Perché la modifica che migliora le prestazioni degli SSD NVMe su Windows 11 può essere rischiosa

Windows 11 limita le prestazioni degli SSD NVMe tramite il layer SCSI: un tweak avanzato abilita il supporto NVMe nativo. Benefici attesi, limitazioni e rischi legati all’operazione. I vantaggi reali sono rilevanti principalmente per SSD Gen5 e carichi di lavoro intensivi.

L’utilizzo di unità SSD NVMe ha modificato radicalmente il concetto di storage nei sistemi moderni, garantendo velocità di trasferimento dati impensabili per i tradizionali hard disk e per i vecchi SSD SATA. Tuttavia, nonostante la loro potenza, Windows 11 non sfrutta appieno le capacità di questi dispositivi a causa di impostazioni legacy che limitano le prestazioni. Un tweak avanzato del registro di sistema, del quale tanto si sta parlando in questi giorni, permette di bypassare i limiti storici. Tuttavia, ed è questo che in giro non si dice, l’operazione non è priva di rischi.

Windows 11 e la limitazione imposta alle unità SSD NVMe

La maggior parte dei sistemi Windows continua a trattare le unità di memorizzazione NVMe come se fossero vecchi dischi SCSI. Ciò significa che, ogni volta che il sistema legge o scrive dati sull’unità, le richieste sono tradotte attraverso un layer di compatibilità SCSI.

Si tratta di un’operazione che limita fortemente le abilità di calcolo parallelo dei moderni SSD NVMe, che possono gestire fino a 64.000 code di comandi contemporaneamente, rispetto alla singola coda con 32 comandi di SCSI. Il risultato? Prestazioni ridotte e un utilizzo inefficiente delle risorse hardware.

Microsoft ha finalmente introdotto il supporto nativo NVMe su Windows Server 2025, con un incremento fino all’80% delle IOPS (Input/Output Operations Per Second) e un utilizzo della CPU inferiore del 45% per operazione I/O. Ma su Windows 11 la stessa funzionalità è ancora nascosta e non ufficialmente supportata.

Come abilitare il supporto NVMe nativo in Windows 11

Per sbloccare le prestazioni delle unità SSD NVMe su Windows 11, è possibile aggiungere alcune voci nel registro di sistema che forzano il sistema a bypassare il layer SCSI.

Dopo una breve ricerca, si è infatti scoperto che impartendo una serie di comandi, con l’aggiunta di valori specifici a livello di registro, si può abilitare il supporto NVMe nativo anche in Windows 11:

reg add HKLM\SYSTEM\CurrentControlSet\Policies\Microsoft\FeatureManagement\Overrides /v 735209102 /t REG_DWORD /d 1 /f
reg add HKLM\SYSTEM\CurrentControlSet\Policies\Microsoft\FeatureManagement\Overrides /v 1853569164 /t REG_DWORD /d 1 /f
reg add HKLM\SYSTEM\CurrentControlSet\Policies\Microsoft\FeatureManagement\Overrides /v 156965516 /t REG_DWORD /d 1 /f

Dopo aver eseguito i comandi, è necessario riavviare il PC. A reboot completato, l’unità NVMe dovrebbe comparire come Storage Media nella finestra Gestione dispositivi (Windows+X), confermando che il driver nativo Microsoft è attivo.

Prestazioni attese e limitazioni

Le migliorie più significative si osservano in scenari di carico intensivo con molte operazioni di file simultanee, tipico di editing video e rendering; virtualizzazione e database; compilazione di software o grandi progetti di sviluppo. Per attività quotidiane come navigazione Web o avvio di singole applicazioni, la differenza potrebbe essere impercettibile.

Inoltre, i guadagni reali in termini di prestazioni dipendono dal modello dell’unità SSD e dalla tipologia della scheda madre: a ottenere benefici concreti sono le unità NVMe PCIe Gen 5, mentre Gen 4 e Gen 3 precedenti potrebbero addirittura peggiorare le prestazioni.

