L’infrastruttura cloud e gli strumenti di intelligenza artificiale stanno diventando elementi centrali nelle attività operative delle agenzie di sicurezza pubblica. Documenti interni trapelati e analizzati da diversi media d’Oltreoceano mettono in evidenza come l’agenzia statunitense U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) abbia intensificato l’uso dei servizi Microsoft, in particolare la piattaforma Azure, durante un periodo di forte aumento delle operazioni di arresto e deportazione. Il ricorso a sistemi di archiviazione e analisi avanzata dei dati si inserisce in una traiettoria iniziata già negli anni 2010, quando le forze dell’ordine statunitensi hanno progressivamente adottato infrastrutture cloud per la gestione di grandi volumi informativi.
I dati disponibili indicano una crescita significativa: da circa 400 Terabyte di informazioni archiviate su Azure a luglio 2025 a quasi 1.400 Terabyte a gennaio 2026, una quantità equivalente a centinaia di milioni di immagini digitali.
Espansione dell’infrastruttura Azure nelle operazioni ICE
La crescita del volume di dati archiviati indica un aumento sostanziale della dipendenza di ICE dall’infrastruttura Azure. L’architettura cloud di Microsoft consente la gestione scalabile di dati eterogenei, includendo repository di immagini, video e documenti strutturati.
Nell’ambito law enforcement, tali piattaforme sono generalmente utilizzate per consolidare database provenienti da fonti multiple, come registri biometrici, dati di sorveglianza e archivi amministrativi. Il salto da 400 a 1.400 Terabyte in 6 mesi suggerisce un incremento sia della raccolta informativa sia della digitalizzazione di dataset esistenti.
Le informazioni trapelate non precisano la tipologia di dati archiviati, ma l’adozione di Azure in contesti governativi include tipicamente servizi di storage a oggetti (Blob Storage), database distribuiti e pipeline di elaborazione dati in tempo reale. Tali componenti permettono di gestire flussi informativi ad alta velocità, come quelli provenienti da telecamere di sorveglianza o droni.
Analisi automatizzata di immagini e video con strumenti AI
Oltre allo storage, l’agenzia avrebbe utilizzato strumenti di analisi automatizzata basati su Azure AI Video Indexer e Azure Vision.
Si tratta di soluzioni che impiegano modelli di visione artificiale per estrarre metadati da contenuti audiovisivi: riconoscimento facciale, individuazione di oggetti, trascrizione automatica del parlato e rilevamento di elementi testuali nei fotogrammi. Tali funzionalità consentono di interrogare archivi video mediante parole chiave o attributi visivi, riducendo drasticamente il tempo necessario per individuare soggetti o eventi specifici.
In scenari operativi, l’analisi automatizzata può essere integrata con sistemi di geolocalizzazione dei dispositivi mobili e con feed provenienti da telecamere urbane o infrastrutture pubbliche.
La correlazione tra metadati visivi e dati di posizione consente di costruire timeline di movimento e relazioni tra individui, ampliando le capacità investigative ma aumentando anche i rischi per la privacy.
Integrazione con strumenti di produttività e collaborazione
I documenti trapelati indicano inoltre un’espansione dell’accesso di ICE alla suite di applicazioni di produttività Microsoft, che include servizi di gestione documentale, posta elettronica e strumenti di collaborazione.
In contesti governativi, tali piattaforme sono spesso integrate con sistemi di gestione dei casi e workflow digitali per coordinare operazioni complesse, come trasferimenti di detenuti o pianificazione di voli di rimpatrio. L’adozione di chatbot basati su AI per la gestione interna della documentazione rappresenta un ulteriore elemento di automazione dei processi amministrativi.
Budget federale e crescita della capacità tecnologica
L’espansione delle capacità cloud e AI di ICE risulta promossa da un aumento di budget pari a 75 miliardi di dollari approvato a luglio 2025. L’investimento governativo ha reso l’agenzia una delle strutture di law enforcement più finanziate negli USA.
Parallelamente, l’agenzia ha incrementato l’uso di servizi forniti da altri provider, tra cui Amazon Web Services (AWS), confermando una strategia multi-cloud per la gestione delle infrastrutture critiche.
