Perché l’AI deve dimostrare il suo valore: l’avvertimento di Satya Nadella (Microsoft)

Satya Nadella avverte che l’AI rischia di diventare una bolla se non dimostra benefici economici e sociali concreti, oltre l’hype e gli investimenti infrastrutturali colossali.

A Davos, tra dichiarazioni solenni e promesse di trasformazioni epocali, le parole di Satya Nadella, CEO di Microsoft, hanno avuto il merito di rompere una narrazione sempre più autoreferenziale in tema di intelligenza artificiale. Le parole del numero uno della società di Redmond, pronunciate durante il World Economic Forum, sono tanto semplici quanto scomode: l’AI rischia di perdere la propria “licenza sociale” se non dimostra, in tempi brevi, di produrre benefici concreti e misurabili per persone, comunità, settori produttivi e Paesi, non solo per le grandi piattaforme tecnologiche.

La vera questione: legittimità economica e sociale dell’AI

Il punto sollevato da Nadella tocca una questione cruciale che spesso è abilmente scavalcata: l’AI non è soltanto un problema di capacità computazionale o di quanto i modelli siano sofisticati. Il punto è la legittimità economica e sociale. Consuma energia, concentra capitale, richiede infrastrutture colossali. Se il risultato finale si limita alla generazione di testi, riassunti e trascrizioni, diventa difficile giustificare l’allocazione di risorse imponenti in un contesto globale segnato da crisi energetiche, tensioni geopolitiche e disuguaglianze.

Nadella ha parlato apertamente di una corsa che sta già mostrando i suoi effetti collaterali: scarsità di componenti hardware (si pensi alla RAM quasi introvabile nel 2026), costi crescenti e una competizione feroce per l’accesso all’energia. In questo scenario, l’AI rischia di apparire come un enorme meccanismo di trasferimento di valore verso pochi attori dominanti, più che come un motore di produttività diffusa.

Il CEO di Microsoft ha introdotto una metrica fondamentale per il futuro: “token per dollaro per watt“. L’IA trasforma i dati in “token“, una nuova commodity che deve diventare sempre più economica ed efficiente per guidare la crescita del PIL.

Il nodo centrale, però, non è solo infrastrutturale. È soprattutto legato alla domanda. Nadella insiste sul fatto che imprese e lavoratori debbano “iniziare a usare” l’AI, assimilandola a un amplificatore cognitivo senza precedenti.

Ma qui emerge una frattura evidente tra retorica e realtà. I dati mostrano che l’adozione è ancora limitata e, soprattutto, che i ritorni economici sono tutt’altro che garantiti.

Dati alla mano: investimenti senza ritorno

Studi recenti, inclusi quelli del MIT Media Lab, indicano che una larghissima maggioranza delle imprese non ottiene alcun ritorno misurabile dagli investimenti in AI. Una fotografia simile emerge dalle analisi di PwC, secondo cui oltre la metà dei CEO non registra né aumento dei ricaviriduzione dei costi. Solo una minoranza riesce a tradurre l’adozione dell’AI in un vantaggio competitivo tangibile.

Questo scollamento alimenta inevitabilmente il sospetto di una bolla speculativa. Nadella respinge l’idea, ma pone una condizione chiara: l’AI non può restare confinata alle Big Tech e alle economie avanzate. Se i benefici non si diffondono lungo l’intera catena del valore – dalla sanità alla manifattura, dal settore pubblico alle PMI – allora la definizione di “bolla” diventa difficile da allontanare. In altre parole, l’innovazione dell’AI deve iniziare a produrre surplus locali, visibili e socialmente rilevanti.

L’esempio più concreto citato dal CEO di Microsoft riguarda la sanità: sistemi di AI che trascrivono le visite, aggiornano le cartelle cliniche e gestiscono la codifica amministrativa, liberando tempo per il rapporto medico-paziente. È uno dei pochi casi in cui l’AI sembra effettivamente migliorare un processo esistente senza stravolgerlo. Ma anche qui emergono ambiguità profonde, legate alla privacy, al rischio di errori e alla trasformazione del rapporto fiduciario tra paziente e sistema sanitario.

Oltre i modelli AI dominanti: pluralità e distillazione

Interessante è anche la visione di Nadella sul futuro dei modelli AI. Microsoft non punta su un unico fornitore dominante, nonostante il massiccio investimento in OpenAI, ma su un mercato plurale, fatto di modelli proprietari, open source e tecniche di distillazione.

L’idea è che il vero valore non risieda nel modello in sé, ma nella capacità delle aziende di integrare più modelli con i propri dati e processi. È una visione più matura, che secondo Nadella dovrebbe guidare le prossime scelte, senza temporeggiare ulteriormente.

Sovranità dell’azienda e controllo del valore intellettuale

Non a caso, l’amministratore delegato di Microsoft ha affrontato il tema della sovranità. Oltre alla sovranità nazionale, ha fatto riferimento al concetto di “sovranità dell’azienda“: la capacità di un’impresa di incorporare la propria conoscenza nei modelli AI senza “cedere” il proprio valore intellettuale a fornitori esterni.

Il problema, tuttavia, resta sistemico. Senza una chiara dimostrazione di impatto su produttività, servizi pubblici e benessere collettivo, l’AI rischia di diventare l’ennesima ondata tecnologica gonfiata da investimenti colossali e aspettative irrealistiche. Le parole di Nadella, lette tra le righe, suonano meno come un trionfalismo e più come un avvertimento: il tempo della sperimentazione fine a sé stessa sta finendo.

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