Le notifiche sono diventate uno dei canali più invasivi dell’esperienza mobile. Nate per informare, si sono progressivamente trasformate in strumenti di sollecitazione continua: promozioni, reminder superflui, aggiornamenti irrilevanti. Android offre strumenti nativi per limitarle, ma questi meccanismi dipendono in larga parte dalla correttezza con cui le singole applicazioni implementano canali e categorie. Quando ciò non avviene – e accade spesso – l’utente perde qualsiasi possibilità di intervento selettivo.
DoNotNotify (download) è un progetto innovativo che non si limita a “spegnere” le notifiche, ma introduce un livello di filtraggio basato sul contenuto reale dei messaggi. L’idea di fondo è semplice ma potente: non tutte le notifiche di un’app hanno lo stesso valore e il controllo deve avvenire a livello di singolo evento, non di applicazione.
Un approccio diverso al problema delle notifiche Android
A differenza delle impostazioni di sistema, DoNotNotify non parte dal presupposto che le app Android siano progettate correttamente.
L’app intercetta infatti ogni notifica in ingresso e la valuta in base a regole definite dall’utente, prima che questa venga mostrata. Il risultato è un modello di controllo post-produzione, indipendente dalle scelte (o dalle omissioni) degli sviluppatori delle altre app.

Lo schema definito dall’autore di DoNotNotify consente di filtrare notifiche che Android, da solo, non è in grado di distinguere: messaggi promozionali mescolati con comunicazioni utili, alert automatici ricorrenti, notifiche che cambiano testo a ogni invio ma mantengono una struttura riconoscibile.
Whitelist e blacklist: due logiche, due strategie
Il sistema di regole di DoNotNotify ruota attorno a una distinzione fondamentale: whitelist e blacklist. La differenza non è solo concettuale, ma incide sul modo in cui si costruisce una strategia di filtraggio efficace.
La whitelist è adatta ai casi in cui un’app genera molte notifiche, ma solo una minima parte è realmente rilevante. In questo scenario, tutte le notifiche sono bloccate per impostazione predefinita e solo quelle che corrispondono a criteri precisi vengono mostrate. È una scelta radicale, ma estremamente efficace per app bancarie, sistemi di autenticazione o servizi che inviano codici temporanei.
La blacklist, al contrario, funziona meglio quando le notifiche sono generalmente utili, ma esiste una tipologia ricorrente di messaggi indesiderati. In questo caso il flusso rimane aperto e DoNotNotify interviene solo quando il contenuto corrisponde a un filtro specifico, ad esempio parole promozionali o formule standard.

Regole basate sul contenuto: il vero punto di forza
Il filtraggio non si limita al nome dell’app. Ogni regola può analizzare il testo della notifica, inclusi titolo e contenuto, utilizzando sia semplici stringhe sia espressioni regolari. Il livello di precisione va ben oltre le opzioni offerte dal sistema operativo.
Nella pratica, è possibile intercettare pattern dinamici: numeri variabili, frasi ricorrenti, strutture testuali che si ripetono con variazioni minime. Se si ha un po’ di familiarità con le espressioni regolari, l’utente può costruire filtri estremamente robusti, capaci di adattarsi nel tempo senza dover essere continuamente aggiornati.
Come iniziare: indicazioni pratiche per un uso efficace
Dopo l’installazione, il primo passaggio consiste nel concedere a DoNotNotify l’autorizzazione di accesso alle notifiche. Senza questo permesso, l’app non può operare, ma è importante sottolineare che l’accesso è utilizzato esclusivamente in locale, senza trasmissione di dati.
Un buon punto di partenza è osservare lo storico delle notifiche per qualche giorno, senza applicare regole aggressive. L’approccio permette di identificare quali app generano più rumore e quali pattern testuali si ripetono. A quel punto è consigliabile intervenire su un’app alla volta, creando inizialmente regole semplici e affinando progressivamente i filtri.
Per le app critiche, come quelle finanziarie o di autenticazione, la whitelist offre il massimo controllo. Per social network e app commerciali, una blacklist mirata è spesso sufficiente per eliminare il superfluo senza perdere comunicazioni rilevanti.

Storico e trasparenza operativa
DoNotNotify mantiene uno storico locale delle notifiche bloccate e consentite. Non è un aspetto secondario: consente di verificare l’effetto reale delle regole e di correggere rapidamente eventuali filtri troppo restrittivi. In alcuni casi è possibile anche attivare manualmente l’azione associata a una notifica bloccata.
Le limitazioni imposte da Android sono gestite in modo esplicito. Le notifiche persistenti o basate su aggiornamenti in tempo reale non possono essere bloccate, e l’app lo segnala chiaramente, evitando comportamenti ambigui o soluzioni forzate.
Privacy by design, non come slogan
L’intera architettura di DoNotNotify è costruita attorno a un principio chiaro: tutto avviene sul dispositivo. Nessun server remoto, nessun tracciamento, nessuna raccolta di dati personali o di contenuti delle notifiche. Le regole e lo storico risiedono nella sandbox dell’app e sono eliminati automaticamente al momento dell’eventuale disinstallazione.
La recente scelta di rendere il progetto open source rafforza questa impostazione, offrendo a chiunque la possibilità di verificare il codice e confermare l’assenza di comportamenti nascosti. Non si tratta solo di una garanzia tecnica, ma di una presa di posizione precisa in un contesto in cui la gestione delle notifiche è spesso accompagnata da nuove forme di profilazione.