Quando si parla di intelligenza artificiale ai grandi livelli, spesso si fa riferimento a cifre miliardarie, acquisizioni e alleanze strategiche. Il rischio, però, è quello di perdere di vista un elemento molto più determinante del capitale: le persone. L’ingresso di Eric Demers nel team GPU di Intel con un mandato esplicitamente orientato all’AI, rientra proprio in questa categoria di eventi che, pur senza muovere immediatamente i mercati, possono ridefinire gli equilibri tecnologici nel medio-lungo periodo.
Demers non è un dirigente “di facciata”, ma uno dei pochissimi designer di GPU capaci di concepire un’architettura completa partendo dal livello transistor fino all’esposizione software del chip. In un’industria in cui queste competenze sono estremamente rare, il suo arrivo rappresenta per Intel un rafforzamento strutturale, non semplicemente simbolico.
Dalle GPU storiche agli acceleratori AI: il profilo di Demers
La carriera di Demers è una sintesi della storia moderna delle GPU. Dai primi anni in Silicon Graphics e Matrox, passando per ATI e poi AMD, fino ai 14 anni trascorsi in Qualcomm, il suo lavoro ha inciso su mercati molto diversi ma accomunati da un requisito costante: l’efficienza architetturale.
Le architetture R300 e R600 di ATI, così come l’evoluzione delle GPU Adreno integrate nei SoC Snapdragon, dimostrano una profonda comprensione del rapporto tra hardware, carichi di lavoro e vincoli energetici. Un bagaglio che oggi diventa particolarmente prezioso nel campo dell’intelligenza artificiale, dove l’ottimizzazione è spesso più importante della sola potenza bruta.
Intel, Gaudi e la sfida diretta ai colossi dell’AI
Il contesto in cui Demers entra in Intel è quello di una competizione sempre più serrata nel mercato degli acceleratori AI per data center, attualmente dominato da Nvidia e, in misura crescente, da AMD. Intel ha già tentato di inserirsi con la linea Gaudi, arrivata alla terza generazione nel 2024, posizionata come alternativa economicamente più accessibile rispetto all’H100 di Nvidia.
Il vero salto, tuttavia, è affidato alle architetture future: Falcon Shores e Jaguar Shores, affiancate da Crescent Island, un progetto dedicato ai carichi di inferenza. È in questo ambito che l’esperienza di Demers può tradursi in un vantaggio competitivo concreto, contribuendo a colmare il divario non solo prestazionale, ma anche di maturità architetturale e software.
Ohio One e la rinascita della manifattura avanzata Intel negli USA
Parallelamente al rafforzamento delle competenze interne, Intel sta tentando di rafforzare la sua credibilità industriale attraverso investimenti manifatturieri su larga scala. Il progetto Ohio One, annunciato nel 2022 come il più grande complesso di fabbriche negli USA, ha attraversato una fase complessa fatta di ridimensionamenti, ritardi e incertezze strategiche, senza però essere mai formalmente abbandonato.
Le recenti offerte di lavoro pubblicate da Bechtel Group, il contractor incaricato della costruzione, indicano che il progetto sta finalmente entrando in una fase più operativa. La prima fase di Ohio One coprirà circa 232mila metri quadrati, una superficie paragonabile a oltre 32 campi da calcio regolamentari. e richiederà una quantità di acciaio paragonabile a quella di otto Torri Eiffel, un dato che rende bene l’idea della scala industriale in gioco.
Tempistiche, nodi produttivi e il nodo irrisolto del 14A
Ohio One partirà con due fabbriche, Mod 1 e Mod 2, ma l’area è progettata per ospitarne fino a otto in futuro. Le stime attuali parlano di un avvio produttivo non prima del 2030–2031, un ritardo significativo rispetto alle previsioni iniziali del 2025. Mod 1 dovrebbe entrare in funzione per prima, seguita da Mod 2 a circa un anno di distanza.
Questo slittamento temporale ha implicazioni rilevanti sul piano tecnologico. In origine, Ohio One era stato indicato come il possibile luogo di nascita del nodo 14A, ma con quest’ultimo atteso in produzione già nel 2027, è probabile che i suoi derivati, come il 14A-E, siano già ampiamente diffusi prima dell’apertura del sito. Ciò non toglie che il campus resti pensato come piattaforma di logica avanzata, pronta ad accogliere anche nodi futuri.
Competenze, fabbriche e architetture: una strategia finalmente coerente?
L’arrivo di Eric Demers e la riattivazione concreta di Ohio One rappresentano due facce della stessa strategia: da un lato, la ricostruzione del capitale umano ad altissimo livello; dall’altro, il rafforzamento dell’infrastruttura produttiva. Solo dalla convergenza di questi due elementi può nascere una reale alternativa ai leader attuali del mercato AI.
Se le future GPU e acceleratori progettati sotto la guida di Demers troveranno casa in fabbriche come quelle dell’Ohio, Intel potrebbe finalmente chiudere il cerchio tra progettazione e produzione. A quel punto, più che chiedersi chi taglierà il nastro del Mod 1, la vera domanda sarà se il colosso di Santa Clara sarà tornato, davvero, a dettare il ritmo dell’industria.