Tante testate online avevano annunciato nei giorni scorsi, con toni trionfali, l’arrivo di Notepad++ su macOS. Dopo oltre due decenni, lo storico editor di testo sviluppato per Windows sembrava finalmente approdare sulla piattaforma della Mela. Peccato che il progetto Notepad++ per macOS sia totalmente estraneo all’autore del programma originale: Don Ho, ideatore di Notepad++ per Windows ha parlato espressamente di “violazione del marchio” e ha invitato l’altro sviluppatore a mettersi in regola rimuovendo immagini fuorvianti e qualsiasi indicazione che potesse trarre in inganno gli utenti (come il presunto coinvolgimento di Don Ho sullo sviluppo della versione macOS).
Notepad++ nasce nel 2003 come alternativa leggera al Blocco Note di Windows, costruita interamente attorno alle API native del sistema operativo Microsoft. Una scelta tecnica che ha garantito prestazioni elevate e integrazione profonda, ma che oggi rappresenta anche il principale ostacolo per la portabilità dell’applicazione su piattaforme come macOS.
Un porting non ufficiale che sembra ufficiale
Il progetto incriminato è stato sviluppato da Andrey Letov, che ha pubblicato una versione nativa per macOS del celeberrimo editor. Dal punto di vista tecnico, il lavoro è tutt’altro che banale: si tratta di un’applicazione compilata come Universal Binary, quindi eseguibile sia su architetture Intel sia su Apple Silicon senza layer di compatibilità come Wine o Parallels.
In pratica, non è un semplice wrapper o un software che sfrutta la virtualizzazione: il codice è adattato per girare direttamente su macOS. È un dettaglio ha contribuito a rendere il progetto credibile agli occhi degli utenti, soprattutto per via dell’utilizzo di nome e logo originali.
Peccato, però, che Notepad++ per macOS sia distribuito attraverso un sito Web che non è quello ufficiale: tra l’altro ha un URL molto simile (notepad-plus-plus-mac.org a fronte dell’indirizzo notepad-plus-plus.org legato al progetto originale).
In molti non analizzano un URL con attenzione: si affidano a un colpo d’occhio, riconoscono un nome familiare e tirano dritto. In pratica, il cervello completa automaticamente l’informazione: vede notepad-plus-plus e ignora il resto. È un meccanismo cognitivo noto e sfruttato da anni in attacchi di typosquatting e phishing.
L’obiettivo non è replicare al 100%, ma creare una somiglianza sufficiente a superare il filtro dell’attenzione superficiale. E quando il sito è ben fatto, con grafica coerente e contenuti plausibili, la soglia di diffidenza si abbassa ancora. Lascia davvero basiti, tuttavia, il fatto che testate online blasonate non si siano poste qualche domanda e abbiano celebrato l’arrivo di Notepad++ su macOS.
Infine, la questione della licenza. Anche se Notepad++ è distribuito sotto licenza GPLv3, quindi liberamente modificabile e ridistribuibile, il marchio e l’identità visiva restano protetti. L’uso del nome e dell’icona del camaleonte ha dato l’impressione di un prodotto ufficiale, cosa che non era affatto.
Licenza GNU GPL non significa libertà totale
Chi lavora con software open source lo sa bene: il codice può essere aperto, ma il brand resta oggetto di privativa.
La licenza GPL consente fork e modifiche, ma non autorizza a utilizzare nomi registrati in modo da generare ambiguità. In questo caso, il sito del porting di Notepad++ per macOS includeva persino il nome di Don Ho tra gli autori, aumentando ulteriormente la confusione.
Quando la comunità ha iniziato a segnalare la situazione su GitHub, Ho è intervenuto chiedendo una correzione immediata: cambio di nome, rimozione del logo e chiarimento sulla natura non ufficiale del progetto. La risposta dello sviluppatore è stata interlocutoria, con la promessa di un rebranding “nelle prossime settimane“.
Il punto è che nel frattempo il progetto continuava a circolare con un’identità ambigua. A quel punto Ho ha deciso di segnalare il dominio a come possibile caso di impersonificazione, una mossa piuttosto netta che ha acceso ulteriormente il dibattito.
Sebbene Letov parli di “buona fede”, è mai possibile che un product leader e un ingegnere software di primo piano che si è occupato, tra l’altro, di piattaforme di risk management per alcune famose aziende non si sia fatto qualche domanda prima di pubblicare un progetto come Notepad++ per macOS? Possibile che abbia inserito (senza autorizzazione) riferimenti a Don Ho sul sito e in alcuni plugin, come NppAIAssistant, che aggiungono una barra laterale AI capace di interagire con i vari modelli generativi?
Perché Notepad++ non è su Mac
Al di là delle questioni di trademark, viene da chiedersi perché Notepad++ non sia mai arrivato ufficialmente su macOS.
Il motivo è che l’applicazione di Don Ho si basa quasi interamente sulle API Win32, utilizzate per la gestione delle finestre, per menu, file system e rendering dell’interfaccia.
Su macOS non esiste un layer Win32 nativo, quindi non basta ricompilare il codice: servirebbe riscrivere completamente il livello UI utilizzando framework come Cocoa o SwiftUI. In pratica, significherebbe rifare metà del software.
Va detto però che il problema non si limita all’interfaccia. L’intero sistema di estensioni di Notepad++ si basa su plugin compilati come DLL, progettati per l’ambiente Windows. Anche con un porting ufficiale, la stragrande maggioranza di questi plugin non funzionerebbe su macOS senza una riscrittura completa.
Per chi usa Notepad++ in modo avanzato, questa è una limitazione enorme. Il valore dell’editor non sta solo nel core, ma nell’ecosistema di estensioni costruito negli anni.
Nota bene: nell’immagine in apertura, il logo di Notepad++ è utilizzato unicamente per illustrare il tema trattato nell’articolo.