L’identità digitale sta attraversando una fase di trasformazione senza precedenti. Dopo anni in cui i wallet digitali sono stati utilizzati principalmente per conservare carte di pagamento, carte fedeltà e biglietti elettronici, le principali aziende tecnologiche stanno spingendo verso una nuova evoluzione: l’integrazione dei documenti di identità direttamente nello smartphone.
Google ha introdotto la funzionalità ID pass (o pass ID, in italiano) all’interno di Google Wallet, una soluzione che permette di creare una credenziale digitale basata sul passaporto e utilizzarla per dimostrare la propria identità o la propria età in determinati contesti. È un’innovazione che va a incastonarsi in un panorama molto più ampio e articolato, che comprende il progetto europeo EUDI Wallet (European Digital Identity Wallet) e, per quanto riguarda l’Italia, il sistema IT-Wallet integrato nell’app IO.
Che cos’è Google Wallet ID pass
Google definisce ID pass come una credenziale digitale ottenuta a partire da un passaporto e memorizzata all’interno di Google Wallet.
L’utente può creare il documento digitale effettuando la scansione del passaporto, leggendo i dati dal chip NFC contenuto nel documento e completando una procedura di verifica biometrica.
ID pass non è un documento governativo autonomo e non sostituisce il documento fisico: Google stessa specifica che questa credenziale non deve essere considerata un sostituto ufficiale del passaporto o della carta d’identità e che l’utente dovrebbe continuare a portare con sé i documenti originali quando richiesto dalla normativa.
L’obiettivo dell’ID pass non è quindi quello di rimpiazzare i documenti tradizionali, ma di offrire un modo rapido e sicuro per condividere specifici attributi identificativi.
A cosa serve davvero ID pass
L’utilizzo più interessante riguarda la verifica selettiva delle informazioni personali. Invece di trasmettere l’intero documento, Google Wallet può comunicare soltanto le informazioni strettamente necessarie, ad esempio, per concludere una transazione.
Un sito web potrebbe verificare che l’utente abbia più di 18 anni senza conoscere la sua data di nascita completa oppure il suo indirizzo di residenza. Google sta sviluppando questi scenari in collaborazione con aziende private, istituti finanziari e fornitori di servizi digitali.
I possibili campi applicativi di ID pass comprendono i seguenti:
- verifica dell’età per l’accesso a contenuti soggetti a restrizioni (una soluzione differente rispetto a quella approvata nell’Unione Europea);
- apertura o recupero di account online;
- accesso a servizi sanitari digitali;
- verifica dell’identità presso piattaforme online;
- noleggio di veicoli e altri servizi che richiedono controlli documentali.
Dal punto di vista tecnologico, Google Wallet utilizza gli standard internazionali delle identità digitali mobili (ISO mdoc, Mobile Document), gli stessi che stanno diventando il riferimento per molti sistemi di identità elettronica a livello globale.
Google ha annunciato l’estensione del supporto alle identità digitali ID pass in alcuni Paesi dell’Unione Europea a partire dal 2026, Italia compresa a partire dall’estate.
Privacy e condivisione selettiva dei dati
Uno degli aspetti più innovativi dell’ID pass Google riguarda il principio di minimizzazione dei dati.
In passato la verifica dell’età o dell’identità comportava quasi sempre la condivisione dell’intero documento: le nuove architetture di identità digitale consentono invece di comunicare soltanto le informazioni richieste dal servizio. È lo stesso approccio che l’Unione Europea sta promuovendo per l’EUDI Wallet.
Google spiega chiaramente che ID pass e patenti digitali (mDL) possono essere utilizzati non solo nello smartphone dell’utente, ma anche come credenziali verificabili online, consentendo a siti web e applicazioni di richiedere e validare attributi specifici dell’identità tramite standard aperti come OpenID4VP e ISO mdoc.
Nella documentazione rivolta agli sviluppatori, la società di Mountain View descrive come integrare Google Wallet per ottenere, in modo sicuro e con tutela della privacy, informazioni come nome, età o maggiore età, accertando l’autenticità crittografica senza necessariamente accedere all’intero documento o conservare dati superflui.
Il rapporto con EUDI Wallet
Per comprendere il futuro di Google Wallet occorre distinguere tra due modelli molto diversi: da una parte, infatti, esistono i wallet privati, sviluppati da aziende come Google, Apple e Samsung. Dall’altra il progetto europeo EUDI Wallet, introdotto dal nuovo regolamento eIDAS 2.0.
EUDI Wallet sarà il portafoglio digitale ufficiale europeo attraverso il quale i cittadini potranno conservare credenziali certificate dagli Stati membri, firmare documenti elettronici e condividere attributi verificati con soggetti pubblici e privati. Ogni Stato membro dovrà rendere disponibile almeno un wallet conforme entro la fine del 2026.
La differenza sostanziale è che EUDI Wallet nasce come infrastruttura regolamentata a livello europeo, mentre Google Wallet rimane una piattaforma privata.
I due mondi, tuttavia, non sono necessariamente in competizione: l’architettura tecnica adottata dall’Unione Europea punta infatti all’interoperabilità. I wallet privati potrebbero diventare contenitori capaci di ospitare credenziali conformi agli standard europei, purché rispettino i requisiti tecnici e normativi previsti. Gli standard ISO mdoc utilizzati da Google rappresentano già uno degli elementi di convergenza tra i due ecosistemi.
Google Wallet e app IO: integrazione possibile?
In Italia il Governo ha scelto una strada diversa: il progetto nazionale prevede infatti la realizzazione dell’IT-Wallet, sistema che comprende un wallet pubblico integrato nell’app IO e una serie di wallet privati interoperabili.
Dal dicembre 2024 tutti i cittadini italiani possono già utilizzare nell’app IO le versioni digitali di alcuni documenti, tra cui patente, tessera sanitaria e carta europea della disabilità.
La visione italiana non esclude la partecipazione degli operatori privati: il progetto IT-Wallet prevede esplicitamente la presenza di wallet gestiti da soggetti privati che potranno operare secondo regole definite dalle autorità competenti. Questo significa che, almeno teoricamente, Google Wallet potrebbe diventare uno dei wallet privati interoperabili con l’infrastruttura nazionale ed europea.
Al momento, però, non esistono annunci ufficiali che confermino un’integrazione diretta tra Google Wallet e l’app IO.
Lo scenario più probabile è che entrambi i sistemi dialoghino in futuro attraverso gli standard comuni previsti dall’EUDI Wallet, piuttosto che mediante un’integrazione diretta.
Come potrebbe evolvere il panorama delle identità digitali nei prossimi anni
La vera sfida non sarà tanto la digitalizzazione dei documenti quanto l’interoperabilità tra i diversi ecosistemi.
Come accennato in precedenza, entro la fine del 2026 tutti gli Stati membri dell’Unione Europea dovranno mettere a disposizione un wallet conforme alle regole EUDI. Parallelamente Google, Apple e altri operatori stanno sviluppando piattaforme capaci di gestire le identità digitali.
L’esito più probabile è la nascita di un modello ibrido nel quale il cittadino-utente potrà scegliere se utilizzare il wallet pubblico nazionale, come IT-Wallet su app IO, oppure affiancare un wallet privato compatibile. In tale scenario Google Wallet potrebbe trasformarsi da semplice contenitore di carte e biglietti a nodo dell’infrastruttura europea dell’identità digitale.
L’immagine di copertina è una libera reinterpretazione della creatività pubblicata da Google.