Che cosa significa PCIe Gen 5 / Gen 4 / Gen 3?

Le sigle Gen3, Gen4 e Gen5 si riferiscono alla generazione dello standard PCI Express, il bus usato per collegare le unità SSD NVMe alla CPU. Ogni generazione raddoppia teoricamente la larghezza di banda disponibile rispetto alla precedente:

  • PCIe Gen 3: ~8 GT/s per corsia (~1 GB/s circa)
  • PCIe Gen 4: ~16 GT/s per corsia (~2 GB/s circa)
  • PCIe Gen 5: ~32 GT/s per corsia (~4 GB/s circa)

Un SSD tipico con 4 corsie, quindi, presenta i seguenti valori di trasferimento dati:

  • Gen3 ×4: fino ~3,5 GB/s teorici
  • Gen4 ×4: fino ~7 GB/s teorici
  • Gen5 ×4: fino ~14 GB/s teorici

Sono capacità di throughput sfruttabili solo se il controller SSD interno supporta tali velocità; il bus PCIe sulla scheda madre lo permette; il sistema operativo non introduce colli di bottiglia software.

Rischi e controindicazioni

La modifica sul registro di sistema di Windows 11 non è esente da rischi e può provocare:

  • Fallimento della procedura di avvio: Windows 11 potrebbe non avviarsi più correttamente, richiedendo ulteriori tweak per renderlo funzionante.
  • Problemi di backup: Il cambio di driver può modificare gli ID delle unità, rendendo inutilizzabili software di backup o snapshot precedenti.
  • Incompatibilità software: Alcune utilità di gestione storage basate su SCSI potrebbero smettere di funzionare o rilevare l’unità come duplicata.
  • Dipendenza dal driver Microsoft: L’operazione funziona solo con il driver StoreNVMe.sys; driver di produttori come Samsung, Intel o Kingston non possono avvantaggiarsi della modifica.

Per questi motivi, è fortemente consigliato eseguire backup completi e avere dimestichezza con il recupero del sistema prima di procedere, preparandosi anche alla situazione peggiore.

Perché il tweak aiuta con PCIe Gen 5

Le unità SSD Gen5 sono progettate per performance estremamente elevate e parallelismo massimo. Quando viene rimosso il layer di traduzione SCSI, il sistema può finalmente sfruttare tutte le code di comando NVMe in parallelo, la massima larghezza di banda del bus PCIe Gen5, la gestione per core dei comandi (NVMe permette di mappare le code su core specifici).

Anche eliminando la traduzione SCSI, se l’SSD è Gen4 o Gen3, la larghezza di banda fisica del bus PCIe è inferiore. Quindi la potenziale velocità massima resta più bassa rispetto a Gen5, e l’incremento netto percepito può essere ridotto.

Molti SSD Gen4/Gen3 sono ottimizzati per lo stack attuale con traduzione SCSI (come fa Windows di default sulle configurazioni consumer): il firmware non beneficia appieno del nuovo driver nativo, e in alcuni casi può risultare meno stabile o addirittura peggiorare le prestazioni in scenari reali.

Valutazione finale: vale davvero la pena?

Nel caso degli utenti esperti che gestiscono carichi di lavoro intensivi, l’abilitazione del supporto NVMe nativo in Windows 11 può offrire un netto aumento di prestazioni e riduzione della latenza (ma soltanto con le unità SSD NVMe PCIe Gen 5). Per l’uso domestico o per gaming leggero, i rischi superano probabilmente i benefici. Anche perché, allo stato attuale, Microsoft non supporta ufficialmente le modifiche illustrate in precedenza.

In futuro, i tecnici di Redmond probabilmente renderanno il supporto NVMe nativo ufficiale anche su Windows 11, eliminando la necessità di interventi manuali e aumentando la stabilità complessiva.

Ti consigliamo anche

Link copiato negli appunti