Lanciato un chip minuscolo che può portare gli SSD fino a 1 petabyte

Kioxia e Sandisk sviluppano NAND 3D QLC ad alta densità che può aprire la strada ai primi SSD da 1 PB per i data center.
Lanciato un chip minuscolo che può portare gli SSD fino a 1 petabyte

Una singola memoria NAND potrebbe contribuire alla costruzione di SSD da 1 petabyte, una capacità pari a 1.000 TB e ancora molto distante dagli standard dei sistemi consumer.

Kioxia e Sandisk hanno presentato una nuova generazione di NAND 3D QLC con 332 strati, densità dichiarata di circa 37 Gb/mm² e interfaccia fino a 4,8 Gb/s in condizioni di test.

L’obiettivo principale non sono computer e console, ma i data center, sempre più sottoposti alla pressione generata dall’Intelligenza Artificiale. Dataset, modelli, cache e archivi richiedono infatti maggiore spazio, consumi contenuti e un uso più efficiente dei rack. La tecnologia, però, non equivale ancora a un SSD da 1 PB pronto per la vendita.

Una NAND più densa per i data center

La memoria utilizza celle QLC, capaci di archiviare quattro bit ciascuna. Rispetto alla TLC, che ne memorizza tre, questa soluzione aumenta la capacità senza dover ampliare nella stessa misura l’area del silicio. Il compromesso riguarda resistenza, gestione degli errori e programmazione: la cella deve distinguere sedici livelli di tensione, rendendo più complesso il lavoro del controller.

La densità dichiarata di circa 37 Gb/mm² rappresenta un miglioramento vicino al 60% rispetto alla generazione precedente. Un valore simile può ridurre il numero di schede e componenti necessari per realizzare sistemi con capacità molto elevate. Tuttavia, la densità del singolo die non coincide con quella dell’SSD completo, che deve includere controller, firmware, sistemi ECC, alimentazione e numerosi chip NAND.

La decima generazione BiCS FLASH combina 332 strati con una riduzione delle dimensioni sul piano del die. Kioxia sostiene che, rispetto a una configurazione superiore a 400 strati, questa architettura possa ridurre di circa il 10% il costo per gigabyte, migliorare di oltre il 10% l’efficienza energetica e aumentare di oltre il 35% l’affidabilità delle celle. Sono stime del produttore, ma mostrano perché il maggior numero di strati non rappresenti automaticamente la soluzione migliore.

Perché 1 PB richiede nuovi SSD

La velocità di 4,8 Gb/s indica l’interfaccia del singolo dispositivo NAND, non quella sequenziale dell’SSD. Per ottenere prestazioni elevate occorrono molti die operanti in parallelo e un controller capace di coordinarli. Inoltre, l’uso della QLC è più adatto ad archivi, cloud, dataset AI e carichi prevalentemente in lettura che a scritture casuali continue.

Un SSD da 1 PB richiederebbe packaging e formati pensati per i server, come EDSFF E1.L ed E3.L, oltre a stack da 64 o 128 die. Raffreddamento, alimentazione, gestione degli errori e over-provisioning diventerebbero elementi fondamentali. La capacità effettivamente disponibile sarebbe inoltre inferiore a quella nominale, perché una parte della memoria viene riservata alle operazioni interne.

Kioxia ha già presentato SSD QLC ad alta capacità, tra cui un modello da 245 TB della serie LC. I campioni della nuova generazione BiCS FLASH sono stati indicati per il 2026, mentre la produzione di massa dovrebbe arrivare dopo la qualificazione presso i clienti e in base alle condizioni di mercato. Perciò è più corretto parlare di una tecnologia che avvicina gli SSD da 1 PB, non di un prodotto già comune.

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