Come provare Adobe Photoshop e Creative Cloud su Linux con Wine

Con Wine-Staging 11.1 il progetto Wine compie un passo rilevante verso una migliore integrazione dei software Adobe su Linux. Le nuove patch risolvono blocchi storici dell’installer Creative Cloud, consentendo finalmente l’installazione e l’avvio delle versioni moderne di Photoshop e degli altri programmi Adobe.

Con il rilascio di Wine 11.1 si è aperto ufficialmente il nuovo ciclo di sviluppo del software che permette di portare le applicazioni Windows sulle principali distribuzioni Linux. Ma è Wine-Staging 11.1 ad aver catalizzato l’attenzione della comunità Linux. La versione sperimentale introduce infatti un insieme di patch che, pur non modificando in modo radicale l’architettura di Wine, hanno un impatto potenzialmente storico sul rapporto tra il mondo Linux e il software Adobe più recente, in particolare Photoshop distribuito tramite Creative Cloud.

In un altro nostro articolo, infatti, abbiamo raccontato l’esperienza di uno sviluppatore indipendente che ha realizzato una patch efficace al fine di portare Adobe Photoshop e Creative Cloud su Linux, mettendosi alle spalle tutti i problemi storicamente riscontrati in fase d’installazione.

Cos’è Wine-Staging

Wine-Staging è il laboratorio avanzato del progetto Wine. Qui confluiscono centinaia di patch non ancora accettate nel “canale upstream”, spesso perché necessitano di ulteriori test, revisione o consolidamento. Nel caso della versione 11.1, si parla di circa 254 patch riallineate allo stato più recente del repository Git di Wine, un lavoro tutt’altro che banale se si considera la complessità e l’interdipendenza di molte di esse.

A ciò si aggiunge l’aggiornamento del codice VKD3D, fondamentale per la traduzione delle chiamate Direct3D 12 verso Vulkan, anche se in questa specifica release il vero protagonista è un altro sottosistema.

Come anticipato nell’introduzione, infatti, il punto di svolta riguarda infatti MSXML3 e MSHTML, due componenti Microsoft storicamente critici per la compatibilità delle applicazioni Windows più complesse. Le versioni moderne dell’installer di Adobe Photoshop, così come della suite Creative Cloud, fanno largo uso di queste librerie per la gestione delle interfacce, dei flussi XML e dei controlli basati su HTML.

Fino a poco tempo fa, proprio queste dipendenze rappresentavano un ostacolo insormontabile: l’installer falliva o si bloccava su errori legati alla gestione di MSXML3, impedendo di fatto l’uso delle versioni più recenti di Photoshop su Linux, anche in ambienti Wine ben configurati.

Come funziona la patch che porta Photoshop 2021 e 2025 su Linux con Wine

Le nuove patch incluse in Wine-Staging 11.1 affrontano direttamente il problema descritto in precedenza. Non si tratta di semplici workaround, ma di interventi mirati che migliorano il comportamento delle implementazioni interne di MSXML e MSHTML, rendendole sufficientemente compatibili da permettere all’installer Adobe di completare correttamente il processo.

Il riferimento tecnico è il bug 47015 di Wine, aperto tempo fa proprio in relazione agli errori riscontrati con Photoshop Creative Cloud 2019 e versioni successive. Le patch non sono ancora state accettate nell’upstream ufficiale, ma la loro presenza in Wine-Staging consente finalmente test estesi su un’ampia base di utenti.

Dal punto di vista pratico, il risultato è significativo: Photoshop non solo può essere installato, ma può anche avviarsi e funzionare su Linux senza ricorrere a soluzioni eccessivamente “artigianali”.

La compatibilità non è necessariamente perfetta e non vi è garanzia alcuna che tutte le funzionalità avanzate siano operative. Restano, ad esempio, interrogativi importanti su accelerazione GPU, integrazione con tablet grafici e supporto completo alle funzioni basate su AI, come denoise e filtri neurali, che dipendono da componenti proprietari e servizi cloud. Tuttavia, il semplice fatto che l’installer ufficiale funzioni rappresenta un traguardo di grande valore.

La ricetta della compatibilità migliorata tra Linux e Adobe Creative Cloud

È interessante notare come l’evoluzione descritta non nasca da una strategia dichiarata di Adobe verso Linux, ma piuttosto dalla convergenza di due fattori.

Da un lato, l’aumento di contributori esperti al progetto Wine, spesso sviluppatori provenienti da Windows e sempre meno disposti ad accettare compromessi drastici. Dall’altro, una crescente pressione del mercato: molti professionisti stanno rivalutando le proprie piattaforme di lavoro, complice l’evoluzione di Windows 11 e le sue scelte in termini di telemetria e requisiti hardware. In questo contesto, Wine non è più solo uno strumento per il gaming o per applicazioni legacy, ma diventa un vero ponte tra due piattaforme un tempo inconciliabili.

Va anche sottolineato che le patch in questione non sono specifiche esclusivamente per Photoshop. Il fatto che agiscano sull’installer Creative Cloud apre scenari più ampi, che includono potenzialmente altre applicazioni Adobe come Acrobat Pro o Illustrator. Naturalmente, ogni software ha le proprie peculiarità e dipendenze, ma il superamento del blocco iniziale dell’installer elimina uno degli ostacoli più frustranti per gli utenti Linux.

Dal punto di vista del ciclo di sviluppo, il passaggio successivo sarà cruciale. Se i test condotti dalla comunità daranno esito positivo, è realistico aspettarsi che queste patch siano integrate in una delle prossime release di sviluppo ufficiali di Wine 11.x. Un passaggio che le renderebbe accessibili a un pubblico molto più ampio, senza la necessità di affidarsi a Wine-Staging o a build personalizzate.

Come provare l’integrazione e il funzionamento dei prodotti Adobe su Linux?

Sulle distribuzioni Linux principali è possibile installare Wine-Staging in parallelo a Wine stable o development.

Su Debian / Ubuntu e derivate si deve abilitare il repository WineHQ e installare esplicitamente il pacchetto wine-staging. Per evitare conflitti, la cosa fondamentale non è tanto il pacchetto, quanto l’utilizzo del prefisso (prefix).

Per provare i software Adobe su Linux non va mai usato prefix di default (~/.wine). Al fine di creare un prefix isolato, si può procedere come segue:

export WINEPREFIX=$HOME/wine-adobe
export WINEARCH=win64
wineboot

In questo modo non si applicano variazioni su altre applicazioni Wine, è possibile cancellare tutto se qualcosa andasse storto e si possono provare le nuove patch senza effetti collaterali.

Verificare l’uso di Wine-Staging e configurare l’ambiente

Prima di procedere è essenziale digitare il comando wine --version. Dovrebbe apparire qualcosa come wine-11.1 (Staging). Se non compare “Staging”, significa che la versione di Wine in uso non è quella corretta per provare Adobe Creative Suite su Linux.

Digitando winecfg, è opportuno selezionare Windows 10 come versione di Windows quindi disattivare Allow the window manager to control the windows in caso di problemi grafici. Nela scheda di staging si devono lasciare attive le patch di default e non forzare ancora DLL esterne.

Dopo aver scaricato l’installer ufficiale di Creative Cloud, si deve avviarlo dal prefix dedicato:

export WINEPREFIX=$HOME/wine-adobe
wine Creative_Cloud_Set-Up.exe

Con Wine-Staging 11.1 la procedura d’installazione di Creative Suite non dovrebbe più bloccarsi sugli errori MSXML3 e l’interfaccia HTML dell’installer dovrebbe caricarsi correttamente.

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