Wayland è il successore moderno di X11 per la gestione dello stack grafico su Linux. Nato nel 2008, prometteva una gestione più efficiente dell’input/output grafico, compositing nativo e minore latenza. Tuttavia, per quasi due decenni la sua adozione è risultata limitata da problemi hardware, driver e compatibilità applicativa, in particolare per configurazioni avanzate come monitor 8K o GPU NVidia. Nel 2026, dopo numerosi sviluppi, la domanda resta: Wayland è finalmente pronto per un uso quotidiano avanzato?
Fedora, Ubuntu, GNOME, KDE e altri progetti stanno allineando le loro release ufficiali al protocollo Wayland come default, accelerando l’adozione di un modello grafico più sicuro e moderno basato su compositor nativi. Tuttavia, questo cambiamento comporta implicazioni tecniche significative per gli utenti avanzati, specialmente su hardware complesso o con software legacy che ancora dipende da caratteristiche di X11 che Wayland non implementa perfettamente.
La spinta delle distribuzioni Linux verso Wayland
Negli ultimi anni, molte distribuzioni Linux hanno consolidato Wayland come server grafico predefinito. Fedora Workstation, ad esempio, usa Wayland di default già da molte versioni, e le release più recenti — come Fedora 43 — hanno eliminato completamente la sessione X11 per l’edizione GNOME, rendendo Wayland l’unica opzione disponibile.
Canonical ha seguito una strada simile con Ubuntu 25.10 (nome in codice Questing Quokka): la variante principale con GNOME ora supporta esclusivamente Wayland, segnando la fine del supporto ufficiale a Xorg per il desktop predefinito.
Anche altri desktop environment stanno imprimendo una forte spinta verso Wayland. GNOME 50 ha disabilitato la sessione X11 di default e il progetto sta consolidando il proprio stack grafico interamente su Wayland, a partire dal compositor Mutter.
KDE Plasma sta percorrendo una traiettoria simile: Plasma 6.8 rimuove ufficialmente il supporto X11 nelle installazioni ufficiali, lasciando solo la versione Wayland di KWin come stack grafico attivo. Alcune distribuzioni derivate come Kubuntu 25.10 rimuovono anch’esse X11 di default, seguendo la tendenza generale.
Distribuzioni più minimaliste o rolling release, come Arch Linux, in teoria offrono sempre sia X11 che Wayland, ma spesso dipendono dalle opzioni attivate nel display manager (GDM o SDDM) e da come vengono configurate le sessioni.
Contesto storico e driver GPU
Nei primi anni, Wayland raramente partiva sui sistemi reali. L’integrazione in desktop environment stabili è arrivata con GNOME nel 2014 e KDE qualche anno dopo. Molte applicazioni critiche, da Firefox a Chrome, passando per Emacs, hanno richiesto per anni flag sperimentali o variabili d’ambiente per funzionare correttamente.
Il principale ostacolo hardware è stato il supporto dei driver GPU. Per gli utenti con monitor ad altissima risoluzione, la situazione era complessa. Come ricorda Michael Stapelberg, fino al driver NVidia 495 (fine 2021), Wayland non era supportato nativamente sulle schede NVidia. L’azienda aveva puntato su EGLStreams, ignorando GBM (Generic Buffer Manager), l’API richiesta da Wayland. Con GBM, si potevano avviare sessioni Wayland, ma la grafica era instabile e caratterizzata da glitch, artefatti e crash.
EGLStreams è un metodo proprietario NVidia per trasferire i buffer grafici dalla GPU al compositore. In pratica, EGLStreams crea una “coda di frame” tra l’applicazione/OpenGL e il compositore: ogni buffer viene messo in uno stream e consumato dal compositore quando è pronto. L’approccio funziona bene nei sistemi chiusi di NVidia (come su Windows o Linux con X11), ma non è compatibile con lo standard Wayland, che si aspetta un meccanismo diverso per la gestione dei buffer.
