Perché gli smartphone costeranno di più nel 2026 secondo Carl Pei

Carl Pei prevede che il 2026 rappresenterà una rottura strutturale per l’industria degli smartphone. L’aumento dei costi di silicio e memoria, spinto dalla domanda legata all’intelligenza artificiale, rende insostenibile il modello basato su specifiche sempre più elevate a prezzi stabili.

L’analisi che ha acceso il dibattito sul futuro dell’industria degli smartphone nel 2026 porta la firma di Carl Pei, una delle figure più lucide e influenti del panorama tecnologico contemporaneo. Imprenditore svedese nato in Cina, Pei è noto per aver co-fondato OnePlus e, successivamente, per aver dato vita a Nothing, un’azienda nata con l’obiettivo dichiarato di rompere l’omologazione estetica e concettuale dell’elettronica di consumo. Le sue riflessioni non sono quindi semplici opinioni, ma il risultato di una profonda conoscenza delle dinamiche industriali, delle catene di fornitura e delle logiche che governano il mercato globale degli smartphone.

Il modello di crescita che ha sostenuto il mercato degli smartphone

Secondo Pei, il 2026 non rappresenta un normale ciclo di assestamento, bensì una frattura strutturale. Per oltre 15 anni, l’intero settore dei dispositivi mobili ha costruito il proprio modello di crescita su un presupposto apparentemente incrollabile: la progressiva riduzione dei costi dei componenti chiave. Un meccanismo che ha consentito ai produttori di spingere ogni anno l’asticella delle specifiche tecniche senza aumentare significativamente i prezzi, alimentando una competizione basata quasi esclusivamente sui numeri.

Pei spiega che quel presupposto non è più valido.

L’intelligenza artificiale come fattore di rottura sistemica

Il fattore dirompente è l’intelligenza artificiale, non come funzione integrata nei dispositivi, ma come forza sistemica capace di ridisegnare la domanda globale di silicio e memoria. Di fatto la chiusura di una realtà come Crucial è dipesa proprio da questo.

Le stesse risorse utilizzate negli smartphone sono diventate critiche per i data center AI, spingendo i grandi operatori cloud a riservare capacità produttiva con anni di anticipo. Pei osserva come questi comportamenti abbiano innescato una pressione senza precedenti sui costi, in particolare sulle memorie, che da componente relativamente economico si stanno trasformando in una delle più gravose fonti di spesa nella distinta base dei componenti di uno smartphone.

Il crollo dell’illusione: più potenza allo stesso prezzo

Pei parla di un’illusione collettiva che finora aveva impazzato: l’idea che il progresso tecnologico, nel “mondo mobile”, sia automaticamente sinonimo di maggiore potenza a parità di prezzo. Quando una singola categoria di componenti può triplicare il proprio costo in pochi mesi, l’intero equilibrio economico del prodotto ne risulta stravolto.

Le implicazioni sono profonde. I brand si trovano davanti a un bivio che non lascia spazio a compromessi: aumentare sensibilmente i prezzi oppure ridurre le specifiche tecniche, soprattutto nelle fasce di mercato più sensibili al costo.

Ridimensionamento del mercato entry-level e mid-range

I segmenti entry-level e mid-range, che per anni hanno beneficiato di un effetto di “trickle-down” tecnologico (processo per cui le innovazioni introdotte prima nei modelli di fascia alta – come chip più potenti, fotocamere avanzate, memorie più veloci o nuovi materiali – diventano nel tempo accessibili anche ai dispositivi di fascia media ed economica), rischiano di ridimensionarsi drasticamente.

In questo scenario, la semplice aggiunta di RAM, storage o sensori migliori non è più una leva sostenibile, ma un rischio finanziario.

Nothing e il superamento della competizione sulle specifiche

L’esperienza di Pei alla guida di Nothing nasce proprio dall’aver compreso, in anticipo, che competere esclusivamente sulle specifiche è una strategia fragile. Senza le economie di scala dei giganti storici, l’azienda ha dovuto costruire un’identità fondata su design, coerenza estetica e centralità dell’esperienza d’uso. Nel nuovo contesto del 2026, questa impostazione non appare più come un’alternativa di nicchia, ma come un possibile modello per l’intero settore.

Per Pei, la fine della “corsa alle specifiche di punta” non coincide con la fine dell’innovazione, ma con la sua maturazione. L’innovazione smette di essere un accumulo quantitativo di componenti e diventa una questione qualitativa: come un dispositivo viene percepito, quanto è riconoscibile, quanto riesce a integrarsi nella vita quotidiana dell’utente.

In un mondo in cui l’hardware non può più crescere indefinitamente senza costi crescenti, il vero vantaggio competitivo si sposta verso il progetto complessivo, dalla scelta dei materiali fino al software e all’interazione.

L’era del silicio economico, come la definisce implicitamente Pei, sembra chiudersi dunque con il 2026. Per il momento. Al suo posto si apre una fase in cui ogni decisione progettuale deve essere giustificata, intenzionale e sostenibile. Non è solo una trasformazione industriale, ma un cambio di mentalità che obbliga produttori e consumatori a ridefinire le proprie aspettative.

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