Microsoft fa marcia indietro sull’AI in Windows 11: cosa non convince

La spinta aggressiva di Microsoft sull’AI in Windows 11 ha generato una forte reazione negativa da parte di utenti e sviluppatori. L’azienda starebbe ora rivedendo la propria strategia, riducendo le integrazioni più forzate e puntando su un’AI meno invasiva e più coerente con le reali esigenze.

L’integrazione in Windows 11 di un ampio ventaglio di soluzioni Microsoft basate sull’intelligenza artificiale (AI) si è trasformata, nel giro di poco tempo, da promessa di alto profilo a fattore di attrito anche con la base di utenti più fedele. Quella che inizialmente doveva essere una dimostrazione di leadership tecnologica è stata percepita, da una parte consistente di utenti, come un’imposizione mal calibrata, poco rispettosa delle esigenze reali di chi utilizza il sistema operativo ogni giorno.

Il punto di rottura è stato raggiunto nel 2024 con l’annuncio di Windows Recall. L’idea di un sistema capace di “ricordare tutto” ciò che avviene sul desktop, grazie a snapshot continui e analisi semantica delle attività, ha immediatamente sollevato interrogativi profondi su sicurezza e privacy. Le critiche non si sono limitate a timori astratti: ricercatori e utenti avanzati hanno evidenziato superfici di attacco evidenti, rischi di esposizione dei dati e una gestione delle informazioni personali giudicata inadeguata. Il rinvio di un anno del progetto è stato un segnale chiaro di quanto la reazione negativa abbia inciso sulle decisioni interne.

Da lì in avanti, la situazione non è migliorata. L’integrazione sempre più pervasiva di Copilot all’interno delle applicazioni di sistema – da Esplora file al Blocco Note, passando per Paint – ha alimentato la sensazione di un’AI inserita ovunque senza una reale giustificazione funzionale. In molti casi, l’esperienza è apparsa ridondante, poco rifinita e distante dai flussi di lavoro tradizionali.

L’idea dell’Agentic OS ha fatto traboccare il vaso

Il malcontento è esploso quando, a metà novembre 2025, Pavan Davuluri – responsabile della divisione Windows – ha presentato la visione di un Windows “agentic OS” come naturale evoluzione di Windows. La reazione pubblica è stata durissima, con migliaia di risposte critiche che hanno respinto l’idea di un sistema operativo eccessivamente autonomo, percepito come invasivo e potenzialmente fuori controllo. Quel momento ha segnato un passaggio chiave: per la prima volta, il dissenso non era più confinato a forum tecnici o blog specializzati, ma diventava un fenomeno visibile e difficilmente ignorabile.

Ricordiamo anche l’uscita di Dave Plummer, ex ingegnere Microsoft, che ha scritto provocatoriamente Windows 11 fa schifo e consigliato a Redmond di introdurre prima possibile una Modalità Professionale per riconsegnare davvero le chiavi del sistema a professionisti e utenti avanzati.

A preoccupare, forse, ancora di più Davuluri e il suo team, tuttavia, l’affondo pubblico di uno sviluppatore super conosciuto. E quando a Microsoft tocchi il mondo degli sviluppatori Windows, i campanelli d’allarme cominciano a suonare.

Microsoft sta valutando una revisione della sua roadmap sull’integrazione dell’AI in Windows 11

Secondo fonti interne, l’ondata di critiche ha effettivamente prodotto un ripensamento nelle stanze di Redmond.

Alcune integrazioni Copilot, in particolare quelle considerate marginali o forzate, sono ora sotto revisione. L’ipotesi non è soltanto quella di una rimozione selettiva, ma anche di un ridimensionamento: meno branding, meno pulsanti sparsi nell’interfaccia, più attenzione all’esperienza utente. Non si tratta di un abbandono dell’AI, bensì di un tentativo di renderla meno “strillata” e più utile.

Anche Windows Recall, così come era stato concepito, sarebbe considerato un insuccesso anche internamente. L’idea di fondo non sembra destinata a scomparire, ma è probabile che sia rielaborata in modo profondo, forse persino rinominata, per allontanarla dall’immaginario negativo che si è ormai consolidato.

Windows 10 e Windows 11 registrano già le attività in locale: il file di sistema ActivitiesCache.db contiene indicazioni importanti su tutto ciò che l’utente fa sul sistema. A meno che la raccolta di dati non sia manualmente disattivata. Probabilmente Microsoft ripartirà da uno strumento più integrato, scrollandosi di dosso la cattiva nomea accumulata in breve tempo da Windows Recall.

Gli investimenti sui componenti AI proseguono

In parallelo, Microsoft continua però a investire nelle componenti meno appariscenti dell’AI: framework come Windows ML, le API per l’intelligenza artificiale e le basi per la ricerca semantica restano centrali nella strategia a lungo termine.

L’obiettivo non è l’impatto immediato sull’utente finale, ma la costruzione di un’infrastruttura solida per sviluppatori e applicazioni. In questo ambito, l’AI non è un elemento di interfaccia, bensì una capacità di sistema, invisibile ma potenzialmente decisiva.

Il cambio di rotta è quindi significativo. L’approccio “AI ovunque” lascia spazio a una visione più prudente, in cui le funzionalità intelligenti sono introdotte solo quando apportano un valore tangibile. È anche un tentativo di ricucire il rapporto con una base utenti sempre più scettica, che negli ultimi anni ha percepito Windows 11 come un prodotto incompleto, a tratti sperimentale, e poco attento al feedback reale.

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