ReFS, cos'è e come funziona il nuovo file system Microsoft

Gli utenti di Windows 10 possono utilizzare il nuovo file system ReFS con la funzionalità Spazi di archiviazione mentre in Windows Server 2016 si possono formattare intere unità. Ecco le principali caratteristiche di ReFS, che debutterà presto anche in Windows 10 Pro for Workstation PC.

Il nuovo file system Microsoft ReFS, deputato – in futuro – a prendere il posto di NTFS, era stato lanciato insieme con Windows Server 2012. È utilizzabile anche con Windows 10 previa attivazione della funzionalità Spazi di archiviazione (Creare un hard disk di grandi dimensioni) oppure per partizioni non di avvio.
Il file system ReFS (acronimo di Resilient File System) è stato ulteriormente migliorato in Windows Server 2016 e avrà un posto di primo piano in Windows 10 Pro for Workstation PC: Windows 10 Pro for Workstation PC, nuova edizione in autunno?.


Rispetto a NTFS, il file system ReFS porta con sé diversi vantaggi e svantaggi.
ReFS nasce per essere meno vulnerabile alla corruzione dei dati, permette di gestire più efficacemente alcuni carichi di lavoro e si adatta molto bene ai supporti di memorizzazione di grandi dimensioni.

ReFS utilizza cioè una struttura gerarchica a tabelle simile ai database relazionali.
I riferimenti alle directory sono stivati in una tabella principale, detta Object Table. Per le directories vengono conservate singole tabelle contenenti i riferimenti ai singoli file; ciascun file viene poi posto in associazione con una tabella che ospita le informazioni addizionali (metadati).

ReFS integra anche le cosiddette funzionalità di resilienza: non c’è quindi più bisogno di usare utilità per il controllo della presenza di errori (ad esempio CHKDSK). Il file system, in caso di copie di file danneggiate, penserà automaticamente a ripristinarne la versione corretta.
Ogniqualvolta un file viene letto e scritto, ReFS ne controlla il checksum così da assicurarsi che sia corretto.

La funzionalità Spazi di archiviazione di Windows citata nell’introduzione è in grado di riconoscere un eventuale danneggiamento del file system e risolvere automaticamente i problemi ripristinando le copie “buone” dei file.

Il controllo di integrità sui file memorizzati, viene svolto da ReFS abitualmente e quindi non soltanto in lettura e scrittura. Questo tipo di attività di controllo consente di risolvere buona parte dei problemi e risolvere gli errori sul file system non appena questi si presentassero.

Per quanto riguarda la lunghezza dei percorsi in cui sono memorizzati i file, ReFS supera la limitazione di 255 caratteri propria di NTFS: con ReFS, infatti, la lunghezza del nome di un file può arrivare fino a 32.768 caratteri.
Windows 10 consente di superare la limitazione dei 255 caratteri intervenendo sulla configurazione di una chiave del registro.
ReFS, inoltre, manda definitivamente “in pensione” il vecchio schema 8.3 per i nomi dei file risalente ai tempi di MS-DOS. Sulle unità formattate NTFS è oggi sempre possibile, ad esempio, accedere alla cartella C:\Program files utilizzando il percorso C:\PROGRA~1\, ritenuto sempre valido per questioni di compatibilità. Con il file system ReFS non è più possibile.

Infine, NTFS supporta volumi di una dimensiona massima teorica di 16 exabyte mentre con ReFS si può arrivare addirittura fino a 262.144 exabyte.
Già un exabyte è una capienza “fantascientifica”, pari a 1.000.000 terabyte. Per le applicazioni future, però, possibilità di storage pressoché illimitate avranno sempre più importanza, soprattutto a livello di data center.

Per quanto riguarda le performance, ReFS è progettato per migliorare le prestazioni di NTFS, almeno in alcuni casi.
Con la funzionalità Spazi di archiviazione si possono avere pool di unità ottimizzare per le performance e unità ottimizzate per la memorizzazione dei dati.
ReFS scrive i dati sulle unità che offrono migliori prestazioni e, in background, sposta automaticamente grandi quantitativi di dati sulle unità più lente al fine di un’archiviazione a lungo termine.

ReFS è studiato per accelerare la clonazione delle macchine virtuali (funzionalità “clonazione a blocchi“) e la creazione di file delle unità virtuali.
La creazione di un disco virtuale viene posta in essere da ReFS creando un unico file “riempito” di zero: ciò che con NTFS richiede oggi circa 10 minuti, con il nuovo file system diventa cosa da pochi secondi.

Cosa manca in ReFS rispetto a NTFS

Non è possibile, ad oggi, migrare semplicemente da NTFS a ReFS.
Il nuovo file system, infatti, non permette l’avvio diretto di Windows quindi il boot del sistema operativo deve necessariamente avvenire da un’unità formattata NTFS.

ReFS, inoltre, è sprovvisto di caratteristiche supportate da NTFS: compressione e crittografia dei file, hard link, attributi estesi, deduplicazione dei dati e quote disco.
Sebbene non sia possibile, quindi, cifrare singoli file a livello di file system, ReFS è pienamente compatibile con la crittografia dell’intero disco usando BitLocker.

Ad oggi non è possibile convertire alcuna partizione da NTFS a ReFS: in Windows Server 2016 è possibile selezionare un volume e formattarlo con il file system ReFS anziché con NTFS (è una buona idea se avesse in programma di memorizzare delle macchine virtuali in una certa unità).
Gli utenti di Windows 10, come spiegato in precedenza, possono invece usare ReFS unitamente con la funzionalità Spazi di archiviazione per contare su una migliore protezione dei dati e scongiurare la perdita di informazioni.

Non è escluso che in futuro, come peraltro avvenuto per NTFS, Microsoft possa ulteriormente migliorare il file system ReFS e introdurre nuove caratteristiche.

Per approfondire il tema file system, suggeriamo la lettura dei seguenti articoli:

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Credit immagine in apertura: iStock.com/fatido

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