Una tecnica di overclock che ricorda i metodi degli anni Ottanta e Novanta sta tornando di attualità tra gli appassionati di prestazioni estreme.
PickleRick di Xtreme Systems ha dimostrato che è possibile aggirare parte dei limiti imposti da NVIDIA sulla GeForce RTX 5090 intervenendo direttamente sul segnale di clock della scheda.
Lo strumento chiave è l’Elmor External Clock Board (ECB), un generatore esterno capace di sostituire l’oscillatore interno della GPU e aprire margini altrimenti irraggiungibili via software. Un esperimento che riporta l’overclock alle sue radici più profonde, quando modificare l’hardware fisico era l’unica strada percorribile.
Come funziona il clock esterno sulla RTX 5090
Invece di affidarsi all’oscillatore integrato sul PCB della scheda grafica, l’Elmor ECB fornisce un segnale di riferimento esterno che ridefinisce la base di sincronizzazione dell’intera GPU.
Il principio era comune tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Novanta, quando sostituire fisicamente i cristalli oscillatori era la tecnica standard per aumentare le prestazioni dei componenti. L’obiettivo non è solo alzare la frequenza del core grafico: gli autori hanno puntato soprattutto sul crossbar clock, il sistema interno che collega le unità funzionali del chip Blackwell e che può influenzare sensibilmente i risultati nei benchmark più esigenti.
Con l’architettura Blackwell, NVIDIA ha progressivamente blindato tensioni, moltiplicatori e frequenze attraverso protezioni nel vBIOS e nei circuiti di alimentazione, rendendo insufficienti strumenti come MSI Afterburner per spingere oltre certi limiti. Alcuni esemplari di RTX 5090 raggiungono circa 2.600 MHz sul crossbar, i migliori si avvicinano ai 2.700 MHz. L’ECB punta a superare queste soglie intervenendo a un livello che il software non può raggiungere.
La parte più critica riguarda la qualità del segnale. La GPU richiede un ingresso sinusoidale accoppiato in AC da circa 1,15 VPP, mentre il generatore produce un’onda quadra da 1,6 VPP. Per rendere i due segnali compatibili sono stati necessari resistori, attenuatori RF e filtri passa-basso. La configurazione ottimale individuata dai ricercatori prevede una resistenza seriale da 20 ohm e un’uscita impostata a 1.800 mV, che mantiene il segnale interno vicino a 1,2 VPP.
Risultati, rischi e limiti reali
I numeri ottenuti nei test sono significativi per il mondo dell’overclock competitivo. Nel benchmark Port Royal, riferimento standard per il ray tracing NVIDIA, l’aumento del crossbar clock ha prodotto circa 500 punti in più, la regolazione della memoria altri 200, e un raffreddamento migliorato ha permesso di superare di circa 1.500 punti il precedente record personale del team.
Alcuni risultati preliminari hanno persino superato punteggi ottenuti con raffreddamento ad azoto liquido. La stabilità, però, resta il problema principale: durante i test anche semplici movimenti vicino alla scheda causavano crash per interferenze elettriche.
Alterare il clock di riferimento modifica anche il comportamento di HDMI, PCIe e ventole PWM. I software NVIDIA continuano a leggere il clock standard da 27 MHz, quindi i valori mostrati a schermo non riflettono le frequenze reali e richiedono calcoli aggiuntivi. Per ora questa tecnica resta appannaggio di laboratori e overclocker con competenze avanzate in elettronica, ma dimostra che anche le GPU moderne lasciano ancora qualche spiraglio aperto.