Confermato Linux 7.0: l’inizio di una nuova era per il kernel

Linux 7.0 è una major release soprattutto strutturale: meno overhead sui sistemi multicore, I/O asincrono più efficiente, codice interno semplificato e progressiva riduzione del legacy. Nessuna rivoluzione visibile, ma fondamenta più solide per prestazioni, sicurezza e manutenibilità.
Confermato Linux 7.0: l’inizio di una nuova era per il kernel

Con l’apertura del ciclo di sviluppo successivo a Linux 6.19, Linus Torvalds ha confermato che la prossima major release corrisponderà al kernel Linux 7.0. La traiettoria è quella tipica del progetto: una fase iniziale di integrazione rapida delle funzionalità seguita da settimane di stabilizzazione, con l’obiettivo di arrivare a una versione stabile che, secondo le indicazioni circolate nella community, potrebbe collocarsi in primavera 2026.

Per capire perché un numero “tondo” conti più nella comunicazione che nella sostanza, serve un minimo di contesto storico: dal modello inaugurato ai tempi di Linux 2.6, lo sviluppo procede a cadenza regolare, con una finestra breve in cui confluiscono i cambiamenti più “pesanti” e una sequenza di release candidate dedicate soprattutto a correzioni. Nella documentazione ufficiale viene esplicitato che la merge window dura circa due settimane e si chiude con l’uscita della prima release candidate, che segna l’avvio della stabilizzazione.

In pratica, Linux 7.0 non è “un singolo pacchetto di feature”, ma la somma di rami già maturati in precedenza. I temi che emergono con maggiore forza per nuovo questo ciclo sono tre: riduzione dell’overhead sui sistemi multicore, miglioramento dei meccanismi di I/O asincrono ad alte prestazioni e pulizia di interfacce storiche che complicano manutenzione e sicurezza.

Networking: CAKE sfrutta meglio i sistemi moderni

CAKE è un traffic shaper, cioè un meccanismo del kernel che controlla come i pacchetti di rete vengono messi in coda e trasmessi, con l’obiettivo di evitare ritardi eccessivi quando la linea è satura (il fenomeno noto come bufferbloat). Fino ad oggi CAKE lavorava bene, ma aveva un limite: tutta la gestione passava di fatto da un solo core, anche su sistemi con CPU multicore e schede di rete dotate di più code hardware.

Con Linux 7.0 arriva cake_mq, una versione pensata per le interfacce multi-queue. In pratica, il kernel può usare più code di trasmissione in parallelo, distribuendo il lavoro su più core, ma senza perdere il controllo globale della banda. Questo è il punto chiave: la banda continua a essere regolata in modo coerente e “giusto” tra i flussi, ma il costo computazionale non grava più su un singolo core. Il risultato è uno shaping più stabile su link veloci e una latenza più prevedibile quando il traffico cresce.

Memoria: gli sheaves semplificano una parte critica del kernel

Una parte delicatissima del kernel è l’allocazione della memoria, cioè il modo in cui Linux assegna e recupera piccoli blocchi di RAM. Nel tempo, alcune strutture interne sono diventate molto complesse, difficili da leggere e da mantenere.

Il lavoro sugli sheaves non nasce come “ottimizzazione estrema”, ma come semplificazione strutturale: sostituire meccanismi basati su liste e percorsi difficili da seguire con strutture più lineari e prevedibili. L’obiettivo è ridurre il rischio di bug, rende il codice più manutenibile e migliorare l’affidabilità in scenari sensibili al tempo, come sistemi real-time o fortemente concorrenti. È una modifica invisibile all’utente finale, ma importante per la stabilità complessiva del kernel.

I/O: io_uring diventa ancora più efficiente (con attenzione alla sicurezza)

io_uring è l’interfaccia moderna per l’I/O asincrono: permette alle applicazioni di leggere e scrivere su disco o rete con meno passaggi tra user space e kernel, riducendo overhead e latenza. Linux 7.0 migliora i meccanismi di polling, cioè il modo in cui il kernel controlla se le operazioni sono completate, rendendoli più efficienti nei carichi ad alta frequenza.

Il rovescio della medaglia è che io_uring è così veloce da sfuggire a certi strumenti di osservabilità basati sulle system call tradizionali. Per questo, insieme alle ottimizzazioni, cresce l’attenzione sul lato della sicurezza: le prestazioni non bastano se non sono accompagnate da strumenti adeguati di monitoraggio e controllo.

Il nostro approfondimento su io_uring e implicazioni per i controlli di sicurezza chiarisce perché la “velocità” debba andare di pari passo con telemetria e mitigazioni adeguate.

Rust nel kernel: non solo sicurezza, ma anche prestazioni

Rust è entrato nel kernel per ridurre errori di memoria, ma con Linux 7.0 il focus si allarga alle ottimizzazioni reali. Un problema concreto era l’integrazione tra codice C e Rust durante la fase di ottimizzazione finale (LTO): alcune funzioni non venivano ottimizzate come previsto.

La soluzione introdotta permette al compilatore di integrare meglio i due mondi, riducendo overhead e rendendo il codice Rust più competitivo anche dal punto di vista delle prestazioni. Questo segna un passaggio importante: Rust non è più solo “più sicuro”, ma sempre più parte strutturale del kernel.

Un riferimento pratico, utile per cogliere la portata dell’intervento e il motivo per cui arriva proprio in questa fase, è l’articolo su come l’inlining degli helper C può accelerare Rust nel kernel.

Concorrenza: più controlli già in fase di compilazione

I bug legati al locking sono tra i più difficili da individuare. Linux 7.0 introduce strumenti che sfruttano il compilatore per individuare errori di concorrenza prima ancora di eseguire il codice.

Non sostituiscono test e code review, ma aiutano a intercettare problemi strutturali molto prima, riducendo il numero di bug che emergono solo sotto carichi reali o in produzione.

Filesystem e container: meno codice storico, più coerenza

Continua la pulizia del codice legato al mount dei filesystem. Le vecchie logiche monolitiche sono definitivamente abbandonate a favore della nuova API basata su file descriptor, più modulare e adatta a container e namespace. Meno codice duplicato significa meno superfici di attacco e comportamenti più prevedibili per gli strumenti moderni di orchestrazione.

Anche in questo caso, per l’utente finale l’effetto è trasparente, ma per tool di containerizzazione e per i filesystem più moderni il beneficio è una base più coerente su cui costruire.

In sintesi

Linux 7.0 non è una release “appariscente”, ma è una versione che lavora in profondità: meno colli di bottiglia sui multicore, strutture interne più semplici, I/O sempre più efficiente, Rust meglio integrato, e meno codice legacy. È un kernel pensato per sistemi paralleli, carichi elevati e infrastrutture moderne, dove stabilità, osservabilità e manutenzione contano quanto le prestazioni pure.

Letto in controluce, Linux 7.0 è un ciclo che prova a ridurre overhead e complessità: per chi amministra infrastrutture o sviluppa software di sistema, la raccomandazione è di seguire le release candidate, testare workload reali e valutare l’impatto delle novità.

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