Wayland e la maggior parte dei compositori moderni (wlroots, Sway, GNOME/Mutter) utilizzano invece GBM, un’interfaccia generica del kernel Linux che permette di allocare e condividere buffer grafici in modo coerente tra GPU e compositore, senza vincolarsi a una coda proprietaria. GBM gestisce buffer, formati e sincronizzazione, permettendo un flusso più lineare e uniforme di rendering, compositing e aggiornamento dello schermo.
Quando NVidia ha introdotto il supporto a GBM, le sessioni Wayland diventavano tecnicamente avviabili, ma persistivano problemi di sincronizzazione dei buffer, con tutte le conseguenze citate in precedenza.
Monitor 8K e TILE
L’adozione di Wayland su configurazioni avanzate è ostacolata dalle peculiarità hardware. Alcuni monitor 8K evoluti, ad esempio, richiedono due connessioni DisplayPort 1.4 con MST (Multi-Stream Transport) e supporto TILE, consentendo di trattare il display come un’unica superficie logica. Su X11, questa configurazione funziona da anni senza problemi, ma con Wayland inizialmente il monitor era gestito come due schermi separati.
Su Wayland, il flusso di rendering coinvolge diversi livelli: il kernel tramite DRM, la gestione dei buffer con GBM, wlroots come layer di astrazione, il compositore (ad esempio Sway) e infine le applicazioni client. Ciascun componente può introdurre latenza o artefatti grafici: nei driver NVidia, la mancanza di supporto per il cursore hardware (puntatore gestito direttamente dalla GPU invece che dal software), la gestione ritardata dello scale factor per finestre invisibili e il rendering dei buffer Xwayland con scaling separato producono glitch visibili, soprattutto su monitor ad altissima risoluzione.
Durante il cambio di focus tra finestre, il contenuto può apparire leggermente spostato di pochi pixel per alcuni millisecondi, perché Sway mostra inizialmente un buffer temporaneo a scale factor 1 fino a quando l’applicazione non fornisce il buffer corretto alla risoluzione finale.
Applicazioni critiche: Emacs e Chrome
Emacs rappresenta una sfida tecnica notevole. La versione standard gira su Xwayland e risulta sfocata su monitor 8K, perché Xwayland non supporta lo scaling automatico in Sway. La versione pgtk, che supporta Wayland nativamente, soffre di input latency e differenze di rendering: line-height e letter spacing non corrispondono a X11, creando un’esperienza visiva incoerente.
Chrome mostra problemi simili: il processo GPU può terminare con errori come Cannot create BO with format=RGBA_8888 and usage=Scanout|Rendering|Texturing, interrompendo l’accelerazione hardware. Inoltre, Sway non ripristina la posizione delle finestre nei workspace precedenti, mentre X11/i3 gestisce questa funzionalità da anni, rendendo frustrante il lavoro quotidiano su setup multi-window.
Screensharing, scaling e DPI
Lo screensharing su Wayland richiede xdg-desktop-portal e xdg-desktop-portal-wlr. Anche se ora è possibile condividere singole finestre o interi monitor, la risoluzione rimane bassa e l’esperienza utente è frammentata.
Applicazioni come Chrome mostrano glitch di scaling temporanei quando le finestre diventano visibili. Problemi che derivano dal fatto che Sway gestisce buffer invisibili con scale factor 1, causando una temporanea mancata corrispondenza con i buffer ad alta risoluzione forniti dalle applicazioni.
Conclusioni
Nel 2026 Wayland è finalmente utilizzabile anche su configurazioni estreme, ma l’esperienza quotidiana non è ancora paragonabile a quella di X11/i3.
I problemi principali riguardano glitch grafici su monitor ad altissima risoluzione, input latency nelle applicazioni critiche, gestione dei workspace e scaling di Xwayland, oltre a instabilità della GPU in browser e applicazioni complesse.
Fino a quando questi problemi non saranno risolti, X11 rimane la scelta più stabile per utenti avanzati, mentre Wayland si avvicina alla maturità, promettendo un futuro più coerente e moderno per il desktop Linux.