Come installare Windows su Linux nel 2026 ed eseguire i programmi in modo quasi-nativo

Approfondiamo il funzionamento del progetto open source che permette di installare Windows su Linux in forma virtualizzata e integrata, rendendo le applicazioni Windows utilizzabili come se fossero native.

Raggiungere un’integrazione realmente produttiva tra Linux e le applicazioni Windows “indispensabili” è un obiettivo che molti inseguono da anni, spesso accettando compromessi come il dual-boot o l’utilizzo dei principali software di virtualizzazione. Nell’articolo sulle differenze tra Windows e Linux abbiamo sottolineano che migrare a Linux potrebbe non essere così semplice per professionisti e realtà aziendali. Alcuni software, pur ricorrendo a Wine e Proton, funzionano correttamente soltanto in ambiente Windows e presentano problemi di stabilità, funzionalità incomplete o incompatibilità con determinate API, costringendo ad utilizzare ancora macchine virtuali o installazioni native per garantirne l’uso pieno.

C’è però un software open source, distribuito sotto licenza MIT, che aiuta gli utenti intenzionati ad abbandonare il desktop Windows nell’operatività quotidiana, assicurando il raggiungimento della piena compatibilità di tutti i programmi Windows quando portati in esecuzione su Linux.

Il risultato è ottenibile grazie a WinBoat, che fa girare le applicazioni Windows su Linux come se fossero native. Il “segreto” consiste nell’utilizzo di una macchina virtuale Windows completa in ambiente Linux, caricata all’interno di un container Docker, con accelerazione KVM e integrazione grafica tramite FreeRDP. La “magia” è che le applicazioni Windows appaiono come finestre native sul desktop Linux, senza dover interagire con l’intera shell di Windows.

Architettura di WinBoat e scelta della base Windows

L’installazione di WinBoat su Linux è relativamente semplice. WinBoat non è legato a una distribuzione Linux specifica. Dal punto di vista architetturale, il progetto si basa su tre componenti fondamentali: un runtime container, il supporto alla virtualizzazione hardware tramite KVM e l’integrazione grafica via FreeRDP. Di conseguenza, la compatibilità dipende molto più dallo stack sottostante che dalla distro in sé.

WinBoat funziona correttamente su tutte le distribuzioni Linux che soddisfano questi requisiti:

  • Kernel Linux con supporto KVM abilitato.
  • Disponibilità di Docker (oggi pienamente supportato) oppure Podman (supporto in evoluzione).
  • Ambiente grafico in grado di gestire sessioni RDP integrate (Wayland o X11).
  • Accesso ai device necessari (/dev/kvm, USB, input).

Distribuzioni compatibili

L’applicazione risulta pienamente utilizzabile su distro come Ubuntu, Debian, Fedora, Arch Linux e openSUSE, incluse le rispettive derivate. Le differenze tra una distro e l’altra riguardano soprattutto la configurazione iniziale del sistema, la gestione del firewall e il runtime container preferito, non il funzionamento di WinBoat in sé.

Le distribuzioni rolling release (i.e. Arch e openSUSE Tumbleweed) tendono ad avere un vantaggio in termini di kernel, QEMU e FreeRDP più aggiornati, mentre quelle LTS o stable offrono una base più prevedibile ma possono richiedere versioni più recenti di alcuni componenti. In entrambi i casi, una volta soddisfatti i prerequisiti, l’esperienza d’uso è sostanzialmente equivalente.

Dal punto di vista di WinBoat, Linux è trattato come host di virtualizzazione leggero, non come piattaforma da personalizzare pesantemente. Ciò rende la soluzione particolarmente interessante per chi utilizza ambienti diversi tra laptop, workstation e sistemi aziendali, senza voler vincolare la scelta della distribuzione a una singola applicazione Windows.

Installazione Linux su Windows

Scelta dell’edizione di Windows

La scelta dell’edizione di Windows è determinante. Con WinBoat si dovrebbe optare per un Windows leggero, essenziale, privato preferibilmente di tutti i componenti aggiuntivi che possono contribuire a rallentarne l’esecuzione. Gli utenti più smaliziati possono eventualmente optare per Windows 11 IoT Enterprise LTSC 2024, una build essenziale, priva di gran parte del “consumer bloat”, con aggiornamenti limitati alla sicurezza e un ciclo di supporto di 10 anni. Per un container destinato all’esecuzione di poche applicazioni specifiche, le edizioni LTSC di Windows 10 e Windows 11 sono semplicemente perfette.

Dal punto di vista delle risorse, non è necessario esagerare: 4-6 core e 8 GB di RAM sono più che sufficienti. Un aspetto importante è che il container non è avviato automaticamente e resta spento finché non serve.

Programmi Windows su Linux

Condivisione della home e sicurezza del container

Uno degli aspetti più delicati è l’accesso al file system dell’host. La possibilità di condividere la directory home dell’installazione Linux consente di utilizzare file locali, repository di software Windows e, potenzialmente, anche suite come Microsoft 365 per confronti prestazionali.

Incredibilmente, la modalità privileged: true nel file docker-compose.yml di WinBoat potrebbe interferire con la corretta condivisione della directory home. Rimuovendo il flag privilegiato e mantenendo solo i bind espliciti necessari (KVM, USB, directory condivise), tutto funziona come previsto, senza perdere accelerazione hardwaresupporto USB.

