automatico da 4 GB

Chrome può scaricare il modello AI locale Gemini Nano dal peso di circa 4 GB. Una policy di Windows permette di bloccare download e inferenza automatica tramite il registro di sistema.
Come bloccare Gemini Nano su Chrome ed evitare il download automatico da 4 GB

Nei giorni scorsi abbiamo parlato delle numerose segnalazioni di utenti che si sono ritrovati con un modello AI pesante circa 4 GB, automaticamente scaricato da Chrome sui loro sistemi. Il fatto è che il browser di Google ha provveduto a scaricare Gemini Nano, modello generativo utile a fare inferenza in locale, senza neppure avvisare gli utenti.

L’obiettivo è consentire a sviluppatori e applicazioni di attivare funzionalità AI usando codice JavaScript integrato all’interno di pagine web ed estensioni. In un’ultima analisi anche gli utenti normali possono servirsi di Gemini Nano sul browser locale: per verificare l’effettiva presenza del modello, basta premere F12, cliccare su Console quindi inserire await LanguageModel.availability(): se si riceve risposta, significa che il modello AI risulta già scaricato da parte di Chrome in una sottocartella di %localappdata%\Google\Chrome\User Data.

Perché Chrome scarica modelli AI locali

Google sta lavorando da tempo all’integrazione di funzionalità generative direttamente dentro Chrome. Alcune caratteristiche sperimentali legate a organizzazione delle schede, assistenza alla scrittura, ricerca nella cronologia e analisi dei contenuti possono sfruttare modelli eseguiti in locale invece di interrogare continuamente servizi cloud.

Dal punto di vista tecnico la scelta ha senso. I browser moderni accedono ormai a componenti hardware avanzati tramite WebGPU, accelerazione GPU e runtime ottimizzati per inferenza AI. Un modello locale permette di elaborare testo direttamente sul PC riducendo latenza e consumo di banda. Il punto è che un modello linguistico compatto richiede comunque parecchio spazio: anche versioni “mini” ottimizzate per inferenza locale possono superare facilmente i 3 o 4 GB.

In ambienti aziendali con notebook cifrati, VDI (Virtual Desktop Infrastructure) o storage limitato, scaricare silenziosamente modelli AI può generare traffico inatteso, aumentare i tempi di provisioning e complicare la gestione delle immagini Windows. Va detto però che Microsoft e Google stanno spingendo verso l’esecuzione locale proprio per ridurre la dipendenza dal cloud e abbassare la latenza di alcune funzioni AI. Meno richieste inviate ai server remoti, più elaborazione direttamente sulla macchina dell’utente.

La “pietra dello scandalo”, tuttavia, resta il download non autorizzato dagli utenti del modello AI Gemini Nano, salvato all’interno di cartelle come OptGuideOnDeviceModel.

Come bloccare il download dei modelli generativi

Microsoft documenta in via ufficiale un’impostazione del registro di sistema denominata GenAILocalFoundationalModelSettings, pensata per controllare il comportamento di Edge nei confronti dei modelli AI locali. La policy compare nelle versioni recenti del browser ed è pienamente supportata.

Poiché Edge e Chrome condividono lo stesso motore, è possibile sfruttare la medesima policy per bloccare il download dei modelli generativi su entrambe le piattaforme.

Per procedere in tal senso, basta digitare cmd, scegliere Esegui come amministratore quindi digitare quanto segue:

reg add "HKLM\SOFTWARE\Policies\Microsoft\Edge" /v "GenAILocalFoundationalModelSettings" /t REG_DWORD /d 1 /f

reg add "HKLM\SOFTWARE\Policies\Google\Chrome" /v "GenAILocalFoundationalModelSettings" /t REG_DWORD /d 1 /f

Al momento, anche in assenza di questa regola, Edge non scarica alcun modello in locale. Di contro, con l’impostazione predefinita (assenza del valore di registro GenAILocalFoundationalModelSettings impostato a 1), Chrome potrebbe – su alcune configurazioni, a seconda dell’hardware installato – effettuare il download di Gemini Nano.

Microsoft spiega che l’impostazione supporta Dynamic Policy Refresh: le modifiche entrano in vigore senza obbligare al riavvio completo del browser.

La parte interessante è che la stessa impostazione funziona anche su Chrome, pur trattandosi di una policy documentata principalmente da Microsoft. Il motivo è tecnico: Edge e Chrome condividono componenti Chromium legati alla gestione delle capacità AI locali. Di fatto la chiave di registro viene letta da entrambi i browser.

Ti consigliamo anche

Link copiato negli appunti