Un numero di bambini e adolescenti mai registrato prima si troverà quest’anno ad affrontare divieti di accesso alle piattaforme digitali, segnando un cambiamento storico nelle politiche globali sull’infanzia.
Questa ondata normativa nasce da una preoccupazione crescente riguardo al prezzo che piattaforme come TikTok, YouTube e Snapchat fanno pagare alla salute mentale dei giovani, spingendo le istituzioni a intervenire direttamente nel rapporto tra minori e tecnologia.
Addio social per i teenager
Il presidente francese Emmanuel Macron, nel suo discorso di Capodanno, ha ribadito il suo sostegno al divieto dei social media per i bambini e i giovani adolescenti, dichiarando l’intenzione di proteggere i minori dagli schermi e stabilendo il tono per quello che potrebbe essere un anno storico per tali sforzi a livello mondiale.
La Francia mira a seguire l’esempio dell’Australia, che è diventata la prima grande nazione a imporre un divieto per i minori di 16 anni, una legge entrata ufficialmente in vigore lo scorso dicembre.
I progetti di legge francesi in lavorazione limiterebbero l’accesso ai minori di 15 anni a partire dal prossimo autunno, in coincidenza con l’inizio del nuovo anno accademico.
Questa tendenza non è limitata a pochi paesi isolati, ma sta assumendo i contorni di un movimento globale. Anche il governo della Malesia ha espresso l’intenzione di attuare un divieto simile quest’anno, mentre in Danimarca il Primo Ministro Mette Frederiksen ha annunciato piani per un divieto ai minori di 15 anni, motivando la scelta con il fatto che mai prima d’ora così tanti bambini e giovani hanno sofferto di ansia e depressione.
La Norvegia sta valutando misure analoghe, pur riconoscendo le sfide legate all’applicazione delle norme, e persino in India i giudici dell’alta corte hanno suggerito di considerare una legislazione modellata sull’approccio australiano.
La situazione appare più complessa negli Stati Uniti, luogo di nascita delle più grandi aziende di social media del mondo, dove lo sforzo nazionale affronta una battaglia in salita. Mentre il Congresso non è riuscito a far passare proposte federali per limitare l’accesso dei giovani, la spinta si è spostata sui singoli stati, creando un mosaico frammentato di regole sulla verifica dell’età e sul consenso dei genitori che spesso finiscono bloccate in tribunale.
La Virginia, ad esempio, è pronta a imporre un limite giornaliero di un’ora per i minori di 16 anni, mentre il Nebraska ha approvato una legislazione che richiede il consenso dei genitori per l’apertura di account social. Inoltre, alcuni stati stanno puntando direttamente agli smartphone, imponendo divieti totali sui cellulari nelle scuole pubbliche, mentre procuratori generali di 14 stati hanno fatto causa a TikTok sostenendo che l’app è progettata per creare dipendenza.
Anche l’UNICEF ha espresso cautela, avvertendo in una dichiarazione di dicembre che i divieti sui social media comportano rischi propri e potrebbero rivelarsi controproducenti, spingendo i minori verso angoli più oscuri di Internet o privando i bambini emarginati di risorse su cui fanno affidamento.