Google sta riscrivendo le regole economiche del Play Store in modo radicale, introducendo una delle trasformazioni più profonde dalla nascita dello store Android nel 2008.
La decisione arriva dopo anni di contenziosi antitrust, culminati nella disputa con Epic Games e nelle pressioni crescenti delle autorità di regolamentazione globali.
Il vecchio sistema basato su una commissione unica del 30% lascia spazio a una struttura molto più articolata, che separa il costo della distribuzione da quello della gestione dei pagamenti. Per sviluppatori, publisher e aziende cambia concretamente il modo di monetizzare le app e di integrare i sistemi di acquisto.
Come cambiano le commissioni del Play Store
Il punto centrale della riforma è la fine della commissione fissa sugli acquisti tramite Google Play. Al suo posto arriva un modello disaccoppiato: il costo dello store e quello del sistema di pagamento vengono calcolati separatamente. Gli sviluppatori possono scegliere se continuare a usare Google Play Billing, adottare un sistema di pagamento alternativo oppure rimandare direttamente al proprio sito.
Per le applicazioni che superano il milione di dollari di ricavi annuali, la commissione base per i nuovi acquisti in-app scende al 20%, mentre per gli abbonamenti si arriva al 10%. Chi sceglie di mantenere il sistema di pagamento di Google paga una quota aggiuntiva dedicata esclusivamente al servizio di billing.
In parallelo, Google introduce i programmi Games Level Up e Apps Experience, pensati per premiare le applicazioni che rispettano requisiti tecnici e qualitativi più elevati: compatibilità con tablet, Android Auto e smart TV, bassi tassi di crash, supporto ai salvataggi cloud e sistemi di autenticazione resistenti al phishing. Chi soddisfa questi criteri ottiene condizioni economiche più vantaggiose anche sugli utenti già acquisiti.
La causa con Epic e il contesto antitrust
La revisione delle regole è una conseguenza diretta del lungo scontro giudiziario tra Google ed Epic Games. La software house aveva sostenuto che il Play Store e il sistema di pagamento integrato costituissero un monopolio capace di limitare la concorrenza e impedire agli sviluppatori di scegliere modalità alternative. Sebbene l’accordo definitivo debba ancora completare il proprio iter giudiziario, Google ha deciso di avviare comunque l’implementazione delle modifiche. La soglia del 30% aveva rappresentato per anni lo standard dell’intero settore degli store digitali, e la sua rimozione segna un punto di non ritorno.
L’introduzione del nuovo sistema non avverrà contemporaneamente in tutti i mercati. Google partirà da aree selezionate e il completamento della distribuzione globale è previsto entro il 2027. Dal punto di vista tecnico, la separazione tra distribuzione e pagamenti offre maggiore flessibilità: gli sviluppatori potranno integrare gateway proprietari, mantenere un rapporto diretto con i clienti e differenziare le strategie commerciali, nel rispetto delle politiche di sicurezza del Play Store.
L’iniziativa potrebbe avere effetti sull’intera industria mobile. Le commissioni degli store digitali sono da tempo sotto la lente delle autorità antitrust in tutto il mondo, e la scelta di Google aumenta la pressione competitiva anche sugli altri operatori del settore.