Una vulnerabilità presente da anni nell’implementazione Wi-Fi di Broadcom mette a rischio numerosi router utilizzati nelle reti domestiche e aziendali.
Il ricercatore di sicurezza Quentin Kaiser ha documentato due problemi nel codice che gestisce il protocollo 802.11 e il sistema Wi-Fi Protected Setup (WPS), dimostrando che possono consentire a un attaccante di ottenere informazioni dalla memoria del dispositivo ed eseguire codice da remoto.
L’aspetto più preoccupante è che l’attacco non richiede la password della rete wireless. La ricerca, emersa negli scorsi giorni, evidenzia inoltre le difficoltà nel coordinare gli interventi correttivi tra produttori di chipset, aziende hardware e operatori Internet.
Broadcom, due vulnerabilità permettono di compromettere i router
Nel rapporto pubblicato sul proprio sito, Kaiser spiega che il problema interessa l’implementazione proprietaria di Broadcom per la gestione delle comunicazioni Wi-Fi. Le vulnerabilità riguardano la ricomposizione dei messaggi EAP utilizzati durante le procedure WPS, un processo nel quale una gestione errata dei dati può provocare una corruzione della memoria.
L’attacco può essere avviato da un dispositivo che si trova nel raggio d’azione della rete wireless, senza conoscere la chiave di accesso e senza completare una normale procedura di registrazione WPS. Se sfruttato con successo, il difetto può permettere la divulgazione controllata di informazioni e l’esecuzione arbitraria di codice, aprendo la strada al controllo del router.
La ricerca distingue le piattaforme basate su eCos, con i chipset BCM3380, BCM3383 e BCM33834, da quelle Linux, che comprendono BCM3390 e le famiglie BCM65xx e BCM68xx. La prima categoria presenta, secondo Kaiser, una situazione particolarmente difficile da risolvere senza migrare verso un’implementazione differente. Per i dispositivi Linux, invece, l’effettiva disponibilità di una correzione dipende anche dalle decisioni dei produttori.
Il ricercatore ha dimostrato lo sfruttamento della falla su dispositivi di tre operatori belgi: Proximus, VOO e Orange Belgium. Tra i modelli coinvolti figurano il Proximus BBOX 3V+, i Netgear CG3100 e CG3700, il Technicolor TC7210 e l’ASKEY TCG3000.
Una falla storica, tra patch incomplete e responsabilità dei produttori
Secondo la ricostruzione di Kaiser, il problema è presente nell’SDK di Broadcom almeno dal 2010.
Nel 2018 sarebbe stata distribuita una correzione incompleta, seguita dalla raccomandazione di migrare verso hostapd, un’implementazione open source del demone per l’accesso Wi-Fi. La persistenza della vulnerabilità mostra quanto le dipendenze condivise tra diversi firmware possano complicare la manutenzione dei dispositivi già distribuiti.
La gestione della segnalazione rappresenta un altro elemento rilevante. Kaiser riferisce di aver contattato Broadcom a luglio 2026, ricevendo conferma dell’esistenza di una patch, ma senza ottenere la registrazione di un identificativo CVE o la documentazione delle comunicazioni inviate ai produttori. Il ricercatore ha inoltre coinvolto gli operatori interessati e il Cyber Security Center Belgium. Al 15 ottobre 2026, i dispositivi verificati nella sua indagine risultavano ancora privi della correzione.
Per stimare la diffusione del problema, Kaiser ha pubblicato uno script di fingerprinting e una regola YARA, strumenti destinati a identificare gli apparati potenzialmente vulnerabili. La ricerca ha beneficiato anche dell’Intelligenza Artificiale, che ha accelerato l’analisi del firmware e ridotto a meno di una settimana un’attività che, secondo l’autore, avrebbe richiesto mesi di lavoro manuale.
L’indagine non riguarda soltanto i dispositivi belgi: Broadcom fornisce componenti utilizzati da numerosi produttori internazionali. Per questo, gli operatori dovranno identificare i modelli coinvolti e verificare con i rispettivi fornitori la disponibilità di firmware corretti, mentre gli utenti dovrebbero chiedere indicazioni al proprio ISP prima di considerare sicuro il router in uso.