Le risorse aggiuntive hanno consentito l’acquisizione di sistemi avanzati di sorveglianza, inclusi software di riconoscimento facciale, piattaforme di tracciamento dei dispositivi mobili e strumenti di analisi comportamentale. L’integrazione di tali tecnologie con il cloud rende possibile un’elaborazione distribuita su larga scala, con capacità di analisi quasi in tempo reale.
Controlli interni e limiti di visibilità del provider cloud
Microsoft afferma di non avere visibilità diretta sulla natura dei dati archiviati dai clienti all’interno della propria infrastruttura. In tali modelli, il provider gestisce la sicurezza dell’infrastruttura sottostante, mentre il cliente mantiene il controllo sui contenuti e sulle configurazioni applicative.
Questo assetto implica che eventuali usi controversi delle tecnologie dipendono in larga misura dalle politiche e dai controlli interni delle agenzie che le utilizzano. I meccanismi di revisione etica dichiarati dall’azienda, pur esistenti, non garantiscono un monitoraggio continuo delle operazioni effettuate dai clienti governativi.
Il rapporto tra Microsoft e ICE risale almeno al periodo della prima amministrazione Trump, quando i contratti cloud con l’agenzia suscitarono proteste interne tra i dipendenti dell’azienda. All’epoca, Microsoft dichiarò che i propri servizi supportavano esclusivamente attività amministrative come posta elettronica e gestione documentale.
Le dichiarazioni più recenti dell’azienda evidenziano una linea ufficiale secondo cui le tecnologie fornite non devono essere utilizzate per la sorveglianza di massa dei civili. Tuttavia, i documenti trapelati sollevano interrogativi sull’effettivo controllo esercitato dai fornitori cloud sull’uso operativo dei loro servizi, soprattutto in contesti governativi ad alta sensibilità.
Non forniamo tecnologie per facilitare la sorveglianza di massa dei civili. Abbiamo applicato questo principio in ogni Paese del mondo. — Brad Smith, vicepresidente e presidente di Microsoft.
La dichiarazione di Smith fu rilasciata a settembre 2025, dopo che Microsoft ha interrotto l’accesso ad Azure alla Unit 8200, unità d’élite di intelligence israeliana che aveva usato la piattaforma di Redmond per raccogliere ed elaborare dati per la pianificazione di attacchi e arresti. Vi ricordate le critiche di Brian Eno?
Perché ICE è contestata: diritti umani, deportazioni e sorveglianza digitale
L’agenzia statunitense ICE è da anni al centro di forti critiche da parte di organizzazioni per i diritti civili, attivisti, parte del mondo accademico e politico e una quota rilevante dell’opinione pubblica. Le contestazioni riguardano innanzitutto le politiche di detenzione e deportazione, considerate da molti eccessivamente rigide: sono stati segnalati casi di detenzioni prolungate, condizioni non sempre adeguate nei centri e separazioni familiari, soprattutto in alcune fasi di inasprimento delle politiche migratorie federali.
Un secondo fronte riguarda l’uso crescente di tecnologie di sorveglianza e analisi dei dati. ICE fa ricorso a database biometrici, sistemi di riconoscimento facciale, strumenti di geolocalizzazione e piattaforme di analisi avanzata.
Secondo i critici, l’integrazione di queste tecnologie con grandi infrastrutture cloud e soluzioni di intelligenza artificiale può ampliare in modo significativo le capacità di monitoraggio, sollevando timori per la privacy, la proporzionalità dei controlli e la possibilità di errori o abusi.
Sul piano giuridico, è inoltre contestata la limitata tutela garantita in alcuni procedimenti di immigrazione civile, dove le garanzie possono risultare meno ampie rispetto al diritto penale, in particolare per quanto riguarda l’accesso alla difesa legale e la rapidità delle procedure di espulsione. A ciò si aggiungono le critiche sulla trasparenza e sull’accountability: diversi report hanno evidenziato difficoltà nell’ottenere dati completi sulle operazioni, sugli accordi con fornitori tecnologici e sulle modalità di utilizzo delle informazioni raccolte.
Questo insieme di fattori ha contribuito a una percezione fortemente polarizzata dell’agenzia: da un lato c’è chi la considera uno strumento necessario per l’applicazione delle leggi federali e la gestione dei flussi migratori, dall’altro chi la vede come un simbolo di politiche e pratiche ritenute problematiche sotto il profilo dei diritti umani, della trasparenza e dell’uso delle tecnologie di sorveglianza.