L’ecosistema dei servizi digitali per la salute si arricchisce di una novità significativa: il coach AI di Fitbit arriva finalmente su iPhone, segnando un nuovo capitolo nell’integrazione tra Intelligenza Artificiale e benessere personale.
Un passo atteso, che vede protagonisti tre elementi chiave: l’AI generativa, un abbonamento mensile e la necessità di possedere un wearable compatibile. Il tutto orchestrato da Google, che punta ad ampliare la platea dei propri utenti, offrendo il servizio in sei Paesi (Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Singapore) e spalancando le porte anche a chi utilizza dispositivi Apple, purché sia disposto a sottoscrivere Fitbit Premium e a indossare un device come Pixel Watch o un altro prodotto a marchio Fitbit.
Le enormi potenzialità di Fitbit
Il servizio, già lanciato nell’ottobre 2025 per gli utenti Android negli Stati Uniti, entra ora in una fase di anteprima pubblica.
Le dichiarazioni ufficiali di Google e le analisi dei principali media di settore, come TechCrunch, indicano che il rollout sarà completato nel giro di poche settimane. Tuttavia, la disponibilità potrebbe variare in base alla piattaforma utilizzata e al modello specifico del wearable, lasciando spazio a un certo grado di incertezza per chi attende di poter testare la nuova funzione.
Alla base di questa espansione c’è una promessa che guarda al futuro: sfruttare la potenza di Gemini per trasformare i dati raccolti dai dispositivi indossabili in piani di allenamento personalizzati, suggerimenti mirati per migliorare il sonno e indicazioni sanitarie dinamiche.
Il sistema, infatti, è in grado di analizzare i comportamenti dell’utente, individuare pattern e proporre aggiustamenti ai workout in tempo reale, oltre a modificare gli obiettivi in base alle prestazioni fisiologiche monitorate. In pratica, un vero e proprio allenatore virtuale, attivo 24 ore su 24, che si adatta costantemente alle esigenze di chi lo utilizza.
Nonostante le potenzialità, la scelta di mantenere il servizio esclusivamente dietro il paywall di Fitbit Premium ha suscitato un acceso dibattito. Da una parte, la visione di Google punta su un coaching sempre più preciso e costante, accessibile solo a chi è disposto a pagare un abbonamento ricorrente.
Dall’altra, si alimenta la discussione sull’opportunità di riservare strumenti avanzati per la salute solo a chi può permettersi la spesa, sollevando interrogativi etici sull’accessibilità.
Questione compatibilità
Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dalla compatibilità. Anche con l’apertura agli utenti iPhone, resta imprescindibile il possesso di un Pixel Watch o di un wearable Fitbit per poter accedere al coach AI.
Non si tratta di un limite tecnico insormontabile, quanto piuttosto di una scelta commerciale che restringe il pubblico potenziale a chi già fa parte dell’ecosistema Fitbit o è disposto a investire in nuovo hardware.