Dal punto di vista della sicurezza, il setup finale è piuttosto solido: tutte le porte sono vincolate all’IP della macchina locale 127.0.0.1, il container non parte automaticamente all’avvio e il firewall blocca qualsiasi esposizione non intenzionale. Considerando che parliamo pur sempre di una macchina virtuale Windows, la riduzione della superficie di attacco è un aspetto tutt’altro che secondario.

Integrazione file system Linux con Windows

Esperienza d’uso: Windows che “scompare”

Una volta configurato correttamente, l’effetto è sorprendente. Le applicazioni Windows, per tramite di WinBoat, si avviano come finestre native anche su desktop environment basati su Wayland, con icone corrette nel task manager e comportamento coerente con le altre app Linux. Il rendering grafico, affidato a FreeRDP, è fluido e stabile nella maggior parte dei casi.

Le differenze tra Windows 11 Pro e LTSC emergono soprattutto nel consumo di risorse: LTSC resta più leggero, con un uso di RAM sensibilmente inferiore quando si lavora in modalità “seamless” rispetto a una sessione RDP completa.

Su sistemi multi-monitor, l’impostazione Multimon di WinBoat è quella che si comporta meglio, anche se non è priva di stranezze. Alcuni bug di posizionamento delle finestre e l’assenza di feedback all’avvio di un’applicazione sono limiti reali, ma gestibili.

Accesso USB e software Windows-only: il vero punto di svolta

Uno degli aspetti più sottovalutati, ma allo stesso tempo più determinanti nell’adozione di WinBoat, è il supporto per la funzionalità USB passthrough.

Molti strumenti Windows non falliscono su Linux per limiti computazionali o grafici, ma perché richiedono un accesso diretto e non emulato all’hardware. Utility come Rufus, software di configurazione per periferiche proprietarie o tool di provisioning industriale si basano su chiamate a basso livello, driver specifici e comportamenti che Wine o le macchine virtuali tradizionali gestiscono in modo incompleto o instabile.

WinBoat colma un vuoto davvero notevole: consente a una VM Windows di operare all’interno di un container mantenendo visibilità nativa dei dispositivi USB, senza passare da layer di emulazione complessi o fragili. Ciò rende possibile l’uso affidabile di applicazioni Windows che interagiscono con chiavette, dongle, tablet, programmatori o supporti di boot, pur restando interamente su un desktop Linux.

Luci e ombre

I punti di forza sono evidenti: con WinBoat su Linux, niente più desktop Windows, prestazioni superiori a una macchina virtuale tradizionale, USB passthrough funzionante e un’integrazione che, nella maggior parte dei casi, fa dimenticare cosa stia girando “sotto”.

Le criticità riguardano soprattutto la maturità del progetto. L’aggiornamento dell’elenco delle applicazioni non è sempre immediato, alcune anomalie di FreeRDP richiedono il riavvio del container e, per esempio, l’integrazione nel menu applicazioni di KDE non è ancora realmente user-friendly. Sono comunque tutti difetti da beta, assolutamente comprensibili, gestibili e correggibili nelle prossime release del progetto.

Su alcune distro, infine, Podman è spesso la scelta naturale: rootless, daemonless, più leggero e ideale su laptop. WinBoat ha introdotto un supporto preliminare a Podman, ma al momento manca una funzione per alcuni utenti davvero importante: USB passthrough.

Per Rufus e per i tool di configurazione hardware, l’accesso diretto ai dispositivi USB è imprescindibile, e oggi questa funzionalità è affidabile solo con Docker. Finché Podman non colmerà questo gap, Docker resta la scelta più consigliata, anche a costo di un leggero overhead.

Un po’ di attenzione per chi usa già Docker

Se utilizzaste già Docker e, ad esempio, aveste impostato delle regole specifiche per il routing di rete, l’installazione di WinBoat potrebbe modificare leggermente la configurazione e rendere irraggiungibili risorse in precedenza accessibili.

In questa particolare eventualità, l’analisi delle rotte (ip route show) aiuta a chiarire la situazione: la rimozione manuale della rotta incriminata permette di ripristinare l’accesso. Tuttavia, per una correzione definitiva, la riconfigurazione dei pool di indirizzi Docker in /etc/docker/daemon.json permette di spostare tutte le reti container su un intervallo non utilizzato altrove. Dopo il riavvio del servizio Docker, il problema dovrebbe definitivamente scomparire.

Conclusioni

WinBoat rappresenta una risposta concreta a uno dei problemi più persistenti per chi desidera adottare Linux come sistema operativo principale in ambito professionale: la dipendenza residua da applicazioni Windows realmente insostituibili.

Il software utilizza una macchina virtuale Windows completa, ottimizzata e “nascosta” all’utente finale, integrandola in modo elegante nel desktop Linux. Il risultato non è una semplice alternativa alle VM tradizionali: Windows smette di essere un ambiente da abitare e diventa un fornitore di singole applicazioni, accessibili solo quando servono.

Pur non essendo una soluzione priva di compromessi – richiede attenzione nella configurazione, una certa familiarità con Docker e la consapevolezza di utilizzare un progetto ancora in fase di maturazione – WinBoat consente di eliminare nella maggior parte dei casi il dual-boot e di ridurre drasticamente la necessità di mantenere sistemi Windows dedicati. In particolare, il supporto per USB passthrough e l’integrazione grafica seamless lo rendono uno strumento estremamente interessante per professionisti, tecnici e realtà aziendali che hanno bisogno di affidabilità, compatibilità completa e controllo dell’ambiente.

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